di Piero Melati e Francesco Vitale - 7 agosto 2015
Il poliziotto Ninni Cassarà fu ucciso a Palermo il 6 agosto 1985. Stretto collaboratore di Giovanni Falcone e del pool antimafia, cadde sotto i colpi di Cosa Nostra. Ora un libro di Piero Melati e Francesco Vitale rievoca la sua storia e quella di eroi conosciuti e persone dimenticate, storie di lacrime e della forza di un sorriso, da leggere come un’appassionante ballata civile. Ne pubblichiamo uno stralcio.
Via Resuttana è la strada dei fantasmi. È una lunga striscia nera che, dal ventre di Palermo, ti porta dritto nel Far West. Ci sono certi incroci, nel profondo Sud dell’America, che si chiamano crossroad. Sono i crocicchi dove si incontra il diavolo. In uno di questi, dalle parti del fiume Mississippi, il musicista Robert Johnson si vendette l’anima al diavolo per imparare a suonare la chitarra, proprio lui che si diceva che a stento strimpellasse. [...]
Nella città di Saint Louis spesso si trovano, all’imbocco di un quadrivio, dei “guardiani di porta”. Si tratta di enormi statue mute e colorate, per esempio un gigantesco capo indiano, che indicano l’imminenza di una svolta. Se il viandante decide di proseguire, deve sapere, grazie a quel segnale, di lasciarsi alle spalle una zona nella quale governa la civiltà, per imboccare un luogo oscuro, la salita verso un altro mondo, selvaggio e primitivo. Pericoloso. Natale Mondo, quando mi ha raggiunto qui. Si era salvato dall’attentato ma tre anni dopo i sicari di Cosa Nostra eseguirono la sentenza di morte. Mi parve di vederlo, durante la mia esecuzione e quella dell’agente Antiochia, quando riemerse da sotto la blindata illeso. Era come fosse all’improvviso cessata una tempesta. Io avevo salito sette dei dieci gradini dell’androne di casa. Sette di dieci. Quando ancora grandinava. Poi ho sentito arrivare la botta. Come una scossa, un terremoto dentro. Mi sono accasciato come un pupazzo. Quando Laura, la mia sposa, è arrivata ero steso sugli ultimi tre gradini che non ero riuscito a scalare. Una pioggia di colpi e io ero caduto per un solo colpo. Un solo colpo. Mi aveva reciso l’aorta. Il mio sangue schizzava dappertutto. Ricordo, ma non può essere che lo ricordo, tutte le targhette disposte nel pavimento del palazzo, mentre Laura mi stringeva. Una per ogni buco, una per ogni proiettile. L’alfabeto intero. Ambulanza. Erano in diciotto. Vestiti da infermieri. Così mi disse ognuna con una lettera: a, b, c, d, e, f. Non è bastato diciotto. Erano in diciotto. Avevano i camici e anche una ambulanza. Bloccarono l’incrocio con via Resuttana, dopo il passaggio della mia Alfetta blindata. Chiusero la strada al traffico, sotto la canicola di agosto, nel primo pomeriggio. Il sole squagliava l’asfalto come fosse fiamma sul carbone fecero deviare le poche auto in circolazione per isolare via Croce Rossa, la strada dove era la mia casa.
Erano loro i miei guardiani di porta. Gli assassini. Come in un film western. Con i Kalashnikov sotto i camici immacolati. Squali che sentono odore di sangue. [...] Anche per questo via Resuttana mi ha sempre fatto un po’ impressione. Stretta, lunga, soffocata da catapecchie basse, desolata eppure popolata da mille occhi nascosti dietro le tendine alle finestre. Qualcuno mi ha detto che oggi è tutto diverso, hanno abbattuto le casupole ed eretto palazzi. Peccato. Anche allora, se facevo il tipo impressionabile, mi dicevano che infondo alla strada c’erano state le ville di campagna dei signori, e che qualcuna c’era ancora. Sì, sì, ma non dite minchiate, ribattevo io. Qui, a Resuttana, siamo dentro un villaggio dell’Arizona o del Texas, il tempo torna indietro e ci sbatte nel cuore di un’era primitiva, barbara, spietata. Altro che ville e nobiltà. Donne vestite di nero con i capelli bianchi, giovanotti dai muscoli gonfi come galeotti, bambini sporchi che giocano nel fango. Mancavano solo Lee Van Cleef e Clint Eastwood e potevamo girare uno spaghetti western. Tipo quelli di Sergio Leone.
Tratto da: Il Fatto Quotidiano del 7 agosto 2015














