Report, Ranucci risponde alle accuse di due inviati: ''Non ho mai censurato nessuno''
Il giornalista difende il doppio ruolo dalle critiche di Mottola e apre all’inchiesta proposta da Bellavia: ''Ben venga''
A pochi giorni dalle ricostruzioni di stampa su alcune presunte tensioni interne a Report, il giornalista Sigfrido Ranucci torna a intervenire pubblicamente, affidando a un post pubblicato sul suo profilo Facebook una lunga replica alle dichiarazioni del giornalista Giorgio Mottola, dell’ex collaboratore di Report Alberto Nerazzini e dell’ex consulente della trasmissione d’inchiesta Gian Gaetano Bellavia. Le dichiarazioni a cui fa riferimento Ranucci sono state rilasciate domenica scorsa a Modena, durante il DIG Festival, evento dedicato al giornalismo investigativo, e successivamente trasmesse da “Filo Rosso”, programma di Rai 3 condotto da Antonino Monteleone.
“Mi hanno riferito che ieri sera la trasmissione Filo Rosso - condotta da Antonino Monteleone, capostruttura Giuseppe Malara, diretta da Paolo Corsini - ha ospitato, oltre a una serie di falsità sul caso Lavitola, anche le dichiarazioni di Alberto Nerazzini, ex collaboratore di Report; del commercialista Gian Gaetano Bellavia, ex consulente di Report; e dell'inviato di Report e opinionista di Di Martedì, Giorgio Mottola”, scrive Ranucci.
Secondo quanto riportato da Ranucci, l'ex collaboratore di Report Nerazzini avrebbe sostenuto che il giornalista non sarebbe “di sinistra” e gli avrebbe attribuito la censura di tre inchieste. Contestazioni puntualmente rispedite al mittente da parte di Ranucci, che, oltre a rivendicare la libertà di svolgere inchieste indipendentemente dall'area politica coinvolta, ha precisato anche che, in qualità di giornalista, “devo essere libero di fare inchieste anche sulla sinistra - e Report ne ha fatte - quanto afferma Nerazzini è falso. Non ho mai censurato nessuno, anzi ho difeso ogni prodotto dei miei inviati, qualsiasi partito coinvolgesse: pago anche per questo”.
Ranucci entra poi nel merito di una delle vicende citate, quella relativa a un'inchiesta riguardante una palazzina di Milano. Il giornalista ha precisato di non averla acquistata perché, in base al contratto, sarebbe già stata pagata dalla Rai. “Non ho acquistato un'inchiesta di Nerazzini che aveva al centro le dinamiche che riguardavano una palazzina milanese, perché la Rai, da contratto, l'aveva già pagata. Da dirigente, ho evitato che la vicenda potesse mettere nei guai sia la Rai sia lo stesso Nerazzini. Di questo ho prove e testimonianze”.
Ranucci cita poi una seconda inchiesta, che riguardava alcuni istituti religiosi. Secondo la sua versione, Nerazzini avrebbe voluto sostenere che la Procura di Milano non avesse voluto indagare alcuni frati per autoriciclaggio. Ranucci spiega di essersi opposto perché il reato era stato introdotto dopo i fatti contestati. “Non lo feci, perché sarebbe stato un errore: il reato era stato inserito nel codice penale successivamente ai fatti contestati”, scrive, ricordando inoltre che i frati sono stati assolti nel 2019 con una sentenza poi passata in giudicato. Infine, Ranucci accenna ad altre vicende senza approfondirle: “Su altre vicende - come le collette che abbiamo fatto come gruppo per ricomprare a Nerazzini le attrezzature di produzione che risultavano rubate in diversi furti - preferisco tacere”.
Il caso Mottola e il doppio ruolo a Report
“Giorgio Mottola ha invece sostenuto che il mio doppio ruolo, di autore e conduttore, avrebbe creato problemi, di certo non a lui”, ha sottolineato Ranucci, richiamando anche una direttiva dell'ex direttore generale della Rai Luigi Gubitosi che impedirebbe a un direttore di autoassegnarsi una conduzione. Una precisazione, quella del giornalista, che richiama anche un precedente rappresentato dalla giornalista Milena Gabanelli. “Mottola non sa di cosa parla”, ha precisato Ranucci. “Quella direttiva si ispirava a un principio sacrosanto, cioè che un direttore non può usare la propria posizione per procurarsi vantaggi economici autoassegnandosi una conduzione. Nel mio caso è accaduto l'opposto: nel 2016 sono stato nominato conduttore dalla direttrice di Rai 3, Daria Bignardi, e nel 2020 da Franco Di Mare, vicedirettore ad personam - incarico svolto gratuitamente, senza alcuna indennità.” - prosegue - “E comunque a Mottola tutto questo non sembra aver arrecato alcun problema: è andato in onda liberamente più volte, anche con inchieste che mi sono costate attacchi durissimi da parte della politica. Non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330mila euro l'anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo): la cifra più alta tra tutti gli inviati”.
La risposta a Bellavia: “Ben venga un'inchiesta su di me”
L’ultima parte del post di Ranucci è dedicata, invece, alle parole di Gian Gaetano Bellavia, commercialista ed ex consulente di Report, che ha invitato Mottola a realizzare un'inchiesta sullo stesso giornalista, una volta chiarita la vicenda Lavitola.
La risposta di Ranucci è netta: “Ben venga”.
“Dopo l'attentato, leggendo l'ordinanza, abbiamo scoperto che io e tutti quelli che mi erano vicini siamo stati intercettati. Tra gli atti, Bellavia - ha aggiunto Ranucci - potrà scoprire con quanta forza mi sono battuto contro i tentativi di censura per difendere lui e il suo spazio dalle accuse di spionaggio mosse dai giornali di Angelucci, comprese quelle rivoltegli in trasmissione da Luca Barbareschi. E con quanta forza mi sono battuto anche per realizzare l'inchiesta più completa possibile sul suo caso, contrariamente a quanto gli hanno fatto credere. È tutto agli atti”.
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