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Stragi 1992: gip di Caltanissetta si riserva sull’archiviazione per Marcello Dell’Utri

AMDuemila

Il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Santi Bologna, ha deciso di riservarsi l’esito sulla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nei confronti dell’ex senatore Marcello Dell’Utri, indagato per concorso nelle stragi di Capaci e via d’Amelio. 
Nell’inchiesta su quei due attentati del 1992 – in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta a Capaci, e Paolo Borsellino con cinque poliziotti in via d’Amelio – era coinvolto anche Silvio Berlusconi, la cui posizione è stata archiviata in seguito alla morte avvenuta nel giugno del 2023. 
All’udienza erano presenti i difensori di Dell’Utri, gli avvocati Filippo Dinacci e Francesco Centonze. Per i familiari di Paolo Borsellino partecipavano il legale Fabio Trizzino e, in rappresentanza di Salvatore Borsellino, l’avvocato Fabio Repici, che si è formalmente opposto alla richiesta di archiviazione avanzata dai pm. 
L’indagine trae origine dall’intervista rilasciata da Paolo Borsellino il 12 maggio 1992 a una televisione francese, nel corso della quale il magistrato affrontava i rapporti tra Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri. Secondo l’impostazione investigativa, l’intervista – avvenuta 57 giorni prima della strage di via d’Amelio – avrebbe potuto rappresentare un movente per l’accelerazione dell’attentato, ipotesi però priva di riscontri concreti. 
La richiesta di archiviazione, depositata a gennaio, porta le firme del procuratore Salvatore De Luca, del procuratore aggiunto Pasquale Pacifico e dei sostituti Nadia Caruso, Davide Spina e Claudia Pasciuti. Per la Procura “non vi è alcuna prova che l’intervista fosse nota ad esponenti di cosa nostra nel periodo antecedente alla strage di via d’Amelio, né che fosse nota a Dell’Utri e da questi possa essere stata veicolata ai vertici dell’organizzazione mafiosa e non vi è, conseguentemente, alcuna prova che detta intervista possa essere stata la causa principale o una delle concause della nota accelerazione della strage di via d’Amelio”. 
Di parere opposto il legale Fabio Repici, secondo il quale “non solo le indagini sono state del tutto lacunose, ma sono state del tutto travisate le risultanze acquisite”. L’avvocato ha sottolineato che la richiesta di archiviazione giunge prematuramente, lasciando senza approfondimento elementi ancora da verificare e connessioni rimaste sullo sfondo. Repici ha inoltre indicato la necessità di esaminare con maggiore attenzione eventuali rapporti tra Dell’Utri e il boss mafioso Giuseppe Graviano

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