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| Società

Elena Basile: ''Trump e Netanyahu sono due figli di scelte passate''

L’ex diplomatica: “La politica estera occidentale è conseguenza della crisi del capitalismo finanziario”

AMDuemila

“Affermare che Trump e Netanyahu non sono un’anomalia nella storia ma il risultato di dinamiche presenti nei due Paesi, non significa essere antiamericani oppure antisemiti”. 
Con queste parola l’ex ambasciatrice Elena Basile, sul Fatto Quotidiano, ha tracciato un'analisi della politica internazionale, sostenendo in particolare l'esistenza di una sostanziale continuità storica nelle strategie adottate da Stati Uniti, Israele e Unione europea. Basile ha osservato che criticare l'Ue, facendo risalire autoritarismo, neoliberismo e filo-atlantismo all'evoluzione istituzionale culminata con i Trattati di Maastricht, non equivale a rifiutare l'ideale di un'Europa sovranazionale: “La grande confusione che regna è costruita ad hoc dalla manipolazione mediatica”. L'ex diplomatica ha quindi sostenuto che le crepe apertesi nel sistema del capitalismo finanziario e la transizione politica che ha portato Trump, Netanyahu e Ursula von der Leyen sulla scena internazionale avrebbero reso manifesta una violenza già presente nelle strutture del potere. “I partiti e i movimenti del cosiddetto dissenso dovrebbero inserirsi in queste fragilità senza farsi manipolare dalla destra tecnocratica, impersonata dai Dem Usa, dai socialisti europei e dal Pd, tendente a salvare il passato e a trasformare Trump e Netanyahu in capri espiatori affinché ‘tutto cambi perché nulla cambi”’.
Entrando nel merito della politica estera statunitense, Basile ha sostenuto che gli Stati Uniti guidati da Trump abbiano reso evidente persino “ai ciechi e ai sordi” la violazione del diritto internazionale evidenziando il genocidio di Gaza, le minacce nei confronti dell'Iran e il sequestro di Nicolas Maduro a Caracas per il controllo delle risorse petrolifere. Ha inoltre richiamato l'assedio a Cuba e l'ipotesi che l'attuale segretario di Stato Marco Rubio possa diventare il futuro presidente dell'isola, osservando come questa prospettiva abbia sorpreso anche parte dell'elettorato moderato filo-atlantico.
Le guerre di esportazione della democrazia promosse durante la presidenza di George W. Bush, il sostegno ai regimi autoritari dell'America Latina e i colpi di Stato dimostrano la continuità delle politiche neocon statutinitensi”, ha dichiarato precisando come, in maniera analoga, anche il genocidio del popolo palestinese, gli attacchi ai Paesi vicini e la critica all'Onu oggi incarnati da Netanyahu fossero già contenuti nel progetto del Grande Israele.
Per Elena Basile riconoscere questa continuità non significa "fare di ogni erba un fascio": le differenze, anche solo formali, restano infatti importanti purché, ha precisato, vengano inserite in una visione complessiva del quadro politico, “altrimenti ci facciamo divorare dai partiti egemonici della falsa sinistra come il Pd, che vorrebbero perpetrare antiche violenze (per esempio l’insediamento dei coloni in Cisgiordania, continuato anche con la sinistra israeliana) monopolizzando le condanne di Netanyahu e di Trump in versione difensiva dello stesso sistema che li ha generati”. L’intervento dell’ex ambasciatrice prosegue con gli sviluppi in Medio Oriente: nonostante la guerra contro l'Iran si sia momentaneamente arrestata, il rischio di una nuova escalation resta elevato grazie che alla continua influenza della lobby israeliana del Congresso statunitense; invece le monarchie del Golfo, pur esposte alle conseguenze delle possibili rappresaglie di Teheran, dispongono di un'importante leva economica grazie ai petrodollari. “L’Europa mediterranea, con la sola eccezione della Spagna, è complice di una situazione incandescente di cui patisce i maggiori danni. L’Italia con 400 soldati in Arabia Saudita, le basi di attacco della Nato e la fornitura di armi è cobelligerante e quindi legittimo obiettivo di un attacco iraniano, nel frattempo gli ignari cittadini dormono sotto l’ombrellone” 
Ampio spazio è stato dedicato anche al conflitto tra Russia e Ucraina. La diplomatica ha richiamato le valutazioni di Bezrukov, secondo cui la nuova strategia di guerra contro la Russia approvata da Trump, caratterizzata dagli attacchi terroristici con droni ucraini in territorio russo, potrebbe protrarsi per anni. Ha inoltre citato Andrey Lukyanov del Valdai Club, il quale sostiene che la capacità offensiva dei droni ucraini sia il risultato di tre anni di finanziamenti occidentali, oggi guidati principalmente dalla Germania. Secondo questa analisi, Mosca potrebbe ristabilire la deterrenza colpendo gli impianti produttivi situati in Ucraina e in Europa. “Il progetto neoconservatore statunitense di demilitarizzazione, deindustrializzazione della Russia non ha subito scosse, oggi è portato avanti con il piano di riarmo di 800 miliardi anche a debito (Safe, sostenuto dai socialisti europei e dal Pd) mentre la Germania con i 400 miliardi di riarmo nazionale ha in programma di divenire primo esercito mondiale entro il 2039. La politica estera occidentale è conseguenza della crisi del capitalismo finanziario ed è intrecciata con la cancellazione dello Stato sociale, della Costituzione e dei diritti di libera espressione”.

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