
Il manager di Publitalia e co-fondatore di Forza Italia avrebbe intascato oltre 42 milioni e mezzo di euro dall'amico Silvio Berlusconi per stare zitto e proprio per questo va a processo con la moglie Miranda: tutti quei soldi sarebbero serviti per comprare la sua discrezione assoluta sul presunto coinvolgimento dell'ex premier nei massacri di Firenze, Roma e Milano.
Si è sempre saputo che il silenzio costa caro. E in certi casi, come questo, anche carissimo. Ma, al di là delle cifre e dei patti per assicurarsi immunità, c'è una notizia che ci catapulta indietro nel tempo riportandoci a vicende che oggi sembrano quasi antiche, scolorite da una revisione storica che ha stravolto i fatti per sottrarli alla nostra vista, per sotterrarli, per farli sparire per sempre. È come se non fosse accaduto nulla fra il 1992 e il 1993, fra il 1993 e il 1994. È come se Palermo e l’Italia non fossero saltate in aria con qualcuno - oltre la mafia che aveva l'interesse di farle saltare in aria. Eppure, nonostante riscritture sconsiderate in sede politica sull'origine di quelle stragi e inchieste condotte in Sicilia e giudicate anche da altri magistrati affetti da severa miopia", ecco che si torna a parlare di Silvio Berlusconi e delle sue spericolate avventure siciliane attraverso quello che gli amici dei famigerati fratelli Graviano chiamavano "il paesano nostro”, Marcello Dell'Utri.
Il manager di Publitalia e co-fondatore di Forza Italia avrebbe intascato oltre 42 milioni e mezzo di euro ricevuti dall'amico Silvio per stare zitto e proprio per questo - ecco la notizia - Dell'Utri va a processo con sua moglie Miranda perché tutti quei soldi sarebbero serviti per comprare la discrezione assoluta dello stesso Dell'Utri sul presunto coinvolgimento dell'ex premier nei massacri di Firenze, Roma e Milano.
La materia è incandescente anche se non inedita. La prima udienza per i 'regali" da 42 milioni e spicci di euro è prevista il 9 luglio prossimo a Milano dove il fascicolo è stato trasferito da Firenze, mentre lì Marcello Dell’Utri è ancora sott'indagine per strage.
E l'Italia della giustizia sottosopra. A Caltanissetta indagano da una parte e a Firenze dall'altra, la procura di Caltanissetta punta verso la "causa" o la "concausa" del rapporto dei carabinieri dei reparti speciali su "Mafia e Appalti" per spiegare le uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a Firenze sono convinti che bisogna cercare altrove.
E in quell'altrove c’è quest'altra contestazione all'amico fraterno di Silvio Berlusconi, quel senatore palermitano emigrato a Milano e già condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Pena tutta scontata, poi l'assoluzione nel processo sulla trattativa Stato-mafia, adesso le famose donazioni di re Silvio al fedele compagno di una vita per "garantirgli" l'impunità.
La prescrizione potrebbe salvare gli imputati ma non è tanto l'aspetto tecnico quello che vale oggi, quanto il contesto che affiora dalla prosecuzione dell'inchiesta avviata a Firenze e dal rinvio a giudizio di Milano. Gli omaggi da Berlusconi, li avrebbe ottenuti secondo l'accusa, in un periodo “storicamente individuabile in quello delle stragi continentali, ma anche della nascita del partito di Forza Italia, dell'impegno politico di Silvio Berlusconi del concorso di Dell'Utri nella nascita del partito e del suo ruolo nei rapporti tra Berlusconi e persone appartenenti alla mafia siciliana…”.
I Graviano in particolare, Giuseppe e Filippo, uomini di mafia che sono l'anello di congiunzione fra l'uccisione del procuratore Paolo Borsellino e l'attentato ai Georgofili di Firenze e che - secondo lo stesso Giuseppe Graviano - “con Silvio Berlusconi dovevamo siglare un nuovo accordo a garanzia dei soldi che avevamo dato al futuro premier ma alla vigilia della firma mi arrestarono”.
Quest'altro caso giudiziario che coinvolge Dell'Utri ingarbuglia ancora di più il quadro generale delle stragi di trenta e passa anni fa, perché trasporta lontano dalle ultimissime narrazioni, perché evidenzia tutte le smagliature della magistratura italiana.
Se fosse davvero così, se Berlusconi avesse pagato Dell'Utri per non farlo “cantare” sulle stragi, che c'entra quel rapporto "Mafia e Appalti" tanto caro alla presidente della commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo, al generale dei carabinieri Mario Mori, al procuratore capo della repubblica di Caltanissetta Salvatore De Luca? Qualcuno ce lo spiegherà mai?
Tratto da: Domani
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