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| Società

Vittorio Occorsio, in memoria di un magistrato ucciso dai neofascisti

Stefania Limiti

La figura di Vittorio Occorsio parla ancora all’oggi soprattutto per la sua ferma lotta contro il neofascismo. Nato a Roma il 9 aprile del 1929, studi classici, in magistratura dal 1955, Occorsio venne trucidato il 10 luglio del 1976 da Pierluigi Concutelli, capo militare di Ordine Nuovo, il gruppo terrorista fondato da Pino Rauti. L’agguato lo colpì mentre era in macchina dentro la quale vennero gettati nove volantini di rivendicazione. 
I neofascisti lo freddarono perché Occorsio aveva capito la loro alleanza con la massoneria e le trame che stavano aggredendo la democrazia italiana attraverso tre grandi inchieste. 
Entrò nei meandri della strage di Piazza Fontana – era alla Procura della Capitale quando esplosero, contemporaneamente a quella di Milano, una bomba all’Altare della Patria e una alla Banca Nazionale del Lavoro – subendo il depistaggio dell’Ufficio Affari riservati; poi affrontò il “Piano Solo” e lo scandalo Sifar: da coordinatore della Sezione reati a mezzo stampa si occupò della querela del generale De Lorenzo, capo del Sifar, contro il direttore de L’Espresso Eugenio Scalfari che aveva pubblicato nel maggio ’67 una inchiesta firmata da Lino Jannuzzi sul tentativo di colpo di Stato risalente a tre anni prima e coordinato da De Lorenzo.
Occorsio svolse una ineccepibile istruttoria e si convinse che i due giornalisti avevano ragione, chiedendo egli stesso – l’iniziale accusatore (virtù della nostra giustizia secondo la Costituzione) – l’assoluzione e incriminando De Lorenzo; poi il Tribunale condannò i giornalisti e solo anni dopo vennero fuori le liste degli ‘enucleanti’, oltre 700 persone da arrestare subito dopo il blitz golpista, suggestive le pagine del Memoriale di Aldo Moro sul caso Sifar e sui tentativi, riusciti, di condizionare il suo centro-sinistra.

Tratto da:
 Il Fatto Quotidiano