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| Attualità

Che fine farà l’UE?

Walter Ferrari
antimafiaduemila

Dopo che ben 22 Paesi dell’Unione su 27 si sono allineati alle posizioni della destra italiana (e non solo), isolando la Spagna di Sanchez col pretesto dei fatti di Ceuta, si profila una involuzione dell’Unione in linea con quanto sta avvenendo in Italia e in Germania. Da tempo si capiva che Von der Leyen e Merz sono più propensi ad assecondare la destra neofascista rispetto a qualunque pur timida posizione che anche solo a parole faccia riferimento al socialismo, pronti a buttare a mare non solo i migranti ma pure ogni reale spazio e regola democratica. Per una strana coincidenza della storia il tutto ha preso le mosse dal Marocco e proprio negli ultimi giorni del torrido mese di luglio,

così come nel luglio del 1936 iniziò l’attacco franchista al legittimo governo spagnolo del Fronte Popolare. Ovviamente nulla accomuna i fatti odierni con quelli di allora, se non l’esito fatale per l’Europa che ormai dominata da queste forze politiche è destinata ad una deriva securitaria, autoritaria e guerrafondaia. Una deriva che si incardinerà sulla chiusura dei confini ai migranti (clandestini soltanto perché non esistono vie legali per arrivare in Europa), sulla loro

criminalizzazione e incarcerazione di fatto nei cosiddetti CPR (magari situati in Paesi extra UE), sul protezionismo economico a scapito dell’ambiente e sul recupero di una retorica nazionalistica finalizzata a comprimere/reprimere i conflitti sociali (rilanciando il corporativismo), fino a trasformare l’UE in una pseudo unione di Nazioni sovrane. A ciò si aggiunga la deriva militarista

che vedrà la Germania, nella quale si accinge ad avere un ruolo fondamentale un partito neonazista come Afd (oltre mille giuristi tedeschi ne chiedono la messa al bando), approntare il più potente esercito convenzionale d’Europa. Poco importa se nei fatti di Ceuta è evidente lo zampino del Marocco (governato da un monarca quale Mohammed VI che con la sua corte possiede oltre il 70% dell’economia, della finanza e delle terre arabili) per ragioni che riguardano il Sahara occidentale, o addirittura Israele, verso il cui governo Sanchez è stato l’unico uomo di governo europeo a prendere posizione, condannando decisamente sia il genocidio di Gaza che le pratiche coloniali messe in atto in Cisgiordania. Poco importa che ben 48.300 dei circa 50.000 marocchini giunti a Ceuta il 30 luglio siano già rientrati, a distanza di pochi giorni, in Marocco, soffiare sul fuoco dell’emergenza per l’Europa (che non c’è mai stata) sospendendo gli accordi di Shengen, come ha fatto il governo Meloni, si sta rivelando una carta vincente nel disinformare e preparare il terreno migliore per la prossima campagna elettorale. Purtroppo anche grazie ad una sinistra evanescente e alle scelte avventuriste (vedasi fatti recenti della Val di Susa) di una parte dei movimenti popolari e giovanili che ancora non si rassegnano al disciplinamento che li vorrebbe vedere domani marciare al passo dell’oca.

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