
Il discorso della premier alla Camera tra ricostruzioni controverse, omissioni storiche e una lettura del diritto internazionale che varia a seconda degli alleati
La premier Giorgia Meloni, durante l’intervento alla Camera dell 11 Marzo, ha riconosciuto che l’azione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran viola il diritto internazionale, ma non ha perso occasione per attribuire responsabilità alla Russia sostenendo che “non si era mai verificato che un membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu attaccasse un paese confinante”. Stati Uniti e Regno Unito hanno generalmente colpito nazioni lontane dai propri confini, nonostante Donald Trump minacci periodicamente il Canada. Occore però ricordare che dal 2001 Washington ha effettuato bombardamenti in Afghanistan, Iraq, Yemen, Pakistan, Somalia, Libia, Siria, Venezuela, Nigeria e Iran. Rimane perciò difficile comprendere la logica: se l’invasione russa dell’Ucraina rappresenta una violazione del diritto internazionale in Europa, per quale motivo la risposta dovrebbe consistere in bombardamenti statunitensi contro vari Stati sovrani in Asia, Africa e America Latina? Al Consiglio di sicurezza dell’Onu ci si spartisce forse le aree del mondo da colpire? Per quale ragione l’Unione europea ha adottato una ventina di pacchetti di sanzioni contro la Russia, mentre nessuna misura è stata presa nei confronti di Stati Uniti e Israele nonostante analoghe violazioni?
Secondo questa narrazione, Meloni seleziona dalla storia soltanto gli episodi utili a difendere le posizioni di Washington e Tel Aviv, presentando una versione storica in cui Israele eserciterebbe semplicemente il diritto di difendersi dopo l’attacco del 7 ottobre. Vengono quindi omessi decenni di occupazione, di mancato rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite, di operazioni di pulizia etnica e di uccisioni mirate ai danni di civili, donne, bambini e giornalisti attribuite a Israele ben prima di questa data: negli anni più recenti Israele ha condotto offensive contro i palestinesi causando migliaia di vittime nelle operazioni Piombo Fuso (2008-2009), Colonna di Nuvole (2012), Margine di Protezione (2014) e Guardiano delle Mura (2021). Nella inverosimile ricostruzione della presidente del Consiglio, Hamas è descritta come finanziata dall’Iran e non dal Qatar, paese alleato di Stati Uniti e Italia, con il via libera di Netanyahu al trasferimento di fondi. Lo stesso capo del governo israeliano ha spiegato che chi si oppone alla creazione di uno Stato palestinese dovrebbe favorire il rafforzamento di Hamas e l’indebolimento dell’Autorità nazionale palestinese. Afferma inoltre che Hezbollah, organizzazione sciita armata, avrebbe sostenuto al-Qaeda in Afghanistan, gruppo invece sunnita e per lo più sostenuto dagli Stati Uniti durante la guerra contro l’Unione Sovietica in Afghanistan. Attribuisce inoltre a Hezbollah la responsabilità della morte di militari italiani nel paese asiatico, soldati che si trovavano in Afghanistan nell’ambito di una missione guidata dagli Stati Uniti con l’obiettivo di catturare Osama Bin Laden, cittadino saudita che in realtà si trovava in Pakistan. A dispetto del tanto sventolato diritto internazionale, agli afghani non è riconosciuto il diritto alla difesa quando il loro territorio viene bombardato o occupato.
“Non possiamo permettere che un regime guidato dagli ayatollah possieda armi nucleari”, dichiara la premier, dimenticandosi completamente dei rapporti dell’intelligence statunitense, i quali escludevano che l’Iran stesse sviluppando l’arma atomica, e delle affermazioni di Donald Trump nel mese di giugno, in seguito alla guerra dei 12 giorni: “abbiamo eliminato la capacità nucleare iraniana. Ora vogliono parlare e parleremo”. Nessuna menzione sulla decisione di Israele e Stati Uniti di bombardare proprio mentre erano in corso negoziati: il 27 febbraio il ministro degli Esteri dell’Oman, incaricato di mediare per conto di Washington, annunciò progressi significativi, l’Iran avrebbe accettato di non immagazzinare uranio arricchito, una novità che avrebbe consentito di affrontare il negoziato partendo da basi completamente nuove. All’Iran viene dunque negata la possibilità di dotarsi di armi nucleari, mentre Israele, che rifiuta categoricamente ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, si stima sia in possesso di quasi cento testate atomiche. Gli Stati Uniti, unico Stato ad aver utilizzato l’arma atomica in guerra, invece ne possiedono migliaia e alcune decine sono ben distribuite anche sul territorio italiano.
“Non può esserci spazio per la diplomazia finché l’Iran continua a bombardare i paesi del Golfo”, continua Meloni, definendo “attacchi” azioni che, secondo il diritto internazionale, sono considerate risposte difensive: Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran in violazione del diritto internazionale; di conseguenza Teheran possiede il diritto di reagire militarmente. L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite riconosce infatti il diritto naturale alla legittima difesa nel caso di un attacco armato contro uno Stato membro, fino a quando il Consiglio di sicurezza non interviene per ristabilire la pace. L’operazione militare statunitense e israeliana, spacciata spesse volte come attacco preventivo nel caso di un'eventuale aggressione iraniana, avrebbe quindi finito per rendere legittima proprio quella risposta. La premier cita inoltre il bombardamento di una scuola a Minab che ha provocato la morte di oltre 150 bambine, condannando l’episodio senza però indicarne i responsabili e limitandosi a chiedere chiarimenti sulle responsabilità già accertate: un’inchiesta del New York Times conferma gli Stati Uniti come autori dell’attacco. Viene infine sostenuta la posizione italiana sulle basi militari, definita analoga a quella della Spagna, la quale limita il loro utilizzo ai casi previsti dagli accordi bilaterali. Tuttavia gli accordi firmati dall’Italia sono diversi e rimangono segreti: invece di escludere l’uso delle basi per operazioni contro l’Iran la decisione spetterà al Parlamento, dove il governo dispone della maggioranza; comunque data la segretezza degli accordi, gli Stati Uniti potrebbero ottenere l’autorizzazione a usare le basi senza che sia reso noto per quali operazioni.
La conclusione dell’intervento avviene con un incredibile affermazione sulla solidarietà che l’Italia avrebbe dimostrato nei confronti del popolo palestinese. Proprio il nostro paese, che grazie al governo Meloni, non ha riconosciuto lo Stato di Palestina; ha rinnovato il memorandum di cooperazione militare con Israele e continua a esportare armi verso quel paese. Si oppone a eventuali sanzioni europee contro Israele e sostiene il mantenimento dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele; permette al primo ministro Netanyahu - destinatario di un mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità - di sorvolare tranquillamente lo spazio aereo italiano. Il discorso di Giorgia Meloni, tra le mille omissioni e dimenticanze, rispecchia le logiche di una classe dirigente suddita e complice del potere sionista e statunitense.



















