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Roger Waters difende Macklemore: ''Gli artisti non possono essere imbavagliati''

Il co-fondatore dei Pink Floyd interviene dopo l’esclusione del rapper dal tour americano di Ed Sheeran

Jamil El Sadi
antimafiaduemila

“Al mondo ci sono due tipi di persone: quelle che fanno la cosa giusta, come il rapper Macklemore, e poi ci sono gli str**zi che fanno la cosa sbagliata”. Roger Waters torna a schierarsi pubblicamente sulla Palestina e lo fa prendendo posizione al fianco di Macklemore, il rapper statunitense escluso dalle restanti tappe americane del “Loop Tour” di Ed Sheeran dopo le sue dichiarazioni a sostegno della causa palestinese.
Il co-fondatore dei Pink Floyd, da anni impegnato pubblicamente a favore dei diritti dei palestinesi, è intervenuto con un video pubblicato sui social, attaccando frontalmente quanto accaduto e indicando Macklemore come esempio di un artista disposto a esporsi in prima persona. Una presa di posizione che arriva mentre il caso sta assumendo dimensioni sempre maggiori nel mondo della musica internazionale.
Dopo l’esclusione di Macklemore, infatti, anche gli altri quattro artisti che avrebbero dovuto accompagnare Sheeran nelle date statunitensi hanno deciso di abbandonare la tournée: Finneas, fratello di Billie Eilish, il cantante irlandese Aaron Rowe, la band folk irlandese Beoga e il gruppo danese Lukas Graham. Una serie di defezioni che potrebbe ora mettere in difficoltà le restanti tappe americane del cantante britannico.
“Gli artisti non possono essere imbavagliati quando si esprimono a favore degli oppressi”, ha scritto Finneas sui social. “Sono con la Palestina e la sua gente”.
Ancora più articolata la posizione di Aaron Rowe, che aveva già condiviso il palco con Sheeran durante alcune date in Australia. Il cantante ha spiegato di essere arrivato alla decisione senza leggerezza, nonostante il rapporto personale con l’artista britannico. “Ed è un amico e mi ha cambiato la vita. Non potrei mai ringraziarlo abbastanza, ma noi irlandesi conosciamo bene la realtà del genocidio, della fame e dell’occupazione violenta. Non posso stare a guardare mentre miliardari usano il loro potere per zittire la voce di chi parla contro il genocidio commesso da Israele e sottolinea la selvaggia uccisione di bambini. Perderei tutto il rispetto per me stesso se facessi finta di niente”.
I Beoga hanno spiegato invece di aver lasciato il tour come forma di protesta “contro il silenziamento di Macklemore da parte di lobby sioniste”. Sulla stessa linea i Lukas Graham: “Dovremmo avere la libertà di parlare della guerra, dell’uccisioni dei civili, di bambini che meritano di poter crescere, ovunque vivano, qualunque siano le loro bandiere. I soldi non danno il diritto di controllare una conversazione”.
Al centro della mobilitazione resta Macklemore, nome d’arte di Benjamin Hammond Haggerty, che negli ultimi anni ha fatto della propria notorietà anche uno strumento per denunciare quanto accade nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. La polemica è esplosa dopo il concerto del 4 settembre al MetLife Stadium, nel New Jersey, quando dal palco il rapper si è espresso a favore di una “Palestina libera” e ha cantato Hind’s Wall, brano critico nei confronti delle operazioni militari israeliane e ispirato alla vicenda della piccola Hind Rajab, la bambina di cinque anni uccisa a Gaza nel gennaio 2024.
Dopo quell’esibizione, l’Israeli American Council aveva promosso una petizione accusando Macklemore di aver utilizzato lo spettacolo per “promuovere un’agenda politica di parte”. “È un concerto di Ed Sheeran, non un comizio politico o una manifestazione di protesta”, aveva affermato l’organizzazione, chiedendo inoltre a Sheeran di chiarire se “il discorso politico del rapper, le immagini da lui proiettate sui maxi schermi e la scelta di cantare Hind’s wall erano stati approvati in anticipo”.
Alle critiche si erano aggiunti StopAntisemitism e la cantante Pink. Quest’ultima aveva precisato di non voler censurare nessun artista, rivendicando però la libertà “da madre ebrea, di aver paura, senza sentirmi dire che la nostra paura è solo propaganda”.
Secondo Messina Touring Group, promoter delle date statunitensi, la decisione sarebbe stata determinata dagli impianti che avrebbero dovuto ospitare i concerti. “Gli impianti dove si svolgeranno i concerti hanno fatto sapere che non avrebbero accettato l’inclusione di Macklemore. Questo avrebbe portato alla cancellazione della tournee, il cui impatto sarebbe stato accusato da centinaia di migliaia di fan”, ha spiegato il promoter a Rolling Stone.
Sheeran ha a sua volta preso le distanze dalla decisione, sostenendo sui social che l’allontanamento del rapper non sarebbe dipeso da lui. Il cantante si è detto “sconvolto dal conflitto tra Israele e la Palestina e la sofferenza e il dolore causati a entrambe le parti” e ha spiegato di aver “cercato di costruire ponti e trovare una soluzione, invano”.
“So chi sono, sia come persona, sia come artista, chi conosce il mio cuore conosce anche i miei valori... C’è spazio per approcci diversi per arrivare allo stesso fine: la pace. Scelgo di usare la mia fama e la mia piattaforma per essere un luogo di sicurezza, un santuario, per tenere le conversazioni aperte, non chiuse. Se ascoltiamo solo chi grida non cambierà mai nulla”, ha aggiunto Sheeran.
Ma è proprio sul rapporto tra arte, libertà di espressione e presa di posizione davanti alle ingiustizie che si inserisce l’intervento di Roger Waters. Il musicista britannico, che nel corso degli anni ha trasformato anche il proprio lavoro artistico in uno spazio di denuncia politica e sociale, ha scelto ancora una volta di esporsi, questa volta per difendere un altro artista che ha fatto altrettanto. E con la frase dedicata a Macklemore ha condensato la propria posizione senza mezzi termini: “Al mondo ci sono due tipi di persone: quelle che fanno la cosa giusta, come il rapper Macklemore, e poi ci sono gli str**zi che fanno la cosa sbagliata”.

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Immagine di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA