VIDEO - Gratteri: ''Non si parla più di mafie. E la verità è che il potere non vuole essere controllato''
Il Procuratore capo di Napoli, intervenuto alla festa del Fatto Quotidiano, critica la riforma della giustizia
“La verità è che il potere non vuole essere controllato”. È una delle frasi più nette pronunciate da Nicola Gratteri alla Festa del Fatto Quotidiano, alla Versiliana, dove il procuratore di Napoli è stato intervistato da Marco Lillo e Valeria Pacelli. Un intervento nel quale ha affrontato la riforma della giustizia, la separazione delle carriere, le intercettazioni, la cybersicurezza e soprattutto la trasformazione delle mafie.
Gratteri ha criticato duramente la linea assunta dal governo sulla giustizia, con particolare riferimento alle forze di maggioranza. “Io tutto m’aspettavo da un partito come Fratelli d’Italia tranne che appoggiasse queste riforme portate avanti da Forza Italia”, ha detto.
Secondo il procuratore, il filo conduttore delle riforme sarebbe preciso: “Il filo conduttore è quello di non toccare i centri di potere, ditelo in chiaro che non volete i colletti bianchi, che i centri di potere e la zona grigia vengano toccati. Facciamo i processi solo nei confronti dei soliti noti”.
Per Gratteri si tratta di “scelte di campo”, perché incidono su “chi deve essere colpito e chi no, chi deve essere indagato e chi no”.
Il procuratore ha quindi difeso il proprio operato alla guida della Procura di Napoli rispondendo anche alle critiche ricevute durante la campagna referendaria sulla giustizia. “Ogni giorno sul sito di Fratelli d’Italia c’erano decine di insulti. Avrei potuto fare una cinquantina di citazioni per danni ma ho deciso di lasciar perdere”.
Poi i numeri: “Abbiamo triplicato il numero di rogatorie rispetto a prima: da 22 a 68 all’anno abbiamo triplicato le demolizioni di fabbricati abusivi in zone a rischio come i Campi Flegrei e Ischia: da 71 a 181. Abbiamo ottenuto 450 ordinanze di custodia cautelare in più, confermate per il 95% al Riesame. Abbiamo un indice del 75% di condanne in primo grado contro una media nazionale del 51%”.
“La mafia si è trasformata, non spara più”
Il passaggio più significativo ha riguardato però le mafie. “Gira tutto sull’immigrato, lo spaccio e la rapina – ha proseguito Gratteri – e non si parla più delle mafie che nel frattempo si sono evolute e non sparano più. Perché hanno stanze piene di soldi e comandano con quelli su una politica che non riesce a dare risposte”.
Un fenomeno che, secondo il magistrato, rischia di diventare sempre più invisibile. “Non se ne parla più, per anni le abbiamo raccontate quasi soltanto attraverso la violenza”.
Oggi, invece, la mafia viene percepita “solo se c’è il morto a terra, solo se scorre il sangue”. Ma “la mafia si è trasformata, si è evoluta e opera sempre più nella cosiddetta zona grigia, intrecciandosi con politica, amministrazione, professioni e istituzioni".
“Anche quest’estate abbiamo visto tavolate sui lidi, col politico, il pubblico amministratore e il mafioso conclamato. Senza rossore”, ha aggiunto.
Intercettazioni: “Non sono un costo, lo Stato ci guadagna”
Uno dei bersagli principali è stato l'attacco alle intercettazioni. “Hanno attaccato per prima cosa le intercettazioni dicendo che costano troppo”.
Gratteri ha portato l'esempio della Procura di Napoli: “La procura di Napoli che è la procura più grande d’Italia, spende ogni anno 5 milioni di euro per le intercettazioni”.
E ha raccontato l'indagine che ha portato all'arresto di un hacker che aveva violato il dominio del ministero della Giustizia e sottratto centinaia di password di magistrati. “La legge sulla cybersicurezza, l’unica legge utile fatta da questo governo, ci ha consentito di intercettare questo hacker e di arrestarlo”.
L'indagine, ha spiegato, ha consentito anche di sequestrare “150 milioni di bitcoin che sono stati poi trasformati in euro e sono entrati nel Fondo unico giustizia”.
Da qui la sua conclusione: “Se io spendo ogni anno 5 milioni di euro, già solo con questo caso ho incassato 150 milioni”.
E ancora: “Non c’è indagine che facciamo dove non sequestriamo almeno una cinquantina di orologi da collezione, oro, argento e pietre preziose. E questi sono soldi: in un’asta, un orologio da collezione 10 minuti lo vendi. Io penso quindi che con le intercettazioni lo Stato ci guadagna”.
In un'altra dichiarazione ha ribadito: “Le intercettazioni non sono un costo e sono il mezzo più economico e garantista per l’acquisizione della prova. Con le intercettazioni lo Stato ci guadagna”.
E ha aggiunto: “Sono il mezzo di indagine più garantista che c’è. Sono oggettive. Non come i collaboratori di giustizia che magari dicono 2 cose giuste e 8 sbagliate. Allora perché privarsene? La verità è che il potere non vuole essere controllato”.
