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Trump minaccia il ritiro delle truppe. Orsini: ''Ricatto per usare le basi contro l'Iran''

Francesco Ciotti

Quando l’impero è debole, è pronto ad azzannare anche gli alleati di lunga data più fedeli.

Ritirare le truppe americane dall’Italia? Probabilmente. Perché non dovrei? Non è stata di alcun aiuto”, ha dichiarato poche ore fa Donald Trump nello Studio Ovale, rispondendo a una domanda sui possibili tagli alla presenza militare Usa in Europa meridionale.
L’Italia – ha continuato il tycoon – non è stata di alcun aiuto, la Spagna è stata orribile. Quando avevamo bisogno di loro, non c’erano”, ha proseguito, collegando direttamente la minaccia di ritiro al rifiuto di Roma e Madrid di concedere l’uso offensivo delle basi nella campagna contro l’Iran e per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Lo scontro più aspro, però, è stato con Berlino.
Trump aveva appena attaccato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, accusandolo su Truth di “interferire” con chi “sta eliminando la minaccia nucleare iraniana” e definendo la Germania “inefficace” nella guerra tra Russia e Ucraina.
Da qui la minaccia: Washington “sta studiando e rivedendo la possibile riduzione di soldati in Germania”, dove sono schierati tra 35 e 40 mila militari USA, con una decisione “in un breve periodo di tempo”. 
Alla domanda se la stessa ritorsione potesse colpire anche Italia e Spagna, Trump ovviamente non ha esitato: “Probabilmente”.

Minacce di ritorsioni che, secondo il professore associato alla LUISS, Alessandro Orsini, nascondono il tentativo di “ricattare e minacciare Giorgia Meloni e il governo italiano”.
In particolare, “quanto maggiore sarà l'inasprimento della guerra, tanto più grande sarà il bisogno delle basi americane in Italia. Per invadere l'Iran, Trump avrà bisogno di utilizzare le basi americane in Italia per operazioni militari. Quindi Trump sta minacciando Meloni di ritirare i soldati americani dall'Italia per indurla ad accettare le sue prossime richieste”. 

Le basi europee come spina dorsale della potenza Usa

A questo proposito, paradossalmente, la stessa guerra in Iran dimostra quanto l’Europa resti indispensabile alla macchina militare americana.
La recente campagna aerea guidata dagli Stati Uniti contro Teheran ha potuto contare su una rete di basi europee così capillare che, senza di essa, difficilmente si sarebbe potuto sostenere un’operazione di quella portata nel tempo.

Dalle piste portoghesi delle Azzorre alle installazioni nel Mediterraneo orientale, l’Europa continua a essere la spina dorsale della proiezione di forza americana verso il Medio Oriente e l’area di responsabilità del Comando Centrale (CENTCOM).
Alcune basi hanno avuto un ruolo centrale nel rifornimento in volo.
La RAF Mildenhall nel Regno Unito, le infrastrutture vicino a Sofia e Bucarest e Souda Bay a Creta hanno contribuito a costruire l’imponente ponte cisterna necessario a sostenere sortite di combattimento continue verso il Golfo e l’Iran.

Altre installazioni, come la base aerea di Lajes, la stazione navale di Rota, Aviano in Italia e Ramstein in Germania, hanno funzionato come snodi logistici di transito per gli aerei in arrivo direttamente dagli Stati Uniti, integrandosi in una catena di rotazioni che ha pochi equivalenti al mondo.
Operazioni specializzate sono partite da basi come Larissa, che ha ospitato attività con droni, e soprattutto da Sigonella, che si conferma uno dei nodi più critici per i velivoli a pilotaggio remoto e le missioni ISR – intelligence, sorveglianza e ricognizione – nel Mediterraneo allargato e oltre.

Secondo le stime riportate da analisti occidentali, più di cento aerei cisterna avrebbero transitato attraverso basi europee durante l’operazione, insieme a centinaia di caccia, bombardieri e aerei da trasporto, rendendo possibile un ritmo operativo che né la sola aviazione imbarcata su tre portaerei né i voli diretti dal territorio continentale americano avrebbero potuto garantire.

Questo è il nodo strategico che la retorica sulla “pigrizia” europea tende a occultare: l’Europa non è soltanto consumatrice della sicurezza americana, ma anche infrastruttura decisiva per la proiezione di potenza globale degli Stati Uniti.
Ed è proprio il vecchio continente, apparentemente indisponente agli interessi di Washington, che inizia a sobbarcarsi gli elevati costi economici di questo conflitto voluto da Israele.

Foto © Roberto Pisana 
 
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