Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Topnews

Vertice NATO ad Ankara: il grande riarmo europeo con armi USA

L'Europa non si prepara alla pace. Rutte lancia la “rivoluzione” industriale, mentre Kiev diventa laboratorio operativo

Francesco Ciotti

Un vertice che sta modellando il futuro delle nostre vite, praticamente a nostra insaputa, senza che ci fosse chiesto il consenso. La culla della civiltà occidentale si sta trasformando in una tetra trincea disseminata da fabbriche di morte.
È questa l'amara conclusione che si può dedurre dal summit NATO iniziato ieri, 7 luglio, ad Ankara, celebrato con laute commesse militari capaci di dare sollievo alla dissestata economia Usa.
Prima ancora dell'apertura formale, il Segretario Generale Mark Rutte aveva già annunciato accordi per la fornitura di armamenti del valore stimato in almeno 50 miliardi di dollari, stando alle dichiarazioni di un funzionario NATO. Tra i contratti firmati al Forum industriale della difesa, spicca l'acquisto da parte di paesi europei di droni di sorveglianza dalla società statunitense Northrop Grumman. Gli investitori hanno risposto immediatamente: le azioni di Saab sono salite di oltre il 5% in giornata, con Morgan Stanley che ha alzato il rating del titolo, scommettendo che l'azienda svedese beneficerà dell'onda lunga del riarmo europeo.
Rutte ha invocato una vera e propria "rivoluzione" dell'industria della difesa in tutta l'alleanza, usando toni che evocano più una chiamata alle armi che un ordinario summit diplomatico. "Non possiamo permetterci il lusso del tempo. Abbiamo bisogno di capacità immediate per garantire la nostra prontezza operativa. La situazione della sicurezza lo impone", ha dichiarato il Segretario Generale. "Il ronzio dei macchinari deve trasformarsi in un ruggito", ha poi aggiunto, evocando uno stile quasi futurista di “fascistiana” memoria.

Trump: "Molto deluso" dagli alleati, ma presente per Erdogan

In questo contesto, Donald Trump era l'elefante della stanza pronto ad esprimere tutto il suo disprezzo verso i sudditi europei, più legati alla fazione dei democratici a Washington. Il presidente degli Stati Uniti è arrivato ad Ankara con il volto di chi ha dovuto farsi convincere a partecipare. In un incontro con Recep Tayyip Erdogan, ha ammesso candidamente che avrebbe potuto boicottare completamente il vertice NATO se non fosse stato per i suoi cordiali rapporti con il leader turco, definito "amico" e "leader forte". La sua presenza, dunque, non era una manifestazione di fede atlantica, ma un favore personale a un interlocutore privilegiato.

"Beh, vedremo. Sono rimasto molto deluso dalla NATO", ha detto Trump, puntando il dito contro Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia per non aver fatto abbastanza a sostegno della guerra degli Stati Uniti contro l'Iran. Ha aggiunto che "non siamo stati trattati bene" dagli alleati, pur ribadendo con apparente paradosso di non volere né aver bisogno del loro aiuto. "Prima ancora che lo chiedessi, avevano detto che non sarebbero stati presenti, e noi abbiamo investito trilioni di dollari nella NATO", ha dichiarato.

Sul fronte russo-ucraino, il tycoon ha riferito di aver parlato con Putin e con Zelensky prima del vertice, mostrando un cauto ottimismo: "Credo che entrambi vogliano raggiungere un accordo. È un peccato che ci sia voluto così tanto tempo... Qualcosa verrà fuori." Insomma, la solita formula vaga, che non si traduce in alcuna iniziativa concreta, ma che mantiene gli Usa ben distaccati dal conflitto in corso, i cui costi vanno ora solo addebitati a noi, ovviamente. 

Pur criticando aspramente gli alleati storici, Trump ha però premiato Erdogan: ha annunciato la revoca delle sanzioni imposte alla Turchia nel 2020 a causa dell'acquisto di missili di difesa aerea russi S-400, e ha espresso disponibilità a vendere ad Ankara i caccia F-35. Una concessione di enorme portata strategica, che trasforma il risentimento verso gli alleati europei in una relazione preferenziale con la Turchia. 


trump ima 2659623

Donald Trump 

La NATO come piattaforma commerciale: armi USA prodotte in Europa

La visione di Trump sulla NATO è ormai esplicita: l'alleanza è una piattaforma commerciale, e le garanzie di sicurezza vengono collegate agli acquisti di armamenti statunitensi. Gli alleati hanno promesso quasi 120 miliardi di dollari l'anno scorso, con circa la metà destinata ad armi di fabbricazione americana — una cifra che racconta da sola la trasformazione dell'architettura di sicurezza europea in un mercato captivo per l'industria della difesa degli Stati Uniti.

