Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Società

Le Associazioni e i familiari di vittime di stragi e attentati e il Coordinamento Nazionale non fanno Antimafia “woke”

Coordinamento nazionale di associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati

In occasione della Commemorazione della strage di Via dei Georgofili, a Firenze il 27 Maggio scorso, si è tenuto un dibattito sul tema “Stragi e attentati: il mosaico incompiuto della verità giudiziaria” cui hanno partecipato gli Avvocati Danilo Ammannato, Andrea Speranzoni, Federico Sinicato e Fabio Repici legali di alcune delle associazioni di familiari di vittime di stragi e attentati.
In questo contesto, l’avvocato Fabio Repici, ha comunicato che sarebbe stato il legale difensore, oltre che di Salvatore Borsellino, anche di Jamil El Sadi, attivista di Our Voice, recentemente querelato dalla Presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, aggiungendo che, in questa occasione, magari avrà la possibilità di esaminare come querelante l’Onorevole Chiara Colosimo, confidando di riuscire a farle “confessare” il depistaggio che sta facendo oggi la Commissione antimafia, dovendo la Colosimo spiegare “cosa sono state quelle riunioni preliminari ai lavori di detta Commissione fatte da lei con il Generale Mori, con esponenti del Partito Radicale e con l’avvocato Fabio Trizzino”.
A fronte di queste dichiarazioni, Francesco Storace, da sempre esponente della destra italiana, sul quotidiano “Il Tempo”, ha scritto che è complesso tentare di capire “che cosa si sono messi in testa gli “Antimafia woke” quelli che non tollerano la Presidenza della Commissione parlamentare che punta a far luce sui dossier trascurati per le stragi Falcone e Borsellino” aggiungendo inoltre che “contro la Presidente Chiara Colosimo si sta esagerando oltre misura quando la ricerca della verità dovrebbe unire e non dividere”. Come Coordinamento nazionale di associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati, siamo al fianco dell’avvocato Repici e condividiamo il suo auspicio che vengano alla luce quei comportamenti “depistatori” messi in atto da una Commissione antimafia alla quale meglio si addice l’appellativo di “woke”. Se infatti con il termine “woke” si intende indicare un atteggiamento politico-ideologico di chi utilizza la lotta alla mafia come strumento di scontro politico, tale definizione non può certo essere attribuita alle associazioni e ai familiari delle vittime. Essi, infatti, alla ricerca di verità e giustizia hanno da sempre dedicato il loro sofferto impegno quotidiano, denunciando spesso la politica, tutta e indistintamente, per la sua assenza e indifferenza di fronte a questi temi. L’etichetta “woke” rappresenta quindi una vile scorciatoia retorica con la quale si attacca chi si considera “avversario” piuttosto che con questo confrontarsi nel merito dei fatti. Se è poi vero che la ricerca della verità deve riunire anziché dividere, ciò significa che tutte le parti coinvolte debbano essere messe in condizioni di interpretare la propria parte, consentendo loro di portare il proprio concreto costruttivo contributo. Cosa che raramente accade. Come Coordinamento nazionale di associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati, chiediamo fatti, non aggettivi. Chiediamo che la Commissione Antimafia sia ciò che dovrebbe essere: un luogo di impulso e verifica, non di difesa d’ufficio. Siamo certi che una verità fondata su una lettura atomizzata dei fatti risulterebbe claudicante e inattendibile, oltre che divisiva, soprattutto quando si sceglie aprioristicamente quali verità cercare e quali, invece, lasciare nell’ombra.

Firmatari:

Paolo Bolognesi, Presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna

Salvatore Borsellino, Presidente Movimento Agende Rosse e fratello del magistrato Paolo Borsellino, ucciso nella strage di Via d’Amelio

Nunzia Agostino, sorella dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini

Flora Agostino, sorella dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini

Paola Caccia, figlia del magistrato Bruno Caccia, ucciso a Torino dalla ‘ndrangheta

Giuseppa Catalano, sorella dell’agente di polizia Agostino Catalano ucciso nella strage di Via D’Amelio

Tommaso Catalano, fratello dell’agente di polizia Agostino Catalano ucciso nella strage di Via D’Amelio

Daniele Gabrielli, Vicepresidente Associazione tra i Familiari delle Vittime della strage di Via dei Georgofili.

Roberta Gatani, nipote del magistrato Paolo Borsellino, ucciso nella strage di Via D’Amelio

Luana Ilardo, figlia di Luigi Ilardo, ucciso a Catania mentre stava per entrare nel programma di protezione per i collaboratori di Giustizia.

Angela Manca, madre dell’urologo Attilio Manca, ucciso dalla mafia

Gianluca Manca, fratello dell’urologo Attilio Manca, ucciso dalla mafia

Rosaria Manzo, Presidente Associazione Familiari Vittime della strage del Rapido 904

Manlio Milani, Presidente Associazione Familiari Vittime della strage di Piazza della Loggia

Brizio Montinaro, fratello dell’agente di polizia Antonio Montinaro, ucciso nella strage di Capaci

Donata Montinaro, sorella dell’agente di polizia Antonio Montinaro, ucciso nella strage di Capaci

Nino Morana, nipote dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini

Stefano Mormile, fratello dell’educatore carcerario Umberto Mormile, ucciso dalla ‘ndrangheta

Nunzia Mormile, sorella dell’educatore carcerario Umberto Mormile, ucciso dalla ‘ndrangheta

Federico Sinicato, Presidente Associazione Familiari Vittime della strage di Piazza Fontana

Franco Sirotti, fratello di Silver Sirotti, vittima della strage del Treno Italicus

Foto © Luca Staiano