Cybersicurezza unica misura utile
Il giudizio sui provvedimenti del governo è stato particolarmente severo: “Tra i provvedimenti del governo sul fronte della sicurezza, la legge sulla cybersicurezza, che consente la possibilità di arrestare e intercettare gli hacker, ci è stata utile. È l’unica cosa che serviva”.
Per il resto, “tutto ha finito per rallentare l’acquisizione della prova, rendendo quasi impossibile la ricerca della prova”.
Gratteri ha criticato anche l'abolizione dell'abuso d'ufficio e la riforma della Corte dei conti: “Ora paga il cittadino il 70% dei danni erariali”.
Secondo il procuratore, inoltre, anche l'opposizione avrebbe mostrato scarsa attenzione su questi temi.
“La politica non deve essere una cosa solo per ricchi”
Nel ragionamento sul rapporto tra mafia e politica, Gratteri ha rilanciato una proposta destinata a far discutere: il ritorno al finanziamento pubblico dei partiti.
“La mafia ha tanti soldi ed è in grado di dare risposte su territori depressi; i politici eletti in quei territori, invece, non riescono a dare risposte ai cittadini perché non hanno soldi e non riescono a fare progetti. Per questo io penso che bisognerebbe tornare al finanziamento pubblico dei partiti. E lo dico sapendo che è una cosa che non vi piace”.
“La politica – ha aggiunto – ha un costo. Ma la politica non deve essere una cosa solo per ricchi o per chi ha tanti soldi da spendere in politica come se facesse la pubblicità della propria azienda”.
Per Gratteri, “per fare politica, oggi, è importante avere tanti soldi per l’informazione, per la pubblicità e per mantenere un apparato molto costoso. La gente che non ha soldi non riesce ad essere competitiva e spesso c’è gente senza scrupoli che sa che la mafia, con le sue risorse, riesce a dare risposte ai cittadini”.
Tribunali, pubblica amministrazione e nuove misure cautelari
Interpellato sulle riforme che introdurrebbe se fosse premier o ministro della Giustizia, Gratteri ha indicato innanzitutto la necessità di ridimensionare i costi della pubblica amministrazione.
“Dovremmo finirla di pensare alla pubblica amministrazione come un indotto altrimenti le tasse non scenderanno mai”.
Poi un riferimento alla geografia giudiziaria: “Non possiamo ancora permetterci il lusso di avere 3 tribunali in 65 chilometri”.
Il procuratore ha quindi criticato anche la novità prevista dal febbraio 2027: “Da febbraio 2027 entrerà in vigore quest’altra novità per cui le ordinanze di misure cautelari dovranno essere firmate da tre gip. Creando tutta una serie di incompatibilità per questi magistrati rispetto al giudizio”.
“Questo governo era di avviso contrario. Poi hanno aperto un Tribunale a Bassano del Grappa nonostante la contrarietà persino degli avvocati”, ha aggiunto.
“Non farò politica. Preferisco l'azienda agricola di mia moglie”
Nonostante la standing ovation ricevuta dal pubblico, Gratteri ha escluso un futuro ingresso in politica. “La politica è mediazione – ha dichiarato – e io non sono uomo di mediazione. Perché la mediazione è un accordo al ribasso”.
Ha quindi spiegato: “Preferisco lavorare a tempo pieno nell’azienda agricola di mia moglie perché facciamo cose molto belle. E poi posso rubare il mestiere a Travaglio in televisione”.
Il caso Roggero: “Mi ha impressionato il 51% convinto della legittima difesa”
Nel corso dell'incontro Gratteri ha affrontato anche il caso del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato per aver ucciso due uomini che stavano scappando dopo aver tentato di rapinare il suo negozio.
“Il caso Roggero ci conferma che in Italia siamo tutti allenatori della Nazionale e anche che siamo tutti giudici”, ha detto ironicamente.
“Il fatto che il 51% degli italiani si sia detto convinto che il comportamento del gioielliere rientrasse nella legittima difesa mi ha impressionato negativamente”.
Per il procuratore, il caso ha mostrato “tanta approssimazione e tanta superficialità e anche quanto è facile incendiare l’opinione pubblica”.
Gratteri ha ricordato anche le prese di posizione politiche sulla vicenda: “Prima ancora che Roggero entrasse in carcere, certi politici hanno detto ‘chiediamo la grazia, dobbiamo dargli la grazia’; il ministro Nordio, poi, ha cominciato a parlare di grazia ed è dovuto intervenire anche il presidente della Repubblica, che lo ha convocato e gli ha ribadito chi è che firma e può concedere la grazia”.
“Ma se tu non sei nemmeno entrato in carcere e non c’è la dimostrazione di un ravvedimento o di un percorso – ha aggiunto – come faccio a darti la grazia prima di vedere qual è la tua reazione nel trattamento penitenziario?”.
E infine una critica alle visite parlamentari nelle carceri legate al singolo caso: “Non si può caricare il popolo come una sveglia e andare a trovare il detenuto per due volte, due giorni di seguito in carcere. I parlamentari – ha concluso – dovrebbero entrare in carcere per vedere le condizioni di tutti i detenuti, non fare visite ad personam”.
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