Via d’Amelio, Scarpinato: uomini dei servizi interessati solo alla borsa di Borsellino
Presentazione del libro al Crazy Plus di Baudino e Koenig “Stato-mafia: la guerra dei trent'anni”
In un clima di tensione per la ricerca di una verità ancora negata, l'analisi del trentennio post-stragi rivela una democrazia fondata su segreti indicibili e una sistematica opera di disinformazione. La storia d'Italia non è solo scritta dal sangue dei giusti, ma dal fango di una "contronarrazione" volta a proteggere soggetti eccellenti esterni a Cosa nostra.
L'ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato, analizzando i "buchi neri" che dimostrano come le stragi del '92 e '93 non siano state solo opera della mafia, ha descritto come il rimo indizio che la strage di via d’Amelio sia stata una strage di Stato è proprio la sottrazione dell'Agenda Rossa, che avvenne pochi minuti dopo l'esplosione, con un sincronismo che suggerisce la presenza di apparati statali che conoscevano ora e luogo dell'attentato.
“Scena da Beirut, 300 metri di macerie con pezzi di cadavere sparso. Arriva la prima volante della polizia, scendono e in questo scenario apocalittico vedono alcuni uomini in giacca impassibili, indifferenti ai morti e feriti che svolazzano intorno alla macchina. Un agente polizia ne ferma uno e questo esibisce un tesserino dei servizi segreti. Quindi gli uomini dei servizi segreti sono arrivati prima e se ne fregavano dei morti e dei feriti, erano interessati alla borsa di Paolo Borsellino”.
L’evento ha visto la partecipazione del giornalista Stefano Baudino, il saggista e documentarista Heiner Koenig e del procuratore della repubblica di Reggio Emilia Gaetano Paci. Il tema portante è l'analisi del periodo post-stragi del 1992, con un focus sulla discrepanza tra le verità accertate nei tribunali e la narrazione pubblica fornita da media e politica.
Scarpinato ha inoltre denunciato la sparizione di file cruciali dal computer di Falcone, riguardanti Gladio e l'omicidio Mattarella, mentre oggi i media si concentrano esclusivamente sulla pista mafia-appalti.
Un altro pilastro del sistema è il silenzio dei testimoni. Le carceri sono diventate luoghi insicuri: Scarpinato ha citato i casi di Antonino Gioè, l'uomo di collegamento con i servizi trovato morto in cella; Luigi Ilardo, ucciso poco prima di collaborare; e Bernardo Pace, morto recentemente in circostanze sospette. L'uso di sacchetti di plastica non forati lasciati sulle brande, come accaduto ad Antonino Giuffrè, rappresenta un messaggio inequivocabile: il suicidio come unica via d'uscita per chi sa troppo. Questo sistema di potere, nato dalle macerie delle stragi, rischia di crollare se i rapporti tra mafia, destra eversiva e servizi venissero alla luce.
E poi i depistaggi che continuano ancora oggi: l’ultimo è quello del 2020 ad opera dell’ex collaboratore di giustizia Maurizio Avola. “Cosa ci dice questo falso collaboratore Maurizio Avola? Ci racconta la versione che serve a eliminare i segreti di quella strage. Gaspare Spatuzza aveva detto che al momento del caricamento dell'esplosivo sulla Fiat 26 utilizzata per l'esplosione era presente un soggetto esterno a Cosa nostra”.
Avola disse: “Ero io”.
E poi: “Secondo mistero, nel corso di una intercettazione tra il Francesca Castellese, moglie del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo che aveva partecipato alla strage dei Capaci, scongiura il marito di non parlare mai ai magistrati degli infiltrati della polizia nella strage di Via d’Amelio”.
E cosa disse Maurizio?
“Ero io travestito da poliziotto in via d’Amelio”. Fortunatamente la procura di Caltanissetta scoprirà che il girono della strage Avola era a Catania con un braccio rotto.
“Un colpo di fortuna” ha detto Scarpinato. Altrimenti questo depistaggio sarebbe andato a segno.
