
Non so se avete notato che da qualche tempo a questa parte, nessuno parla più di mafia o, almeno, nessuno ne parla più seriamente. Ma davvero nessuno, salvo quelle poche voci che dagli scranni di Montecitorio urlano tutte le loro ragioni per cercare nelle istituzioni la verità. Quella verità che oggi viene tenuta nascosta per timore che faccia saltare il banco.
Nessuno ne parla dunque; solo Roberto Scarpinato che avendo acquisita una conoscenza enciclopedica dei fatti di mafia, nel corso della sua carriera (conclusasi da procuratore generale della Repubblica di Palermo), adesso, da senatore, fa parte della Commissione parlamentare antimafia con la sana illusione di potere raccontare i fatti di sua conoscenza, attendibilissimi perché di propria elaborazione avendoli vissuti direttamente.
Il tema della mafia è di fondamentale importanza e merita un’analisi approfondita e continua proprio perché la mafia c’è ancora, non ha avuto mai termine, ed oggi è più agguerrita che mai, alla ricerca di un nuovo capo.
I media si concentrano su questioni più sensazionalistiche trascurando le vicende di mafia e le sue manifestazioni e causando una disinformazione generale e una percezione distorta della realtà. Conseguentemente il focus maggiore sulla storia della mafia, piuttosto che sui problemi attuali può creare l’illusione che la questione sia stata, quanto meno, in parte risolta.
Ma ciò che ci preoccupa di più è il silenzio delle istituzioni che in nessuna delle occasioni pubbliche o private presentatesi ha sentito il bisogno – ma è meglio dire il dovere – di fare anche solo un minimo accenno all’evoluzione del fenomeno mafioso. E vi garantisco che le occasioni non sono mancate, anche per merito del procuratore Maurizio De Lucia e del suo staff che ha portato a termine molte operazioni di polizia giudiziaria, con arresti eccellenti, custodie cautelari, sequestri e quant’altro; e lo ha fatto con un impegno elevato e pregevole; eppure non mi pare che al suo lavoro sia stata data l’attenzione che merita. Anzi, proprio in questi ultimi giorni, è stato attaccato con indicibile virulenza dal Ministro Nordio che non aveva gradito alcune dichiarazioni che il Procuratore aveva legittimamente pronunciato. Di ciò ne parleremo ancora, ben presto, in altra occasione.
Abbiamo discusso tanto, nel recente passato, di misure di prevenzione patrimoniale, ma non abbiamo sentito parlare di aggiornamento del codice antimafia che pure avrebbe bisogno di alcuni ritocchi per renderlo ancora più stringente.
L’ho detto molto tempo addietro e l’ho ripetuto ancora tante volte in diverse occasioni:” bisogna togliere l’acqua al pesce”, bisogna privare il mafioso dei suoi beni acquisiti con il metodo dell’intimidazione e del ricatto, bisogna privare il mafioso del frutto della sua attività illegittima; solo così il mafioso si sentirà solo e indifeso, più – molto di più – di quando viene tratto in arresto. Il mafioso, specie se di alto rango, vive l’arresto in maniera sopportabile, anzi la detenzione costituisce una sorta di ostentazione del suo “status” di mafioso che fa lievitare le sue posizioni all’interno dell’organizzazione criminale e delle famiglie di <cosa nostra>.
Totalmente diverso è l’approccio che il mafioso ha nei confronti dell’applicazione di sequestri e confische patrimoniali. Perché in tal caso viene spogliato di tutto, di tutti i suoi beni compresa la liquidità monetaria,
Ma per ottenere tutto questo occorre che il governo si faccia carico di proposte di inasprimento delle pene e di revisione del codice antimafia.
Invece apprendiamo che in Parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che, se approvate, modificherebbero in maniera sostanziale il codice antimafia fino a renderlo ultra garantista magari con l’intenzione di cancellare totalmente la legge Rognoni-la Torre.
Eppure questa legge ha fornito strumenti efficaci per perseguire e sanzionare i reati di mafia contribuendo a colpire le strutture economiche della criminalità. Piuttosto occorrerebbe che la legge fornisse alla magistratura strumenti più efficaci e snelli, senza orpelli burocratici che – e ne abbiamo sufficiente esperienza per affermarlo – ne possano impedire o ostacolare l’applicazione.
Dobbiamo insistere fortemente sulla diffusione della cultura della legalità.
E allora torniamo alle perplessità iniziali: “perché nessuno parla più di mafia, come se fosse un fenomeno estinto o in via di estinzione? Questo silenzio è assordante ma è significativo del disinteresse collettivo, cominciando dalla società civile fino ad arrivare alla classe politica e poi ai dirigenti, funzionari ed altri colletti bianchi di varia origine.
Per tutti questi soggetti l’attuale situazione è assolutamente funzionale: chi avrà il coraggio di inoltrare proposte per il riordino delle misure di prevenzione? Meglio tenerle al sicuro in un cassetto perché, almeno fino alla fine di questa legislatura,
nessuno le tirerà fuori.
D’altro canto, la Camera, il Senato, il governo, la maggioranza parlamentare e comunque ogni istituzione del nostro Paese, ha ben altro di cui discutere, fatti davvero seri: il gossip relativo ai rapporti personali e pubblici fra Giorgia Meloni e Donald Trump. Quella si che è cosa seria che oscura ogni altro dibattito o iniziativa in favore dell’Italia.
Ma stai attenta Giorgia; il gioco non sempre è facile e si può anche perdere inaspettatamente che poi è quello che si augurano milioni di Italiani.














