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Report, Mottola e Innocenzi: programma deve restare libero. Rai ci ripensi o pronti a lasciare

L'assemblea dei giornalisti: stato di agitazione, pronti allo sciopero

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Giorgio Mottola, inviato di Report da 14 anni, al Corriere della Sera ha detto che la "la vicenda Lavitola sia stata un pretesto" per "silenziare Report nell’anno elettorale".
Al netto di tutti gli articoli infamanti che sono stati scritti non è emerso "alcun condizionamento di Lavitola sulla trasmissione"; si è trattato, appunto, di un pretesto per mettere in atto "un disegno imposto dal governo, un colpo di Stato. Tanto che quando c’è stata comunicata, in maniera informale, la rimozione di Ranucci abbiamo provato ad avviare un’interlocuzione con la Rai per salvare l’integrità di Report, ma non hanno voluto nemmeno incontrarci".
Sulla questione dei due nuovi conduttori scelti dalla Rai Mottola è stato netto: "La loro funzione di garanzia di autonomia è stata pregiudicata dal metodo Rai. Milena Gabanelli e Sigfrido Ranucci hanno tutelato per 25 anni l’indipendenza di Report e respinto qualsiasi tentativo di condizionamento della politica". E poi: "Come possono, se sono stati scelti dal governo e in particolare da Fratelli d’Italia, a cui il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini ha pubblicamente dichiarato di appartenere?" Giulia Innocenzi, giornalista d'inchiesta, ha rimarcato la cosa (in un'intervista pubblicata sul Quotidiano Nazionale):  "Spero che Presutti e Piervincenzi si mettano una mano sulla coscienza, capiscano di essere stati usati e facciano un passo indietro".

Per quanto riguarda la trasmissione, ha ripreso Mottola, "se la Rai insiste, di Report resterà soltanto il nome: Report ha senso di esistere soltanto se è libero e indipendente". "I nostri contratti scadono a giugno 2027, ma siamo pronti a stracciarli. Spero ancora che Presutti e Piervincenzi capiscano che sono utilizzati in modo strumentale dalla Rai e dalla politica. E che facciano autonomamente un passo indietro per tutelare la storia del programma".
E poi, concludendo: "Ci batteremo affinché Report continui a esistere. Speriamo in Rai, altrimenti altrove".
Innocenzi ha spiegato la situazione: "Ci sono due battaglie in corso. Da un lato l’azione legale di Ranucci, che ha il diritto dalla sua parte; dall’altro c’è la nostra mobilitazione per far sopravvivere Report a questo killeraggio politico. Vogliamo spingere la Rai a tornare sui propri passi: la trattativa è aperta e la prossima settimana incontreremo il direttore degli approfondimenti, Corsini. Faremo di tutto per salvare la trasmissione". "Quando l’azienda ci ha annunciato informalmente che avrebbero fatto fuori Ranucci, confermando le voci, abbiamo proposto un progetto per rafforzare il format sui più alti standard del giornalismo d’inchiesta internazionale, affiancato da una conduzione alternativa con Giorgio Mottola e Giulio Valesini. Non sapevamo, però, che alle nostre spalle i giochi fossero già fatti", ha detto la giornalista d'inchiesta specificando che non saranno tollerate o "ammesse intromissioni esterne, che finirebbero solo per indebolire le inchieste. Quando Milena Gabanelli scelse Ranucci come suo successore, lo fece perché era il suo capoautore, cresciuto al suo fianco, capace di difendere Report dalle pressioni politiche e industriali. Chi guida questa trasmissione deve avere le spalle d’acciaio". "Abbiamo scoperto dalle agenzie di stampa la scelta di una nuova conduzione mai condivisa con noi, decisa con la complicità di colleghi che ci hanno pugnalato alle spalle. Se la proposta della Rai resterà questa, noi inviati d’inchiesta ce ne andremo in blocco. E senza di noi, Report non esiste più perché le inchieste le facciamo noi". Innocenzi conclude con una nota amara: "Dal punto di vista umano è stato un colpo durissimo. Giulia Presutti è una nostra collega, partecipava alle nostre riunioni dicendo di voler salvare Report, e invece si è prestata insieme a Piervincenzi a un gioco per uccidere la trasmissione".


L'assemblea dei giornalisti di Report: 'Stato di agitazione, pronti allo sciopero'

"I giornalisti interni della redazione di Report, preso atto della decisione arbitraria, non ancora motivata dell'Azienda, di sostituire Sigfrido Ranucci alla conduzione del programma, sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte della Rai, di essere pronti ad abbandonare il programma". È quanto si legge in un documento dell'assemblea dei giornalisti di Report, che indice "lo stato di agitazione e si riserva di mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica, compreso lo sciopero". "Report - si legge nel documento dell'assemblea - non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto di qualità, espressione autentica del servizio pubblico. Solo un più che solido vissuto professionale e l'autorevolezza conquistati sul campo possono infatti far fronte alle necessità di produzione e alle specificità investigative di una trasmissione complessa, delicata e di altissimo valore civile, come Report ha dimostrato di essere nel corso della sua lunga storia, offrendo al pubblico un contributo ispirato ai più autentici valori repubblicani".

"I giornalisti interni di Report - continua la nota -non sono disposti, in alcun modo, ad accettare imposizioni calate dall'alto che, non rispondendo a questi criteri, sono ascrivibili a una matrice puramente politica che snatura totalmente la vocazione e il DNA del programma. Esprimono, inoltre, sconcerto per il metodo usato dall'Azienda nella scelta unilaterale e senza condivisione dei nuovi conduttori, annunciati alle agenzie di stampa prima che alla squadra. Chiedono all'azienda di correggere le decisioni prese che non sono accettabili per chi, professionalmente, si è sempre riconosciuto nell'identità e nei valori di Report e che potrebbero costringere a scelte lavorative diverse. Chiedono inoltre il diretto coinvolgimento della redazione nelle scelte aziendali, al fine di preservare autonomia e indipendenza di un presidio fondamentale del servizio pubblico".

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