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Trump e Iran, Orsini: ''Nuovi bombardamenti sarebbero un boomerang per gli Stati Uniti''

AMDuemila

Dentro l’amministrazione americana cresce il timore che nuovi attacchi non portino alcun risultato strategico 

“Non avendo ottenuto nulla, Trump tornerà a bombardare l’Iran?”. La domanda se l’è posta Alessandro Orsini. Secondo l’esperto di sociologia e terrorismo internazionale, dentro l’amministrazione americana starebbe crescendo la convinzione che una nuova escalation militare non porterebbe ai risultati sperati. Difatti, Washington non chiede soltanto qualche concessione a Teheran, ma una vera e propria resa senza condizioni. 

“In primo luogo - ha spiegato Orsini sul Fatto Quotidiano - credono che nuovi bombardamenti non porterebbero i risultati attesi da Trump, ovvero: rovesciamento del regime; fine del programma missilistico; fine del programma nucleare; consegna dei 440 kg di uranio arricchito; fine dei rapporti tra l’Iran, Hezbollah, Hamas e Houthi. Si tratta di cinque obiettivi che corrispondono a una resa senza condizioni”. 

Anche i collaboratori più vicini al presidente americano non crederebbero che altri bombardamenti possano davvero produrre questo risultato. Anzi, temono l’effetto opposto. Uno dei nodi centrali è infatti lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo strategico attraverso cui transita una parte enorme del petrolio mondiale. “Quanto più lunga sarà la durata del confronto militare, tanto più lunghi saranno i tempi di riapertura dello Stretto”, ha sottolineato Orsini. E questo, ovviamente, avrebbe conseguenze economiche globali enormi, dall’energia ai mercati internazionali. 

Poi c’è la questione degli alleati del Golfo Persico. Secondo Alessandro Orsini, una nuova offensiva americana non farebbe altro che dimostrare al mondo che gli Stati Uniti non sarebbero in grado di proteggere davvero i loro partner nella regione da eventuali ritorsioni iraniane. 

Ed è proprio su questo punto che l’analisi di Orsini diventa ancora più interessante:  “Netanyahu ha rivelato di avere incontrato segretamente il presidente emiratino, Mohammed bin Zayed, a guerra in corso. Gli Emirati Arabi Uniti, colmi di vergogna e imbarazzo - Netanyahu è lo sterminatore dei musulmani palestinesi - hanno negato l’incontro in una nota ufficiale. Con la sua rivelazione, Netanyahu ha confermato l’argomento giuridico dell’Iran, secondo cui il bombardamento degli Emirati Arabi Uniti è legittimo in base al diritto internazionale”. In poche parole, questa vicenda offrirebbe all’Iran un argomento per sostenere che eventuali attacchi contro gli Emirati sarebbero “legittime ritorsioni” contro un Paese schierato con Israele. 

A pesare sarebbe anche il delicato equilibrio internazionale. Orsini ha spiegato che il Pakistan starebbe aiutando l’Iran aprendo corridoi commerciali terrestri per aggirare il blocco navale americano. E soprattutto sottolinea il ruolo della Cina. 

“Quando pensano alla ripresa dei bombardamenti, i più stretti collaboratori di Trump vedono molte altre cose. Ad esempio, vedono che il Pakistan ha aperto sei corridoi commerciali terrestri per aiutare l’Iran a fronteggiare il blocco navale imposto da Trump. Vedono anche che la Cina non vuole muovere un dito per aiutare gli Stati Uniti a riaprire lo Stretto di Hormuz, giacché le navi cinesi passano attraverso lo Stretto senza molti problemi. Xi Jinping non vuole muovere un dito, anche perché considera le richieste di Trump irrealistiche. Trump chiede alla Cina di chiedere all’Iran di arrendersi senza condizioni”. 

Insomma, una proposta del genere sarebbe talmente assurda “da non meritare nemmeno una chiacchierata tra amici intimi nel tempo libero”. 

Nel frattempo, la Cina avrebbe aumentato anche gli scambi commerciali con l’Iran via terra e ferrovia, riducendo in questo modo l’efficacia delle pressioni americane. 

A questo si aggiungerebbero anche il calo dei consensi di Donald Trump negli Stati Uniti e il crescente isolamento internazionale di Washington. Persino l’Italia potrebbe contribuire a questo isolamento. Se gli Stati Uniti avessero bisogno di usare le basi italiane in caso di “super-guerra”, molti italiani potrebbero reagire negativamente, persino tra gli elettori vicini al governo. 

A tutto questo si aggiunge anche un altro elemento: “Bombardando l’Iran, Trump diventerebbe vittima delle proprie bombe. Ho contato - sottolinea Orsini - tre giri di escalation nella guerra dei 40 giorni. L’Iran li ha vinti tutti. A Trump rimangono soltanto due ‘giri’: l’invasione e la distruzione delle infrastrutture energetiche. L’Iran potrebbe rispondere a entrambi”. Ed è proprio questo, secondo Orsini, il problema centrale per Washington: gli iraniani non hanno rovesciato il loro governo nemmeno sotto bombardamenti massicci. Mentre Trump si chiederebbe perché la popolazione iraniana non abbia abbattuto il regime, “gli iraniani si domandano come possano abbattere a mani nude un regime che non è stato abbattuto con un bombardamento smisurato”.  

Fonte: Il Fatto Quotidiano 

Foto © Imagoeconomica 

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