Rutte ha formalizzato questa logica annunciando al Forum industriale che le grandi aziende americane del settore — Boeing, Lockheed Martin, Raytheon, General Dynamics Land Systems e Anduril — hanno concordato nuove iniziative di cooperazione industriale con i principali produttori europei, tra cui Rheinmetall, Diehl e la polacca PGZ. "Ciò ci consentirà di produrre o fornire assistenza per armi americane fondamentali qui in Europa, come i carri armati Abrams, i missili AMRAAM, gli ATACMS, i Barracuda 500M, le bombe a piccolo diametro e i missili Stinger", ha affermato il Segretario Generale. L'iniziativa è stata battezzata "NATO Engine" e punta a mettere in comune le capacità produttive degli alleati su entrambe le sponde dell'Atlantico, con enfasi particolare sulla produzione di sistemi di difesa aerea e sistemi d'attacco a lungo raggio.

Il vice sottosegretario alla Difesa americano Michael Duffy ha intanto dichiarato che gli Stati Uniti puntano a triplicare la produzione nazionale di missili PAC-3 Patriot, avendo già raggiunto un accordo con Lockheed Martin. È prevista la costruzione di un impianto di manutenzione e supporto in Europa, che alleggerirà il carico di lavoro degli impianti principali liberando capacità per la produzione di nuovi missili. La possibilità di produrre i missili PAC-3 direttamente in Europa resta sul tavolo, anche se al momento non è oggetto di valutazione attiva.

La Germania, uno dei principali produttori europei di armamenti, si oppone all'idea di acquisti esclusivi dagli Stati Uniti — una resistenza che rivela le contraddizioni interne all'alleanza: Berlino vuole riarmarsi, ma non vuole farsi commissariare industrialmente da Washington. Analogamente, l'obiettivo di portare le spese per la difesa al 5% del PIL incontra resistenza da parte di Regno Unito e Francia, entrambi gravati da un debito pubblico elevato. I "risultati importanti" del vertice, dunque, appaiono meno certi di quanto la retorica suggerisca.

L'Ucraina come "rampa di lancio": la NATO Drone Edge e i missili a lungo raggio

Parallelamente agli accordi commerciali, il vertice di Ankara ha sancito una nuova fase dell'integrazione militare dell'Ucraina nell'architettura NATO. Rutte ha lodato l'"ecosistema di droni senza pari" di Kiev e ha annunciato l'iniziativa "NATO Drone Edge": "Gli alleati stanno investendo oltre 40 miliardi di dollari nelle capacità antidrone nei prossimi cinque anni." L'Ucraina non è più soltanto un destinatario di aiuti — è diventata un laboratorio vivo, un campo di sperimentazione da cui la NATO trae lezioni operative da replicare su scala industriale.

La notizia più significativa sul fronte strategico riguarda però lo sviluppo di missili a lungo raggio. Secondo il Telegraph, che cita fonti diplomatiche, il Regno Unito guiderà un progetto europeo a cui parteciperanno Germania, Francia, Paesi Bassi e Ucraina, con l'obiettivo di sviluppare armi a guida di precisione con una gittata compresa tra 1.000 e 3.000 chilometri. Il progetto sarebbe nato in risposta alla decisione di Trump di annullare il dispiegamento dei missili Tomahawk in Germania: l'Europa cerca autonomia missilistica per ridurre la dipendenza da Washington, utilizzando l'Ucraina come partner di sviluppo. Il loro sviluppo richiederà decenni, secondo le fonti citate.

In questo contesto entra a gamba tesa la dichiarazione del ministro degli Esteri ucraino Sibiga: "L'Ucraina non ha più bisogno dell'autorizzazione di terzi per sferrare attacchi a lungo raggio sul territorio russo."

Parole che certificano come un via libera britannico — e più in generale della NATO — agli attacchi profondi è già stato concesso in via permanente, senza che ci si preoccupi delle conseguenze. A capofila della linea della linea dell’escalation si è ora aggiungo anche il Primo Ministro finlandese Alexander Stubb, secondo cui "la pressione sulla Russia deve continuare ed essere intensificata" e che "tutti i leader della NATO capiscono perché l'Ucraina si stia comportando in questo modo." La speranza di Stubb è che, attraverso gli attacchi continui alle infrastrutture strategiche della Russia, la popolazione ad un certo punto si “ribelli” a Putin. Nella sua delirante idiozia, ovviamente, non contempla il fatto che al posto del leader russo possa salire al potere uno dei falchi come Sergey Karaganov, fautori della dottrina dell’attacco nucleare preventivo contro le nazioni ostili europee.

