Ucraina, Alessandro Orsini: ''Ecco il piano possibile per fermare la guerra''
Il nodo non sono solo i territori: senza un accordo sul futuro di Kiev fuori dalla NATO, il conflitto può solo peggiorare

Ciò che si temeva è esattamente quello che si sta verificando: la guerra in Ucraina si aggrava sempre di più. "Entrambe le parti rifiutano il dialogo, la pace e l’idea di fare concessioni. Mosca ha dimostrato una capacità di rigenerazione militare e industriale che nel 2022 i più avevano sottovalutato. Anziché crollare, la Russia ha aumentato enormemente la produzione militare; acquisito esperienza bellica; ampliato la propria capacità di mobilitazione; sviluppato nuove capacità missilistiche e di guerra con i droni; rafforzato i rapporti con Cina, Iran e Corea del Nord; dimostrato una notevole capacità di sostenere una guerra prolungata". Tuttavia, una remota possibilità di poterne uscire, forse, potrebbe essere ancora valida: un piano di pace che preveda tre fasi.
A spiegarlo è Alessandro Orsini. Il noto sociologo, esperto di dinamiche che riguardano scenari politici e di terrorismo internazionale, è tornato sulla questione ucraina attraverso Il Fatto Quotidiano. Lo ha fatto, appunto, spiegando la strategia possibile, forse l'unica rimasta, in grado di sbloccare l'impasse che, sul medio e lungo periodo, da possibile minaccia nucleare per l'Europa potrebbe diventare un rischio concreto di scontro militare che potrebbe andare anche ben oltre il Vecchio Continente.
"Nella prima fase, l’Ucraina si impegna a cedere alla Russia le roccaforti che conserva in Donbass: questa è la richiesta di Putin per il cessate il fuoco. Tuttavia - ha proseguito Orsini - l’Ucraina non abbandonerà immediatamente le postazioni promesse per passare alla seconda fase, in cui i russi daranno agli ucraini il tempo di costruire un nuovo sistema di fortificazioni lungo il nuovo confine. Gli ucraini si ritireranno soltanto dopo il suo completamento. Non c’è un’altra soluzione per proteggere i territori a Ovest, giacché Putin non accetterà mai una forza di interposizione della Nato a presidiare la linea di contatto".
In altre parole, dopo che gli ucraini avranno indietreggiato consolidando una nuova roccaforte difensiva, non sarebbe assolutamente realistico immaginare soldati britannici, francesi, tedeschi o di altri Paesi NATO schierati tra russi e ucraini, tra la linea difensiva ucraina e quella concessa alla Russia, per impedire una nuova guerra. Proprio l'ipotesi di forze occidentali di interposizione è effettivamente uno dei problemi più discussi nel dibattito sulle garanzie di sicurezza per Kiev, e questo perché Mosca si oppone alla presenza di truppe NATO in Ucraina. Quella stessa NATO che, negli anni, si è sempre estesa in direzione Est nonostante i rischi correlati.
"Il nuovo" ipotetico "confine dovrà essere protetto dai soldati ucraini". Detto questo, "la vera difficoltà risiede nel passaggio alla terza fase, in cui la Nato dovrebbe annunciare la rinuncia a espandersi in Ucraina, superando il paragrafo 23 del Comunicato finale del summit di Bucarest del 2-4 aprile 2008".
Questo perché il vero nodo della questione ucraina non sono tanto i territori occupati dalla Russia, quanto il rapporto che ci potrà essere in futuro tra Ucraina e NATO. Ecco, dunque, che la parte essenziale per raggiungere la fine del conflitto risiede proprio nella terza fase, quella in cui la NATO rinuncia all'obiettivo di portare stabilmente l'Ucraina nella propria area di influenza e, soprattutto, nella propria struttura militare. Questo perché la Russia non vuole la NATO sul pianerottolo di casa.
"Se la Nato non porrà fine alle sue mire sull’Ucraina, la pace sarà impossibile nei decenni e la guerra potrà essere risolta soltanto sul campo di battaglia. Il vero problema della guerra non è la questione territoriale immediata, ma l’orientamento strategico dell’Ucraina. Una volta crollate le roccaforti in Donbass, Putin sarà nella condizione di decidere se avanzare ulteriormente, ed è chiaro che l’Unione europea, lasciando invariata la sua posizione intransigente, gli fornirà un incentivo a incedere. Con il passare del tempo, l’intransigenza dell’Unione europea e dell’Inghilterra, e l’aumentare degli attacchi contro Mosca, indurranno i generali russi a meditare mosse sempre più ardite, come l’assalto a Kiev, la presa di Odessa, l’annessione di Sumy e di Kharkiv".
Ecco che arrivare rapidamente a un cessate il fuoco sarebbe la soluzione migliore per
fermare temporaneamente i combattimenti e darebbe alle parti il tempo necessario per negoziare un accordo successivo e più ampio. Servirebbe soprattutto a evitare che la Russia, approfittando di un eventuale indebolimento delle difese ucraine, conquisti nuovi territori.
A questo va aggiunto anche che "la strategia di Zelensky volta a confinare la guerra al Donbass è fallita. I missili di Putin arrivano dappertutto; i cieli di Kiev sono sempre più scoperti. La guerra contro l’Iran sta riducendo drasticamente i missili intercettori della Casa Bianca, al punto che Guido Crosetto ha dovuto dare quelli italiani all’Arabia Saudita per proteggere le postazioni americane nelle dittature del Golfo Persico alleate della Casa Bianca. L’Unione europea - conclude Alessandro Orsini - ha sempre rifiutato il cessate il fuoco. Adesso lo invoca, ma non pioverà dal cielo e non arriverà per gentile concessione: dovrà essere costruito con una strategia".
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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