Scarpinato: maggioranza di governo protegge impunità della criminalità dei colletti bianchi
L’intervento dell’ex procuratore generale di Palermo al Senato sul Dl Giustizia
La maggioranza ha “disarmato lo Stato di fronte alla corruzione” e alla mafia dei colletti bianchi, emanando una legge che vieta di usare le intercettazioni contro reati come corruzione, concussione e peculato. Un’aberrazione giuridica che protegge i potenti e che passa attraverso una “norma su misura per garantire l'impunità della criminalità dei colletti bianchi e dei salotti buoni, lasciando intatti i poteri di intercettazione dello Stato solo per i reati della marginalità sociale. È l'essenza stessa della giustizia di classe: forte con i deboli e debole con i potenti”. E, come se non bastasse, la stessa maggioranza di governo, nella riforma del 2023, ha impedito l’uso delle intercettazioni per reati persino con aggravante mafiosa: “Un vero e proprio favore alla mafia”.
È stata questa la sostanza della denuncia mossa oggi dall’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato, nell’ambito della dichiarazione di voto sul dl Giustizia.
In sintesi è accaduto questo: si è deciso di ricorrere a una decretazione d’urgenza completamente inutile per risolvere questioni che avrebbero potuto essere trattate con l’ordinaria procedura. Con 92 voti favorevoli e 63 contrari, il Senato ha blindato il decreto Giustizia-Migranti attraverso la questione di fiducia. Un provvedimento omnibus che, nella fretta di essere convertito entro l’11 agosto, ha fatto cadere tutti gli emendamenti, compresi quelli dell’opposizione, volti ad estendere nuovamente l’utilizzo delle intercettazioni anche per i reati inerenti alla pubblica amministrazione. Ecco il vero obiettivo di questa manovra.
Forza Italia ha serrato i ranghi, il presidente La Russa ha dichiarato l’inammissibilità, il governo ha posto la fiducia.
Fine della discussione.
Non è un dettaglio tecnico. È un segnale politico preciso.
Da anni magistrati impegnati in prima linea contro le mafie denunciano i limiti imposti alla circolazione delle intercettazioni, soprattutto dopo le strette normative che hanno reso più difficile utilizzare ascolti “a strascico” per reati gravi non previsti nell’autorizzazione iniziale. In un sistema in cui la mafia dei colletti bianchi, le corruzioni sistemiche e gli appalti inquinati raramente lasciano tracce su linee telefoniche dedicate, le intercettazioni rappresentano uno strumento insostituibile. Non l’unico, certo, ma tra i più efficaci per ricostruire reti invisibili, rapporti trasversali, zone grigie dove il potere economico, politico e criminale si incontrano senza sparare un colpo. Eppure, proprio su questo terreno, la maggioranza ha mostrato una crepa profonda, in vista anche delle prossime elezioni politiche. Il risultato è un compromesso al ribasso: si rinvia tutto, forse a un decreto omnibus, mantenendo intatte le limitazioni attuali. Nel frattempo, la macchina antimafia continua a lavorare con un braccio amputato e una gamba legata.
“Il messaggio che avete dato ai mafiosi è stato: finché restate nelle periferie a spacciare, a fare estorsioni, non vi daremo la caccia. Ma se salite nei palazzi del potere… vi garantiremo l’impunità processuale” - ha detto Scarpinato. “Da oggi è ancora più chiaro a tutti gli italiani che ci sono forze politiche la cui mission è garantire in tutti i modi… i protagonisti della corruzione e della mafia dei colletti bianchi”. “Prendiamo atto che viviamo in un Paese in cui… la maggioranza ha deciso deliberatamente di disarmare lo Stato dinanzi ai reati dei potenti, affilando invece le armi solo contro la microcriminalità di strada”.
Emblematico anche il caso dell’ex sottosegretario alla giustizia Delmastro che si è visto scudare le chat con Mauro Caroccia dalla Camera impedendo così alla magistratura di indagare sui legami con il politico e il clan Senese. L’ombrello politico della Camera, concesso dalla maggioranza, è diventato uno scudo anche per “gli affari del Clan Senese”, denunciato Scarpinato.
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