Tragedia Calenzano: chiuse le indagini per 7 dirigenti Eni e 2 della ditta Sergen

L’esplosione causò la morte di cinque lavoratori, l’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Prato Luca Tescaroli
La Procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, che coordina l'inchiesta sull'esplosione al deposito di carburanti Eni di Calenzano (Firenze), avvenuta il 9 dicembre 2024, ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini a sette dirigenti del colosso energetico italiano e a due rappresentanti dell'impresa appaltatrice Sergen Srl. La tragedia causò la morte di cinque lavoratori e il ferimento di altre 27 persone. I reati contestati, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni personali colpose. In un comunicato, il procuratore Tescaroli sottolinea come si sia concluso dopo oltre un anno l'incidente probatorio disposto nell'ambito del procedimento, fase centrale dell'inchiesta che si è svolta tra marzo 2025 e aprile 2026 per esigenze legate alle attività peritali. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, l'istruttoria tecnica avrebbe confermato ''nelle linee essenziali'' l'ipotesi investigativa originaria. Le verifiche dei consulenti avrebbero inoltre ''corroborato le cause profonde'' che hanno portato alle esplosioni e all'incendio che devastarono il deposito. Dalle risultanze tecniche emergerebbero, secondo la Procura, plurimi errori gravi e inescusabili nella gestione delle attività operative svolte la mattina del disastro. ''Errore umano e gravi criticità di sicurezza'', è la sintesi. Dalla ricostruzione investigativa emergono criticità legate alla sicurezza del sito, alla classificazione dei rischi e alla gestione dei lavori in corso. In particolare, i magistrati contestano una non corretta valutazione delle condizioni operative e delle interferenze tra attività diverse svolte contemporaneamente nel deposito. Le attività di manutenzione affidate alla società appaltatrice Sergen sarebbero state condotte mentre erano in corso operazioni di movimentazione del carburante, con possibili situazioni di rischio non adeguatamente valutate e gestite. Tra gli elementi ritenuti critici figura anche la presenza di possibili fonti di innesco in aree classificate a rischio esplosione (Atex), con una valutazione della zona di rischio che sarebbe stata sottostimata rispetto alle reali condizioni operative. Secondo la Procura, inoltre, sarebbero emerse carenze nel sistema di autorizzazione dei lavori, nella vigilanza e nel coordinamento tra le diverse figure responsabili della sicurezza.
Al termine dell'attività istruttoria, la Procura ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini nei confronti di nove persone complessivamente. Le posizioni riguardano figure con ruoli di responsabilità nella gestione del deposito, nelle manutenzioni, nei permessi di lavoro, nel coordinamento operativo e nei servizi di prevenzione e protezione. Le ipotesi di reato contestate restano, a vario titolo, quelle di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Parallelamente all'inchiesta principale, la Procura di Prato ha avviato un ulteriore filone investigativo legato a presunte violazioni ambientali. In particolare, altri quattro dirigenti Eni hanno ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini per la gestione di nuovi scarichi di acque reflue industriali provenienti dal deposito di Calenzano e immessi nel fosso Tomerello. Secondo gli inquirenti, tali scarichi sarebbero avvenuti in assenza della necessaria Autorizzazione Unica Ambientale (Aua) rilasciata dalla Città Metropolitana di Firenze. L'immissione delle acque reflue sarebbe avvenuta attraverso un bypass tra la vasca di fine trattamento e il corpo idrico recettore. Le analisi avrebbero inoltre evidenziato concentrazioni di idrocarburi totali superiori ai limiti consentiti dalla normativa, sia nazionale sia prescrittiva. Un punto centrale della conclusione delle indagini riguarda il profilo della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del decreto legislativo 231/2001. Secondo la Procura, il modello organizzativo adottato da Eni sarebbe risultato formalmente corretto e adeguato. Non sarebbero emersi elementi sufficienti per dimostrare un nesso tra il modello di gestione e controllo e il verificarsi del disastro. Per questo motivo, non viene contestata alla società la responsabilità amministrativa e non si ravvisano elementi per attribuire al datore di lavoro una colpa di omessa vigilanza, alla luce delle previsioni normative che escludono tale profilo in presenza di un modello organizzativo efficace e correttamente attuato.
Fonte: AdnKronos
ARTICOLI CORRELATI
Strage di Calenzano: secondo la perizia si poteva evitare e prevedere
Esplosione Eni di Calenzano, 9 indagati, sette sono dirigenti
Strage di Calenzano: il procuratore Tescaroli dispone verifica sugli sversamenti di carburante














