Le recenti elezioni in alcuni land tedeschi hanno visto irrompere sulla scena quella AfD che si richiama, e neanche tanto velatamente, al nazionalsocialismo, solo le elezioni municipali di Berlino hanno avuto un esito in controtendenza rispetto allo spostamento a destra dell’elettorato tedesco, portando la candidata della Linke (25.7% dei consensi) a diventare il potenziale borgomastro della città. Giurista, figlia di immigrati turchi, Elif Eralp rappresenta senz’altro una Germania, e potenzialmente un’Europa, assai diversa da quella che si va configurando, con un programma che cerca concretamente di andare incontro alle esigenze di quella fetta di persone, lavoratori e meno abbienti, che altrimenti sarebbero indotte a sfogare la loro legittima insoddisfazione (trasformata in rabbia e rancore) contro l’unico bersaglio alla loro portata, gli immigrati. Con ciò portando ulteriore consenso elettorale alle destre sempre più estreme, a loro volta rincorse da tutte le forze politiche di quel ‘centro moderato’ e ‘conservatore’ in rapida dissoluzione anche in Germania.
Nel frapporre ostacoli alla Linke sulla via del governo della città di Berlino si distinguono però, in questi giorni, sia i socialdemocratici che i verdi e la prima questione con la quale la Linke viene chiamata a fare i conti riguarda addirittura i contatti tra un deputato di tale formazione e un boss della criminalità organizzata. Una questione senz’altro imbarazzante ma che tuttavia non dovrebbe stupire visto che la criminalità organizzata, per sua natura, non disdegna di intrattenere rapporti con politici di ogni colore. E’ ben vero che coloro che aspirano a costruire una società diversa dovrebbero fare molta più attenzione, ma non dimentichiamo che è illusorio pensare che laddove sventola la bandiera rossa ladri e criminali non trovino modo di operare. Ricordo in proposito che un noto intellettuale palestinese, fondatore del Partito Comunista in Palestina, raccontava con una certa ironia dello stupore provato da un compagno di studi (anch’egli palestinese) a Mosca al quale, al suo arrivo nella capitale dell’URSS, venne rubata la valigia, fatto in seguito al quale egli si chiese ingenuamente “come fosse possibile che proprio in un Paese socialista avvenissero furti!”.
L’altra infamante accusa che viene rivolta ai militanti della Linke è quella di ‘antisemitismo’, per via della decisa condanna nei confronti di Israele e del sostegno alla causa palestinese, una questione che vede in discussione anche nel nostro Parlamento una legge sull’antisemitismo dalla quale hanno preso le distanze autorevoli intellettuali ebrei, in Italia e non solo. Di fatto sembra di assistere, sia pure in forma di farsa, alla tragedia della Germania dopo la prima Guerra Mondiale, quando proprio i socialdemocratici sbarrarono la strada alla rivoluzione ‘spartachista’ non esitando a favorire l’assassinio di Karl Liebknecht (unico parlamentare socialdemocratico che si oppose strenuamente ai crediti di guerra) e Rosa Luxemburg, spianando la strada che dalla Repubblica di Weimar porterà al regime nazista e, non dimentichiamolo, ai campi di sterminio dove milioni di ebrei, ma non solo, trovarono sofferenza e morte.
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