
Le ossessioni portano sempre a sbattere. Perché non ti fanno vedere quello che per tutti gli altri è scontato, ovvio. Perché, pericolosamente, incitano a stravolgere la realtà e, anche nella buona fede assoluta (ma non è il caso di alcuni protagonisti di cui parleremo), a mescolare verità e menzogna fino a confonderci, fino a non farci capire più niente. L'ossessione per "Mafia e appalti", di molti esponenti della destra meloniana e di personaggi degli apparati statali radicati in un passato torbido, è un esempio classico di assillo che ci sta trascinando in una tragicommedia e che ci riserva spiacevoli sorprese, cancellando quelle poche certezze che con tanta fatica avevamo raggiunto sugli assassini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ammesso, non concesso, che "Mafia e appalti" possa rappresentare la causa o la concausa delle stragi siciliane del 1992, serietà e responsabilità suggerirebbero più prudenza e comunque una sobrietà che, trenta e passa anni dopo l'uccisione dei due magistrati, sembra mancare, e anche tanto.
La notizia di ieri è che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del procuratore capo della Repubblica di Caltanissetta, Salvatore De Luca, con il quale si definiva “abnorme” la decisione della giudice per le indagini preliminari, Graziella Luparello, che aveva respinto la richiesta di archiviazione sulla cosiddetta "pista nera". In sostanza, la Cassazione, diritto alla mano, ha sconfessato la posizione del procuratore capo, riconoscendo al giudice delle indagini preliminari indicazioni di impulso per le indagini. Si può, anzi si deve, indagare sui rapporti tra i boss e i fascisti, sulle contiguità fra mafia ed eversione nera, fra Cosa Nostra e quegli esponenti dell'estrema destra già "attenzionati" da Giovanni Falcone quando, nel giugno del 1991, lo volevano far saltare in aria sulla scogliera dell'Addaura.
Dietro il risvolto tecnico-giuridico della vicenda della Cassazione c'è tanto: c'è in gioco il futuro delle investigazioni sulle stragi siciliane. E adesso mi piacerebbe mettere in chiaro cosa è "abnorme" e cosa non è "abnorme" in questa storia infinita e scivolosa di Mafia e appalti. Abnorme, con tutto il rispetto che si deve al procuratore capo di Caltanissetta, Salvatore De Luca, è considerare abnorme la decisione della giudice Luparello di continuare a indagare a vasto raggio, e non solo su quella pista che piace così tanto a Giorgia Meloni e ai suoi fan.
Abnorme è l'atteggiamento della presidente dell'Antimafia, sempre pessima nella conduzione della sua commissione parlamentare, una commissione d'inchiesta che non ha svolto inchieste ma si è solo concentrata — ecco sempre l'ossessione — su quel rapporto farlocco su "Mafia e appalti". Chiara Colosimo, una che con disinvoltura stringe la mano allo stragista delle bombe della stazione di Bologna, Luigi Ciavardini, e a don Luigi Ciotti. Abnorme è avere dato credito al generale Mario Mori, ex generale dei carabinieri dal contrastato passato, ex capo dei Ros, ex direttore dei servizi segreti interni al tempo di Silvio Berlusconi. Uno che è stato sospettato (e poi assolto) di avere fatto patti con le cosche. Abnorme è la campagna stampa scomposta e accidiosa, cronache e commenti sui giornali più politicizzati e partigiani di una destra che non vuole essere sfiorata. Ogni giorno leggo in rassegna stampa una tempesta di imprecisioni e anche di minchiate.
Abnorme è mettere sotto accusa magistrati come Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone nel contesto delle stragi: ciascuno di noi può avere le più svariate opinioni sul loro conto, ma collegarli con ciò che è accaduto fra maggio e luglio del 1992 è puro delirio. Abnorme è considerare "Mafia e appalti" vangelo. Personalmente, se mi dovessero dimostrare, carte alla mano, che è davvero quello il movente dell'uccisione di Falcone e Borsellino, ne sarei felice perché finalmente avremmo qualcosa da cui partire per dare una spiegazione a quella spaventosa stagione. Ma, fino a ora, hanno pescato in pozzi avvelenati, ci hanno offerto improbabili ricostruzioni, hanno spinto le investigazioni in direzioni che ci stanno portando lontano dalla verità. "Mafia e appalti" è un alibi, è uno scudo per nascondere. Ma la nostra Italia è sempre imprevedibile, pirotecnica. Non ce lo saremmo mai aspettato dal Palazzaccio romano davanti al Tevere: meno male che c'è la quinta sezione penale della Cassazione.
Fonte: il Domani
Foto © Imagoeconomica
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