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Scarpinato: partita elettorale del 2027 sarà tra i nemici e i patrioti della Costituzione

L'editoriale dell'ex procuratore generale di Palermo

AMDuemila

La partita elettorale del 2027 sarà tra i "nemici e falsi amici della Costituzione da una parte, e patrioti della Costituzione dall’altra" e questa sfida potrà "essere affrontata e vinta solo con una mobilitazione di massa che chiami a raccolta sotto la bandiera della Costituzione lo stesso popolo che avendo compreso quale era la vera posta in gioco nel referendum del marzo 2026". 
È stata questa l'analisi dell'ex procuratore generale di Palermo e oggi sentore Roberto Scarpinato riportata in un suo editoriale pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano. L'ex magistrato ha richiamato quindi l'importanza di una "alleanza per la Costituzione" per "metterla in salvo e per assumerla come programma di governo, cancellando nei primi cento giorni di legislatura le principali leggi vergogna di questo governo". 
Su tratta, ha scritto, di "una responsabilità collettiva imposta dalla cogenza storica" nella quale ci troviamo: un governo (quello guidato da Giorgia Meloni) che ha iniziato una "stagione di regolamenti di conti con il passato, che non a caso ha come epicentro la Costituzione" approfittando degli attuali equilibri di forza "per rompere l’attuale quadro costituzionale, dando vita a una seconda Repubblica con una transizione dalla divisione e dal bilanciamento dei poteri alla loro concentrazione in un unico vertice oligarchico, cinghia di trasmissione di interessi di potenti oligarchie economiche nazionali ed internazionali, comitati di affari, lobby. Un progetto da attuare con riforme costituzionali come il premierato, la riforma della magistratura, l’autonomia differenziata e con leggi ordinarie ma di sostanza costituzionale come, per citare solo i casi più noti, i pacchetti sicurezza e la legge elettorale". 
In un articolo sul Corriere della Sera, il professor Sabino Cassese ha criticato la proposta di Giuseppe Conte di costruire una “alleanza per la Costituzione” per le prossime elezioni nazionali. Cassese ha sostenuto che si tratterebbe di una sorta di appropriazione indebita, poiché la Costituzione sarebbe "di tutti". Scarpinato contesta radicalmente questa tesi. "Si tratta di una affermazione smentita dalla realtà storica del paese che attesta che sin dai suoi albori la Costituzione non è mai stata di tutti", ha scritto l’ex procuratore generale di Palermo. Secondo Scarpinato, la Carta è stata da sempre "ostracizzata da settori rilevanti del mondo del potere che l’hanno sempre vissuta come un corpo estraneo", subita "obtorto collo" solo finché è rimasta un catalogo di buone intenzioni. È stata invece contrastata "con tutti i mezzi" quando si sono creati equilibri politici in grado di tradurla in realtà, colpendo oligopoli, privilegi economici e rendite parassitarie. Il magistrato richiama esplicitamente l’articolo 3 della Costituzione, che impegna la Repubblica a rimuovere "gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Proprio per questo carattere divisivo, la Costituzione è rimasta l’epicentro del conflitto politico per tutta la storia repubblicana. Scarpinato spiega che tale conflitto si è svolto su due livelli intrecciati: "Sulla scena pubblica in modo incruento mediante la dialettica parlamentare, sindacale, le manifestazioni di piazza" e "dietro le quinte nel fuori scena, in modo cruento", con "la risorsa dello stragismo, delle minacce di colpi di stato, di omicidi politici chirurgici". L’autore ricostruisce la sequenza storica. La strage politico-mafiosa di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947, che "tiene a battesimo la nascita della Repubblica", inaugura la strategia della tensione dopo la vittoria delle sinistre in Sicilia e nel pieno del conflitto sulla questione agraria. In quel contesto era in elaborazione l’articolo 44 della Costituzione. Scarpinato ricorda anche il progetto di colpo di Stato “Solo” del generale De Lorenzo del 1964, rientrato solo dopo che il centrosinistra rinunciò ad altre riforme successive alla nazionalizzazione dell’energia elettrica (art. 43). "L’approvazione dello Statuto dei lavoratori che attua l’art. 36 della Costituzione riequilibrando i rapporti di forza tra capitale e mondo del lavoro, innesca la stagione dello stragismo e dei progetti di colpi di stato degli anni settanta", scrive ancora Scarpinato. L’elenco prosegue con l’omicidio di Aldo Moro, l’uccisione di Piersanti Mattarella (definita da Falcone "il Moro bis"), le stragi programmate nel 1979 e quella di Bologna. Tutti eventi che, secondo l’autore, chiusero "in un lavacro di sangue la stagione del riformismo" e bandirono il progetto del compromesso storico. Le sentenze definitive sulle stragi di Milano (1969), Peteano (1972), Milano (1973), Brescia (1974) e Bologna (1980) hanno accertato, ricorda Scarpinato, "il coinvolgimento in questa guerra sporca svoltasi dietro le quinte, dei nemici della Costituzione: una triade composta da neofascisti, potentati economici confluiti in cabine di regia come la P2 ed altre organizzazioni similari, l’alta mafia". Una triade che, sottolinea, si è "gattopardescamente riciclata sino ai nostri giorni", attraversando anche gli anni Novanta. 

Fonte: il Fatto Quotidiano  

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