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| Attualità

Difendere la Costituzione, così si onorano padri e madri della Repubblica

Anna Vinci

"Democrazia: bene da tutelare la lezione dei padri e delle madri della Repubblica, nel suo 80° anniversario”. Questo il titolo che Città Nuova dà a un corso, di quattro appuntamenti, a chi vuole essere cittadino attivo e consapevole un percorso per conoscere la nascita della Repubblica, il valore della Costituzione e rafforzare la partecipazione democratica. 

Leggendo e vedendo questa immagine, la prima cosa che ho pensato è stata: qualcuno protegge la Costituzione in questi giorni cupi. Sì, ridicola, poetica, no… tutt’altro. Guardiamo insieme questi quattro volti. Li conosciamo, e non solo noi signore e signori di una età, non solo nostri figli adulti, non solo perché queste Madri e Padri della Repubblica, fanno parte della Storia. E la Storia non si può cancellare. Manipolare, certo, lo sentiamo fare tutti i giorni dai rappresentanti del Governo che continuano a civettare con il Fascismo in vari modi. E mi vengono in mente due frasi ricorrenti di Tina Anselmi. Quando era Presidente della Commissione camerale inquirente sulla Loggia Massonica di Licio Gelli [ottobre 1981 - agosto 1984] spesso era costretta ad ascoltare, in Parlamento al suo passaggio, sottovoce e non tanto che non potesse sentire: “Che fissazione questa Anselmi con Gelli e la Massoneria”. E in lei rimandava a un altro commento, quando ricordava la lotta Partigiana della quale fece parte con il nome di battaglia Gabriella: “Che fissazione l’Anselmi con l’antifascismo”. Sicuramente interesseranno queste considerazioni il Presiedente del Senato. 
Ritornerò in seguito sulla P2, che ho ben approfondito, grazie al diario segreto composto da tanti foglietti, che tenne l’Onorevole Tina Anselmi durante la sua Presidenza della Commissione su Licio Gelli, che l’Onorevole, e che con lettera firmata, mi diede la possibilità di leggere e studiare.
Perdonatemi l’autobiografismo, che rischia di scadere nella vanità…
Traggo dal diario: Lunedì 30 ottobre 1981 – Sono convocata dall’onorevole Nilde Iotti
Iotti prima parlamentare donna e del PCI, Presidente della Camera. [1979- 1992]  Continuo seguendo il titolo dell’iniziativa di Città Nuova, Democrazia: Bene da tutelare. E per tutelare un bene tanto prezioso si lavora insieme. E così fecero le due deputate, pur nella diversità dei partiti, collaborando anche con altre forze dell’arco Costituzionale, per costruire  una vita più giusta e paritaria per le donne. Entrambe convinte che lo stato delle donne in una democrazia, è una spia per capire lo stato di salute della medesima. Infine, vado per brevi cenni, entrambe partigiane. Nilde Iotti, nata nel 1920, 7 anni prima di Tina Anselmi, fu Madre Costituente. 
Giungo, nel mio ragionare, ai Padri della Repubblica, Alcide De Gasperi, Aldo Moro. La prima cosa che mi viene in mente che questi due deputati democristiani, - così come la democristiana Anselmi - avevano - le loro vite lo hanno dimostrano – un radicato rispetto della laicità dello Stato che non rese loro vita semplice anche nello stesso partito. [Per Aldo Moro, in questo caso, vita semplice è un eufemismo]. 
Penso ad Alcide De Gasperi quando oppose un fermo no a Papa Pio XII nel 1952, riguardo un’alleanza elettorale tra la Democrazia Cristiana e le destre (inclusi i monarchici e il MSI) per le elezioni comunali di Roma, temendo che ciò avrebbe compromesso la laicità dello Stato  e favorito l’estrema destra.  Ricordo quando Tina Anselmi Presidente della Commissione su Licio Gelli, a un esponente di spicco del suo partito in commissione che perorava con insistenza, la causa di Marcinkus e dello Ior, per lasciarli fuori, rispose: “[…] non ho fatto la partigiana per difendere un cardinale, qualsiasi sia […].
Prima di tornare a dare la parola a Tina Anselmi, che certo in quanto biografa conosco molto più profondamente, mi permetto sommessamente di consigliare alla meglio accolita del nostro governo, di ripassare la storia. 


vinci anselmi

Tante sono le sollecitazioni… ma sto scrivendo poche note, perché ci tengo che questo mio articolo esca nel pieno della campagna referendaria. Scrivo, cercando di non scadere nella mancanza di educazione. Non è facile, sommersa, come tante e tanti, ogni giorno da comportamenti fuori della Democrazia, dall’ignoranza, arroganza, mancanza di rispetto,  della maggioranza della compagine governativa. Non parliamo della Seconda carica dello stato, che usa pure parole volgari. 
Riporto alcune frasi del J’accuse alla Camera, [gennaio 1986] della presidente Tina Anselmi
“[…] da questa ricognizione, invero poco edificante, dell’altra faccia della luna, possiamo trarre una conclusione principale di significato politico rilevante: che la politica sommersa vive e prospera contro la politica ufficiale; che una democrazia manipolata è in realtà una non democrazia... Per questo io credo che se la loggia P2 è stata, come è stata, un meccanismo di controllo e condizionamento, allora è evidente che in questa vicenda noi siamo tutti perdenti o tutti vincenti: perché se la Loggia P2 è stata, come è stata, politica sommersa, essa è in realtà contro tutti noi”.
Con alcune riflessioni di Tina Anselmi, sull’affaire Moro mi sento doveroso di concludere.
“Il rapimento del leader della DC, l’uccisione dei cinque uomini della sua scorta - Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi -, e poi i lunghissimi giorni di prigionia e il suo assassinio furono la più grande tragedia politica che potesse abbattersi sull'Italia.
[…] Quell'assassinio avrebbe dovuto mettere subito in guardia - ma così non fu - i democratici cristiani, e non solo noi. In quella tragica partita la posta in palio era la democrazia del nostro paese, il destino di chi la sostiene, di chi la promuove. Se addirittura si arriva all’'assassinio politico, vuol dire che la controparte è spietata, e userà con spietatezza il suo potere. […] I tempi del dramma volevano che il passato fosse azzerato, e che ci confrontassimo con ciò che stava accadendo con occhi nuovi. Ma come pretendere che ciò si realizzasse? Alcuni ne furono capaci. Alcuni. I me­no politici. I più umani. Ma le risposte da dare ai brigatisti non dovevano essere risposte politiche? Noi, dopo quei giorni, non saremmo più stati quelli di prima. Dopo l'affare Moro si è aperta una ferita nel­ la nostra intelligenza e nella nostra umanità.


P.S.

Cari difensori del SI, questa serie di incontri, promossi da Città Nuova, dovrebbero spingervi a pensare che qualche volta la verità del nostro passato, della nostra storia, ci sommerge con tanta forza che le vostre urla diventano balbettii.  Il sangue delle vittime quello si non si cancella. Anche mettendocela tutta, nel creare un mondo immaginario. 


P.P.S.

In attesa di tornare a parlare di questi temi torneremo a parlare di Tina Anselmi a Città delle Pieve (PG) con “Storia di una passione politica

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