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| Politica

I fascisti e gli Usa dal Msi a Meloni

Gli eredi di Almirante, in quanto partito ora al governo, hanno capito che l’opzione atlantista, specie l’ancoraggio alla potente destra USA, era la forma aggiornata dello “stare a destra”

Luciano Canfora
antimafiaduemila

Lo storico Giuseppe Parlato, nell’ampio saggio Fascisti senza Mussolini, documentò come i servizi segreti USA avessero propiziato e finanziato la nascita (dicembre 1946) del Movimento Sociale Italiano facendo leva su una figura centrale quale Pino Romualdi, vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano a Salò e, a seguire, componente di primo piano del vertice missino. (…) James Angleton fu, come si sa, l’instancabile artefice del recupero dei fascisti di Salò (principe Borghese incluso) oltre che primo ideatore della strategia della tensione in Italia. (…)

I vertici del neonato Movimento Sociale Italiano, forse anche in ragione della loro compromissione individuale, assisterono, inerti e ininfluenti, al significativo fenomeno: calcolarono che avrebbero ottenuto più consensi reclutando adepti tra chi rimaneva irrimediabilmente irretito nella recentissima e diretta memoria della guerra civile perduta. E si arroccarono nel radicalismo di destra, anti-istituzionale, in attesa di una “rivincita”. Presto però si guardarono intorno, e capirono che, con la “guerra fredda”, la destra aveva oltre Atlantico un nuovo potente capofila su scala mondiale. E, con progressiva procedura di avvicinamento, si offrirono e furono “cercati”, e si adattarono: ad ogni buon conto, ciclicamente rinfocolando la fede “nostalgica” con plateali richiami al passato. Le alternanze al vertice del MSI (Almirante/Michelini, Rauti/Fini eccetera) erano parte operativa della gestione di questa opzione. Che è andata avanti – stop and go – a lungo: ben oltre i vari “cambi di nome” e di ragione sociale. Il ciclico “ripescaggio” di Almirante, cui ancora oggi assistiamo, rientrava, e rientra, in questo modus operandi. (…)

Curiosamente, alcune palmari evidenze sono diventate dei “tabù”. Quando, nell’aprile 2018 e poi nel settembre 2020, fu assai opportunamente ristampato Il fascismo eterno (1995) di Umberto Eco, e molti ne segnalarono la pertinenza, si levò un corale ohibò: sbrigativo, sussiegoso, per lo più aprioristico, forse anche scaramantico. Ci fu spiegato che era segno di scarsa cultura storica, e comunque di carente finesse, parlare della durevolezza del fenomeno fascista e delle sue vigoreggianti matrici. Lo stesso Eco, ormai morto da qualche anno, fece le spese di questa fiammata di saccenteria. Anche chi al problema della continuità mutante del fascismo (Mieli suggerì la metafora del virus) concedeva qualcosa, premetteva in tono compunto la professio fidei proclamante l’insussistenza del problema. Passarono quasi quattro anni (cursus in fine velocior a partire dal settembre 2022) e oramai è diventato senso comune – persino tra i sussiegosi della prima ora – che stiamo assistendo a un attacco concentrico ai cardini della Costituzione italiana. Non d’altro si è parlato durante la campagna referendaria dello scorso marzo. Fioriscono ormai ricerche focalizzate sulla continuità tra la Repubblica Sociale Italiana e quelle che Marco Tarchi ha chiamato Le tre età della Fiamma. E a ben vedere, siffatta continuità viene prospettata autorevolmente nel volume autobiografico dell’attuale presidente del Consiglio, dove l’autrice descrive il proprio tumulto interiore prodottosi nel momento in cui ha “raccolto il testimone di una storia lunga 70 anni”: e fa il nome dei precedenti custodi del “testimone”, Pino Rauti e Giorgio Almirante. Dei quali è superfluo qui revocare la orgogliosamente ribadita usque ad finem continuità con l’esperienza e gli intendimenti della Repubblica Sociale Italiana.

Ma ciò che giova affrontare è il problema storico. Che è il seguente: come mai, a 80 anni dall’insediamento della Costituente, la formazione politica che – per dirla con l’attuale presidente del Senato – “non rinnega nulla”, e perciò celebra Almirante e la fondazione (dicembre 1946) del Movimento Sociale Italiano, guida ormai il governo del Paese? Ogni formazione politica fa la sua parte e mette a frutto le condizioni concrete entro cui si muove. C’è chi sa farlo e c’è chi fallisce o anche commette errori (e deve perciò chiedersi se, e dove, ha sbagliato).

La storia nostra post-bellica è consistita, per effetto della sciagurata guerra voluta dal Duce, nel nostro precipitare, già prima che si concludesse la lotta per la Liberazione, nello status di Paese a sovranità limitata: limitata ad opera del “condominio” anglo-statunitense sul nostro “Complice” secondo le meditate parole del presidente della Repubblica “della ferocia nazista”. Piuttosto presto il Movimento sociale (che nel luglio 1949 non votò per l’ingresso nel Patto atlantico), già dal 1952, e poi sempre più da quando la Spagna franchista divenne iper-atlantica, si convertì all’atlantismo. E così trovò protezione e legittimazione (e qualcosa di più durante il vigoreggiare della “trama nera”). Questo vanificò ogni pur legittimo richiamo all’applicazione della Disposizione finale XII della nostra Costituzione. Parallelamente il lavoro incessante di discredito della guerra di Liberazione (in quanto “anche comunista”) scavava in profondità e delegittimava l’antifascismo e la Resistenza. A un certo punto furono gli altri ad arrendersi: a partire dal gesto patetico di proclamarsi anch’essi “atlantici”. Ovviamente chi ci teneva sotto tutela non aveva gran bisogno di questi nuovi “devoti”, preferiva quelli di provata fede della prima ora.

(…) Stante l’ostentata continuità, e identità delle persone, tra MSI e RSI, la conclusione appare ovvia: Fratelli d’Italia è una formazione politica di matrice neofascista. Ergo: nell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica e della elezione dell’Assemblea Costituente, l’Italia è governata dagli eredi del neofascismo. È frivolo nascondersi questa realtà. Prenderne atto imporrebbe ai diretti protagonisti di tale “resistibile ascesa” di smetterla di far capriole verbali per dire, non dire, ammiccare, incrinare, travestirsi nei giorni delle feste comandate da loro disprezzate. E impone agli altri una riflessione seria sulle cause di questo epocale fallimento. I neo-missini che ci governano ritengono di “salvare la faccia” adulando Israele. Ma ci vuol poco a capire che il loro attuale, piuttosto recente, filo-ebraismo è fondato sulla trasformazione dello Stato d’Israele in punta di diamante dell’ultradestra mondiale. (…) Perciò oggi largamente lucrando sulla Shoah lo Stato imperialista e razzista di Israele ottiene l’appoggio incondizionato dell’ultradestra mondiale e in primis dell’attuale ultradestra USA giunta al potere nel gennaio 2025. (…)

A parte qualche frangia inquieta, il neofascismo in quanto partito ha presto capito che l’opzione atlantista, in particolare l’ancoraggio alla potente destra USA, era la forma aggiornata dello “stare a destra”.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano
 

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