VIDEO - Donadio: ''A Firenze operazione di falsa bandiera. Nelle stragi altri soggetti accanto a Cosa nostra''
A distanza di oltre trent’anni dall’autobomba che nella notte del 27 maggio 1993 devastò via dei Georgofili a Firenze, uccidendo cinque persone e ferendone decine, il quadro investigativo sulle stragi mafiose continua a mostrare zone d’ombra che, secondo il magistrato Gianfranco Donadio, non possono più essere liquidate come semplici anomalie investigative.
Nell’intervista, Donadio — già membro del II Comitato della Commissione parlamentare antimafia che si è occupato della stagione stragista — spiega perché la relazione finale abbia definito la strage dei Georgofili un evento criminale “ibrido”: una strage nella quale, accanto a Cosa Nostra, potrebbero aver operato soggetti esterni all’organizzazione mafiosa.
La Commissione, infatti, ha riesaminato testimonianze, consulenze tecniche e dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Vincenzo Ferro e Giuseppe Ferro, arrivando a ipotizzare una ricostruzione alternativa di alcuni passaggi operativi della strage.
Tra gli elementi più inquietanti emerge la figura di una giovane donna con capelli a caschetto, il cui identikit — realizzato dalla Polizia ma mai divulgato ufficialmente — collocherebbe una presenza femminile nella fase immediatamente precedente all’esplosione. Una circostanza che richiama quanto avvenuto pochi mesi dopo nella strage di via Palestro a Milano e che, secondo Donadio, potrebbe indicare il coinvolgimento di professionalità estranee ai tradizionali circuiti operativi mafiosi.
Altro punto centrale riguarda il possibile cambio del conducente del Fiorino carico di esplosivo. La testimonianza di Andrea Borgioli, valorizzata nelle sentenze ma oggi riletta alla luce delle incongruenze emerse, descrive infatti un uomo fisicamente incompatibile con Cosimo Lo Nigro, indicato dalle sentenze come colui che avrebbe guidato il mezzo fino a via dei Georgofili.
Per Donadio, questi elementi rafforzano l’ipotesi che nella fase esecutiva della strage abbiano operato “altri uomini” e perfino “altre donne”, soggetti dotati di competenze terroristiche ed eversive capaci di dirigere sul campo l’operatività mafiosa.
Il magistrato richiama inoltre le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza - “Ci siamo portati dietro morti che non ci appartengono” - interpretandole come il possibile segnale dell’esistenza di livelli superiori di coordinamento e di interessi convergenti tra mafia, ambienti della destra eversiva e apparati deviati dello Stato.
In questo quadro assume rilievo anche il misterioso vuoto temporale di circa due ore nel tragitto del Fiorino tra Prato e Firenze, un segmento temporale che, secondo la Commissione antimafia, potrebbe rappresentare uno snodo decisivo per comprendere eventuali supporti esterni nella fase finale dell’attentato.
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