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VIDEO - Travaglio: ''Certi colleghi di Ranucci sono fessi o collaborazionisti. Vogliono colpire Report non lui''

Il direttore del Fatto Quotidiano al DIG festival: “Ci sono furbetti che vogliono approfittare della situazione per prendere la conduzione della trasmissione”

Karim El Sadi

“Ci sono furbetti che vogliono approfittare della situazione per prendere la conduzione della trasmissione mettendosi d’accordo con la Rai. Questo è evidente. Sono collaborazionisti”. Marco Travaglio interviene così, dal palco del DIG Festival, sulla vicenda che riguarda Sigfrido Ranucci e Report. Intervistato dal giornalista Alberto Nerazzini, il direttore del Fatto Quotidiano punta il dito anche contro una parte della redazione della trasmissione, accusando alcuni colleghi di Ranucci di voler approfittare della situazione per prendere il suo posto.
“Se hai l’azienda che lavora contro di te e cerca ogni pretesto per chiudere la trasmissione o snaturarla e hai dei politici che passano l’estate a dire che non basta cacciare Ranucci ma bisogna anche cambiare la natura di Report istituendo la par condicio”, afferma Travaglio, “se c’è qualche fesso all’interno della redazione qual è la partita. E cioè che pensano di potersi candidare per andare a prendere il suo posto e tutto rimane come prima, vuol dire che oltre che collaborazionisti sono anche stupidi”.
Per Travaglio, la questione va affrontata partendo da un principio: “Di solito si solidarizza con la vittima di un attentato non lo si punisce”. E, a suo giudizio, il dibattito dovrebbe concentrarsi anche sul rapporto tra giornalisti, politici e persone con precedenti penali.
“Bisognerebbe cominciare a spiegare che sono i politici che non devono frequentare pregiudicati”, sostiene. “I giornalisti devono andare a rimestare nei bassifondi per cercare le notizie, devono fare compromessi con tutti per avere una notizia. E può capitare che all’interno delle loro fonti si creino dei rapporti di amicizia, l’importante è che non inquinino il loro lavoro”.
Travaglio porta quindi un esempio personale per spiegare la distinzione tra il rapporto privato con una fonte e l'eventuale condizionamento dell'attività professionale: “Io ho conosciuto dei magistrati integerrimi di cui ho grande stima che sono diventati amicissimi di pregiudicati che avevano mandato in galera e che dopo che hanno scontato la pena e sono usciti sono diventati amici loro”.
“Faccio un esempio, Sergio Cusani, io se fossi a Milano probabilmente sarei amico di Cusani. Le rare volte che l’ho incontrato mi è sembrato una persona gradevolissima”. Travaglio ricorda quindi il passato giudiziario di Cusani: “E Sergio Cusani ne ha combinate di cotte e di crude negli anni della Milano da bere. Ha fatto la galera e ora fa il consulente perché esperto di finanza”.
“Quindi la sua esperienza a fin di male l’ha rivolta a fin di bene per cui ora aiuta la CGIL nelle crisi aziendali e lavora nel carcere”, prosegue Travaglio. “Questo per dire che non mi sono mai meravigliato che dei magistrati frequentassero un pregiudicato che aveva scontato la sua pena”.
Il ragionamento viene quindi riportato direttamente alla vicenda Ranucci-Lavitola. “Evidentemente Ranucci ha pensato che Lavitola volesse rigare dritto e gli ha dato una mano, non a fare rapine o attentati, ma a cercare di comprare il suo locale e cercare di fare affari in Africa”, dice Travaglio.
“Ad ogni modo non voglio entrare nella vita privata di Ranucci”, precisa. “Aspetto le indagini”. È proprio l'esito degli accertamenti, secondo il direttore del Fatto Quotidiano, a dover stabilire se il rapporto personale abbia avuto conseguenze sul lavoro giornalistico.
“Se queste dimostreranno che l’amicizia fraterna di Ranucci e Lavitola ha inquinato la trasmissione allora Ranucci non la deve più condurre”, afferma Travaglio. “Se invece le cose rimangono alla situazione attuale dove non si è dimostrato nulla di tutto questo penso che sia giusto che Ranucci venga reintegrato al suo posto”.
Travaglio critica quindi apertamente alcuni colleghi della redazione di Report, facendo riferimento anche alle dichiarazioni riportate dal Corriere della Sera: “Mi dispiace per quei suoi colleghi della redazione che fanno uscire sul Corriere della Sera, che sta facendo un bel giochino su questo fronte, a dire se torna Ranucci allora io…”.
La posizione di Travaglio è netta anche sul tema delle eventuali conseguenze professionali per i giornalisti della trasmissione: “Se torna lui pazienza, perché esistono delle norme e un codice. Non si possono dequalificare, demansionare e punire giornalisti che non ti piacciono”.
Infine, il direttore del Fatto Quotidiano ribadisce quello che, a suo giudizio, è il punto centrale della vicenda: “Attualmente la situazione sta così, che non ci sono inquinamenti di questo rapporto privato rispetto alla trasmissione e quindi la trasmissione la deve condurre Ranucci. Punto, così la vedo io e spero che la veda così anche il giudice”.

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