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Sul caso mafia-Delmastro Meloni si gioca la faccia

Attilio Bolzoni

Uno che si definisce o, peggio, si sente un “eroe antimafia” può diventare oggetto di indagini antimafia? Uno che agisce con “leggerezza”, e si ritrova socio di riciclatori di grossi mafiosi, può venire giudicato come tutti gli altri cittadini italiani anche se è un parlamentare della Repubblica? Uno che si vanta di essere erede di Paolo Borsellino (naturalmente non da solo, ma insieme alla premier Giorgia Meloni e a quel pittoresco personaggio che si sta rivelando la presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo) avrà la dignità di presentarsi ai suoi giudici o i suoi compari, seduti accanto a lui in Parlamento, tuteleranno la sua privacy e lo salveranno nel migliore dei casi da una figuraccia?
La vicenda di Andrea Delmastro, l’ex sottosegretario alla Giustizia che ha perso la poltrona per la “Bisteccheria d’Italia” in comproprietà con il ristoratore Mauro Caroccia — detenuto a seguito di una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni, aggravata dall’uso del metodo mafioso — sarà un banco di prova importante per capire se questa destra che governa sulle questioni mafiose è tutta chiacchiere e distintivo come ha dimostrato sino a ora. O al contrario avrà uno scatto d’orgoglio e di buon senso, che la procura di Roma ha chiesto al Parlamento per accedere a tutte le chat di WhatsApp intercorse fra il deputato di Fratelli d’Italia e quel Caroccia amico del clan camorristico dei Senese. Il caso non è affatto complicato, è molto semplice: c’è un uomo politico importante che è in affari con riciclatori e il suo partito deve decidere se i magistrati possono indagare su di lui a cominciare dall’acquisizione di alcuni messaggi o fare finta di niente. Come si comporteranno? Concederanno o non concederanno l’autorizzazione? E poi quelli di Fratelli d’Italia, non sono curiosi di sapere come il loro amico è finito non solo fra i tavoli della “Bisteccheria d’Italia” ma anche nell’assetto societario?

In commissione Antimafia l’ex sottosegretario nei giorni scorsi ha giurato di non essere mai stato a conoscenza dei trascorsi giudiziari del suo ex socio (sarebbe interessante scoprire chi, della polizia penitenziaria, ha accreditato Mauro Caroccia a Delmastro) e quindi, se non ha nulla da temere, dovrebbe essere lui stesso per primo a concedersi pienamente alla giustizia. Succederà? Non credo. Saranno i suoi compari a consegnarlo? Vedremo ma non mi farei illusioni. Intanto, questi di Fratelli d’Italia, su mafia e antimafia fanno il gioco delle tre carte votando l’autorizzazione come ha fatto sempre storicamente una certa destra. Propaganda, slogan, urla. Giorgia Meloni batta un colpo su Delmastro e sulla sua “leggerezza” coi prestanome dei Senese. Altrimenti, se non ci sarà autorizzazione, ci sarà consentito di pensare molto, ma molto male di Meloni e di Fratelli d’Italia.
E questo vale pure per Chiara Colosimo, la presidente di una commissione antimafia di bassissimo profilo. E poi la smetta Colosimo di querelare a tempesta. Ha citato in giudizio la scrittrice Ginevra Bompiani, il giornalista Saverio Lodato, l’attivista sociale dell’associazione Our Voice Jamil El Sadi perché, tutti e tre, l’avevano aspramente criticata. Bene, se proprio Colosimo non può fare a meno di accompagnarsi agli avvocati, allora ne trovi subito uno per querelare Andrea Delmastro. È lui, più di quegli altri, che ha provocato un danno di immagine al suo partito. Presidente, quereli Delmastro e ci faccia vedere di cosa è capace oggi l’Antimafia degli “eredi” di Borsellino. 

Tratto da: Domani 

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