Orsini: ''Quando si parla di politica estera, il vero presidente del Consiglio è l’ambasciatore USA a Roma''
Il sociologo, analizzando gli scenari di guerra in Medio Oriente, condanna il governo italiano “fantoccio degli Stati Uniti”
L’invio dei sistemi di difesa aerea italiani FSAF SAMP/T in Medio Oriente, Emirati Arabi Uniti o Kuwait , “renderebbe l’Italia corresponsabile del massacro dei bambini iraniani”. È l’accusa durissima lanciata dal sociologo Alessandro Orsini contro il governo guidato dalla premier Giorgia Meloni, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Alla base della critica c’è la vulnerabilità militare del Paese: “Il ministro Crosetto ha dichiarato mesi fa che l’Italia non è in grado di difendersi dall’attacco di nessun Paese”, ricorda Orsini. “Questa è la prima premessa per capire perché il governo stia esponendo l’Italia a pericoli enormi per accontentare Donald Trump e la Casa Bianca”, il presidente americano avrebbe già espresso gratitudine al governo italiano per “aiutare sempre”. "Se ricevessimo un attacco missilistico, le nostre città verrebbero rase al suolo perché il sistema di difesa più avanzato è proprio il SAMP/T”, afferma. L’Italia dispone di cinque sistemi, ma la loro distribuzione li renderebbe di fatto quasi inutilizzabili per la difesa nazionale, “due sono già stati inviati all’estero, in Ucraina ed Estonia. Uno verrebbe spedito in Medio Oriente e un altro è in manutenzione. Resterebbe un solo sistema operativo sul territorio in grado di difendere soltanto una grande città, e nemmeno completamente”. Per questo Orsini accusa il ministro della Difesa di contraddizione: “Da una parte afferma che l’Italia non è in grado di difendersi, dall’altra aggrava questa situazione inviando un sistema di difesa in Medio Oriente”.
Il sociologo interpreta la scelta come il segno di una chiara subordinazione politica. “Secondo la sociologia di Vilfredo Pareto, sono corrotte le classi governanti che hanno smarrito la propria capacità di guida”, afferma, “il governo Meloni sta esponendo il Paese a enormi pericoli perché l’Italia è uno Stato satellite degli Stati Uniti”. Orsini sostiene che la politica estera italiana sia di fatto determinata a Washington: “Trump decide la politica estera dell’Italia. Per questo Tajani appare spaventato ogni volta che i giornalisti gli chiedono quale sia il ruolo del nostro Paese nella guerra contro l’Iran”. E aggiunge: “Quando si parla di politica estera, il vero presidente del Consiglio è l’ambasciatore americano a Roma”, “i nostri governanti sono ben consapevoli del potere che la Casa Bianca possiede per rovesciarli o rovinare la loro immagine pubblica”. Secondo Orsini, la presenza militare statunitense sarebbe determinante, “in Italia ci sono cinque o sei basi americane e almeno 120 installazioni della Nato che in realtà sono strutture di proprietà statunitense”.
Per spiegare il ruolo dell’Italia nella guerra, Orsini propone una metafora: “Immaginiamo due gruppi estremisti che si odiano. Entrambi hanno coltelli, ma uno dei due non può attaccare perché non ha scudi. Allora chiede gli scudi a Crosetto, che glieli consegna”. Il risultato, dice, “è un bagno di sangue”. “Se un giornalista chiedesse conto al ministro, lui risponderebbe: “Che colpa ne ho? Ho dato gli scudi, non le spade”. Ma senza quegli scudi il massacro non ci sarebbe stato”. Per il sociologo “questo è esattamente ciò che sta accadendo con i sistemi SAMP/T”. Orsini ritiene inoltre che la durata del conflitto dipenda dalle scorte di missili difensivi, “la variabile decisiva è il numero di missili intercettori disponibili per Israele e Stati Uniti dato che le scorte stanno diminuendo”. Donald Trump avrebbe convocato l’industria militare americana per aumentare la produzione da 96 a 400 intercettori THAAD all’anno e da 600 a 2000 Patriot. A quel punto, “Trump si rivolge agli italiani perché gli Stati Uniti ci succhiano il sangue”. Il sociologo accusa Washington di utilizzare l’Italia come alleato subordinato: “In Iraq e Afghanistan sono morti soldati italiani combattendo una guerra americana e difendendo soldati americani, lo stesso accade oggi in Libano. I nostri militari non difendono interessi nazionali, ma stabilizzano un’area destabilizzata da Israele e dagli Stati Uniti”. L’Italia continua inoltre a spendere in armamenti statunitensi, “compriamo armi che non useremo per difendere la patria ma per combattere guerre statunitensi”. “Quanto più numerosi saranno i missili intercettori della coalizione israelo-americana, tanto più lunga sarà la guerra, quanto più a lungo durerà la guerra, tanto più grande sarà il numero di bambini iraniani uccisi dalle bombe”. Secondo Orsini le dichiarazioni di neutralità dell’Italia sarebbero “una manipolazione dell’opinione pubblica, un vero e proprio tentativo di estrarre consenso inducendo i cittadini a credere il falso”.
Nella sua analisi geopolitica Orsini individua anche una motivazione economica nel conflitto evidenziando come gli Stati Uniti, nel 2025, abbiano importato 6,2 milioni di barili di petrolio al giorno, storicamente le maggiori quantità di petrolio pesante provengono da Messico e Venezuela. Il prezzo del petrolio, sottolinea, “è internazionale e non controllato da Washington” perciò l’obiettivo è l’invasione dell’isola di Kharg, la principale infrastruttura petrolifera dalla quale parte circa il 90% delle esportazioni iraniane, “controllare quel petrolio significherebbe esercitare pressione sulla Cina”. Orsini ritiene inoltre che l’Iran sia ancora in grado di reagire. Dopo il bombardamento israeliano di un sito petrolifero vicino a Teheran, che avrebbe provocato “gravissimi danni ambientali”, Teheran avrebbe minacciato ritorsioni contro Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. “L’Iran possiede ancora gli strumenti per cancellare l’economia mediorientale dalla faccia della Terra”, tuttavia Israele guarderebbe con favore a uno scenario di destabilizzazione: “Se i Paesi del Medio Oriente iniziano a distruggersi tra loro, Israele può affermarsi come leader della regione”, ma questo, aggiunge, “non sarebbe possibile senza il sostegno degli Stati Uniti, che garantiscono enormi aiuti economici e militari”. Orsini ipotizza infine anche uno scenario politico futuro: “Se in Iran nascesse un governo filoamericano, lavorerebbe per distruggere il Paese dall’interno, dividendo la popolazione e creando due Stati”, “Israele non vuole soltanto distruggere il governo di Teheran, vuole distruggere il popolo iraniano e renderlo schiavo per l’eternità”. Il sociologo conclude con una previsione cupa: “Magari la guerra durerà poco, io però sono incline al pessimismo”.
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