La risposta di Mosca: "Fino all'ultimo ucraino"

Dal fronte russo, i commenti sono come sempre di uno sprezzante e amaro realismo. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, parlando da Addis Abeba, ha definito "opera del maligno" le affermazioni della NATO secondo cui l'alleanza non è in guerra con la Russia. Ha ricordato che, grazie alla partecipazione diretta di personale militare europeo e americano, Kiev riceve armi, intelligence e dati per la programmazione di armi letali. "L'incremento della produzione militare e degli investimenti in capacità industriale ha probabilmente due ragioni", ha spiegato Lavrov: "La prima è quella di spingere il regime di Zelenskyy 'al limite', in modo che l'Ucraina svolga il compito degli europei di sfinire la Russia." La seconda ragione non è stata esplicitata, ma è implicita: rifornire gli arsenali NATO svuotati dal supporto a Kiev. 


vetrice nato ima 2764525

Parallelamente, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, intervistato dalla rivista svizzera Weltwoche, è stato ancora più diretto. "L'Ucraina e il regime di Kiev sono lo strumento ideale per continuare la guerra con la Russia", ha dichiarato, aggiungendo che "i paesi europei pensano ancora di poter infliggere una sconfitta strategica alla Russia — questo è un errore madornale." Peskov ha smetito la tesi che vede la Russia una minaccia come non minacciosa per l'Europa e ha invitato i paesi europei a riprendere il dialogo con Mosca, riconoscendo tuttavia come, con l'attuale generazione di politici europei, questa strada appare improbabile.Peskov ha anche ricordato che nel 2022 la Russia era "vicina a raggiungere un accordo con gli ucraini", con documenti già siglati da entrambe le parti — un accordo che, come già emerso in passato, è stato interrotto dall'intervento di Boris Johnson su incarico degli alleati occidentali. L'immagine che ne emerge è quella di un conflitto tenuto artificialmente in vita dall'Europa per esaurire la Russia, con l'Ucraina nel ruolo di strumento.

Il professor Glenn Diesen dell'Università della Norvegia sud-orientale aveva già fotografato questa dinamica.

"La NATO sta combattendo fino all'ultimo ucraino. I leader dei paesi del blocco stanno facendo pressione sulle autorità di Kiev affinché abbassino l'età per la leva, mentre l'UE si è anche impegnata ad 'aiutare' l'Ucraina rimandando i rifugiati a casa a morire."

Su questo punto, i fatti parlano da soli. L'Unione Europea sta valutando di porre fine al meccanismo di protezione temporanea per gli ucraini in età di leva. La questione è stata discussa durante una riunione dei ministri degli Interni dell'UE a Lussemburgo, con la proposta di negare la protezione agli ucraini provenienti da zone "sicure" del paese. La Polonia ha già accettato di escludere dal programma gli ucraini in età militare o partiti illegalmente, e il ministro dell'Interno tedesco Alexander Dobrindt ha appoggiato la misura. Il meccanismo di protezione temporanea, prorogato nel giugno 2025, scadrà nel marzo 2027.

In sostanza, si vuole che i rifugiati ucraini in Europa tornino a combattere, adoperando tutte le riserve di risorse sacrificabili possibili.

L'UE in trasformazione: da blocco economico a blocco militare

"L'Europa si è improvvisamente resa conto di non avere più garanzie di sicurezza dagli Stati Uniti e di dover aggiungere il potenziale militare dell'UE al blocco economico. Ora stiamo assistendo alla trasformazione dell'UE in un blocco economico-militare." Una trasformazione che, ha aggiunto, "richiederà alla Russia di adottare ulteriori misure per garantire la sicurezza nazionale" — una formulazione che, nel linguaggio diplomatico russo, apre la porta a nuove contromisure militari.

Lavrov ha chiuso il cerchio con una previsione tagliente sulla sostenibilità del progetto europeo di militarizzazione: "Quando il settore sociale soffre gravemente, i sussidi vengono tagliati e l'economia civile fugge dall'Europa verso gli Stati Uniti, anche dove le condizioni per le imprese sono molto più favorevoli." Il paradosso della militarizzazione europea è questo: per comprare sicurezza dagli Stati Uniti, l'Europa sta smantellando il modello sociale che la distingueva dal resto del mondo — e finanziando, nel frattempo, le industrie americane con le quali compete sul mercato globale.

Il vertice di Ankara, in definitiva, non è stato un summit di pace. È stato la presentazione del catalogo di una guerra futura, con l'Ucraina come showroom operativo e gli europei come clienti captivi di un sistema d'arma che non controllano e che qualcun altro ha progettato.

ARTICOLI CORRELATI

La NATO preme sull'Escalation: aumentare gli attacchi in profondità contro la Russia

La NATO si prepara a combattere la Russia, mentre l’Ucraina sacrificabile è prossima alla sconfitta

Massicci attacchi russi su Kiev che tenta di estendere il confronto alla Bielorussia

Foto © Imagoeconomica