Il fango sulla Procura di Palermo
Gaetano Paci, procuratore di Reggio Emilia, ha difeso con forza la stagione di Giancarlo Caselli, rifiutando la narrazione servile che dipinge quell'ufficio come la "procura dei fallimenti". Il metodo Caselli era basato sulla legalità a 360 gradi: indagare su chiunque. Io non ci sto a questo “perché si sta falsificando la realtà, non ci sto perché come cittadino non posso tollerare che vengano messe in discussione in modo così brutale, in modo così feroce, grazie anche, purtroppo dobbiamo dirlo, ad una narrazione giornalistico-mediatica spesso servile, assolutamente prona alla alla rappresentazione che la maggioranza politica di turno”.
Per smentire le accuse di parzialità politica, Paci ha ricordato l'inchiesta sulle "Cooperative Rosse" del 1995, un santuario considerato inespugnabile. Mentre altre indagini, come quelle dell'allora magistrato Carlo Nordio, restarono senza esito, Palermo giunse a condanne definitive basandosi su documenti concreti. Paci ha poi denunciato l'"ortopedia giudiziaria" della Cassazione nel processo contro l'intoccabile Corrado Carnevale: la Corte sottrasse prove legittime appellandosi a un inesistente segreto della Camera di Consiglio per impedire la condanna di un magistrato vicino ai centri di potere.
Heiner Koenig: Il dossier "Mafia-Appalti" come arma di delegittimazione
Il documentarista Heiner Koenig ha smontato il mito del dossier mafia-appalti usato per attaccare la Procura di Palermo. Koenig ha chiarito che il dossier non fu mai archiviato per coprire politici; le archiviazioni furono solo temporanee e dovute all'omertà degli imprenditori che temevano di essere uccisi. “Il dossier mafia appalti presentato il 16 febbraio dal ROS dei Carabinieri di Mario Mori a Giovanni Falcone, che chiaramente si era deposto in procura il 20 febbraio perché andava a dirigere il Dipartimento Affari Penali a Roma, Chiaramente aveva come oggetto le interferenze di esponenti di mafia nella giudicazione degli appalti, la mafia siciliana nella giudicazione degli appalti in Sicilia, e constava di 900 pagine e di 488 allegati, comprese le intercettazioni. Alcune intercettazioni erano di significato comprensibile e quindi potevano essere utilizzate per eventuali richieste di ordinanze di custodia cautelare che poi porteranno alla prima richiesta, del 25 giugno '91, la maggior parte di queste intercettazioni erano di difficile comprensione, di ambigua interpretazione, e non davano la possibilità della formazione di un quadro probatorio sufficiente per poter andare a richiedere un'ordinanza di custodia cautelare. Questa parte, questa parte iniziale viene temporaneamente, temporaneamente archiviata perché ovviamente non c'erano gli elementi probatori per andare avanti da questo punto di vista”. Koenig ha messo in luce le gravissime anomalie degli ufficiali del ROS, Mori e De Donno, che contattarono segretamente il geometra Lipera all'insaputa dei magistrati. Inoltre, ha ricordato che i due ex ufficiali non informarono Paolo Borsellino della trattativa in corso con Vito Ciancimino durante l'incontro del 25 giugno 1992, contribuendo al suo isolamento. Oggi, l'ossessione per questa pista come unico movente delle stragi è definita dal GIP Luparello un "approccio mistico e dogmatico" volto a nascondere verità più profonde. Infine, il giornalista Stefano Baudino ha analizzato come il sistema mediatico agisca da "ufficio stampa" del potere per distorcere le verità giudiziarie. Nel caso Andreotti, i giornali hanno gridato all'assoluzione totale, ignorando che la Cassazione ha accertato la sua partecipazione all'associazione mafiosa fino al 1980, dichiarando il reato estinto solo per prescrizione. Lo stesso schema è stato applicato a Bruno Contrada: una questione formale sollevata dalla CEDU è stata trasformata dai media in un'attestazione di innocenza, cancellando condotte di favoritismo verso i boss ampiamente accertate. Sulla Trattativa Stato-Mafia, Baudino ha sottolineato come la sussistenza storica dei fatti sia indiscutibile, nonostante i titoli di giornale recitassero che "non è mai esistita". Baudino ha concluso citando il caso di Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi: la premier Meloni, celebrando l'archiviazione di Firenze, ha mentito consapevolmente, ignorando la sentenza definitiva che accerta il patto di protezione tra Berlusconi e Cosa Nostra mediato da Dell'Utri negli anni '70. In questo scenario, il metodo proposto è solo uno: lo studio maniacale dei documenti per contrastare una propaganda che vuole chiudere definitivamente i conti con la verità
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