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Ucraina, perché Zelensky ora chiede il cessate il fuoco? L'analisi di Orsini

Il presidente ucraino è passato dalla riconquista dei confini del ‘91 alla richiesta di tregua. Cos’è cambiato nella guerra

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La prova, forse quella più diretta, del progressivo indebolimento delle forze militari ucraine sul campo di battaglia passa soprattutto dal cambiamento di posizione di Volodymyr Zelensky: il presidente ucraino oggi chiede il cessate il fuoco, mentre Putin lo rifiuta. A spiegarlo è Alessandro Orsini, ricordando sul Fatto Quotidiano come, all'inizio della guerra, con l'invasione russa del 24 febbraio 2022, Zelensky avesse assunto una posizione estremamente rigida. Oggi, invece, molte cose sono cambiate.

“Nella prima fase, Zelensky rifiutava qualunque dialogo diplomatico con Putin; equiparava la parola ‘pace’ a una bestemmia e insolentiva chiunque proponesse una soluzione diplomatica, incluso Papa Francesco. Nella prima fase, Zelensky - ha proseguito Orsini - assicurava che avrebbe vinto la guerra; che avrebbe liberato i territori armi in pugno (pure la Crimea!); che avrebbe costretto la Russia a inginocchiarsi al suo cospetto infliggendole un’umiliazione smisurata”.

A fare da eco al presidente ucraino, in maniera compatta, un altro esercito: quello rappresentato dai principali media italiani che, in tandem con il governo di Giorgia Meloni e insieme a molti altri partiti italiani, avrebbero compartecipato a uno dei “più grandi fallimenti della classe dirigente italiana”.

Orsini lo ha ricordato indicando una data ben precisa: il 22 novembre 2023, quando, durante il G20 presieduto dall'India, la premier Meloni “disse a Putin che avrebbe dovuto ritirarsi da tutti i territori, senza chiedere niente in cambio ovviamente, dopo avere assicurato, nelle sue comunicazioni ufficiali, che l’Ucraina avrebbe vinto la guerra”.

Oggi, invece, accade che “Zelensky invoca il cessate il fuoco e Putin lo rifiuta”.

Per capire come si sia arrivati a questo punto, oltre alle previsioni ampiamente presentate da Orsini e altrettanto criticate dai principali media e settori politici italiani, lo stesso sociologo ha ricordato l'intervista concessa da Zelensky a Fox News nel novembre 2024. Durante l'intervista, Zelensky ammise che l'Ucraina non aveva la forza militare necessaria per riconquistare tutti i territori perduti e tornare ai confini del 1991. Era un cambiamento importante: Kiev iniziava a riconoscere che la guerra non poteva essere risolta soltanto sul campo di battaglia.

Nel mezzo, però, c'è un altro passaggio fondamentale: la controffensiva ucraina iniziata nel giugno 2023, sulla quale Kiev e i suoi alleati avevano riposto enormi aspettative e che non riuscì a produrre lo sfondamento sperato delle linee russe. Per Orsini, quella controffensiva avrebbe “semi-devastato l'esercito ucraino”, tanto da costringere l'allora comandante in capo Valery Zaluzhny a prospettare la necessità di centinaia di migliaia di nuove reclute. Allo stesso tempo, il prolungamento della guerra iniziava a mettere sotto pressione anche gli arsenali occidentali, costringendo i Paesi europei ad accelerare il riarmo e la produzione di munizioni.

Il cambiamento di Zelensky emerge chiaramente mettendo in fila questi passaggi. Prima, la promessa di riconquistare tutti i territori perduti, Crimea compresa. Poi, il fallimento della controffensiva, le difficoltà nel trovare nuovi soldati e la crescente carenza di munizioni e sistemi di difesa aerea. Infine, nel novembre 2024, l'ammissione che l'Ucraina non aveva la forza militare necessaria per tornare ai confini del 1991.

Il segnale più evidente di questo cambiamento è proprio la richiesta di un cessate il fuoco. Chi pensa di poter migliorare la propria posizione continuando a combattere ha pochi motivi per fermarsi. Al contrario, chi teme di perdere altri territori, uomini e armamenti ha tutto l'interesse a fermare la guerra prima che la situazione peggiori.

È qui che emerge la differenza tra Kiev e Mosca. Se nel 2022 Zelensky rifiutava il negoziato perché puntava a riconquistare militarmente i territori perduti, oggi è l'Ucraina a chiedere di fermare i combattimenti. Putin, invece, rifiuta il cessate il fuoco perché ritiene di poter ottenere di più continuando la guerra. “Sta perdendo chi chiede di congelare il conflitto. Sta vincendo chi rifiuta”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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