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Putin avverte l'Occidente sugli attacchi a lungo raggio e i piani di guerra contro Russia

Kaliningrad nel mirino. Zelensky minaccia anche la Bielorussia. Lavrov: Le élite europee pensano come Hitler

Francesco Ciotti

Dopo il clamore mediatico che hanno generato gli attacchi in profondità contro la Russia, con tanto di immagini hollywoodiane dell’esplosione della raffineria di Mosca, molti animi in Occidente si sono riscoperti galvanizzati nell’approccio bellicista per portare il Paese ad una sconfitta strategica. 

Una pallida e pericolosa illusione. 

È quanto ha tenuto sottolineare Vladimir Putin, in un clima solenne alla sala del Cremlino – dove si sono tenute le cerimonie di consegna dei diplomi agli ufficiali delle accademie militari russe. 

Il leader russo ha lanciato una risposta diretta ai teologi dell’escalation europea, evidenziando come i recenti raid provocatori, che hanno colpito anche obiettivi civili, non influenzeranno l’esito del conflitto. 

"Tutti questi attacchi, essenzialmente terroristici, compresi gli attacchi contro infrastrutture civili – ad esempio, un autobus che trasporta bambini bielorussi nella regione di Belgorod o un dormitorio studentesco a Starobelsk – non cambiano e non possono influenzare, sono incapaci di influenzare, gli eventi che si svolgono in prima linea, sulla linea di contatto", ha dichiarato Putin, rivolgendosi poi ai soldati russi al fronte. 

"Lì vengono martellati da quei tizi ogni giorno, ogni singolo giorno", ha aggiunto, dicendosi certo che presto "arriveremo dove dobbiamo arrivare". 

Le truppe russe – ha precisato – stanno esercitando pressione lungo l'intera linea di contatto e sono ormai alle porte di Kostiantynivka, uno dei nodi logistici e difensivi più importanti rimasti in mano ucraina nel Donetsk”.

Volgendo lo sguardo ai leader europei, presidente russo ha denunciato ancora una volta che “hanno recentemente dichiarato apertamente di prepararsi alla guerra con Mosca, utilizzando false dichiarazioni per giustificare la militarizzazione".

Nel merito, si era recentemente esposto, come portavoce della politica di Friederich Merz, ancora una volta il tenente generale Christian Freuding, capo dell'esercito tedesco, che l'11 giugno, a margine del salone aerospaziale ILA di Berlino, a esortato tutti i presenti ad "essere preparati... Dobbiamo essere pronti a combattere". 

Freuding, citato da Politico, ha precisato che esiste un ampio consenso alleato sul fatto che la Russia potrebbe attaccare il territorio della NATO entro la fine del decennio: "2029 non è una cronologia tedesca. È un'intelligence concordata dalla NATO. Tutti i 32 partner della NATO concordano sul fatto che la Russia potrebbe avere la capacità di invadere un paese partner nel 2029."

Ma Berlino, ha aggiunto il generale, non può permettersi di attendere i tempi lunghi dei programmi di sviluppo bellico: "La velocità è essenziale adesso." Per questo, la Germania ha bisogno di "soluzioni intermedie" per colmare il divario tra la capacità attuale e quella necessaria per una prontezza al combattimento reale. "Dobbiamo migliorare le nostre capacità per il combattimento 'stasera' ogni giorno come esercito tedesco", ha concluso, riassumendo in una sola frase lo spirito di una dottrina militare che ha definitivamente abbandonato l'orizzonte della pace. 

"Pronti a rispondere" con il deterrente nucleare e convenzionale in campo aperto

L'avvertimento più diretto è arrivato quando Putin ha affrontato la questione dei raid condotti o facilitati dai Paesi occidentali contro il territorio russo. "Siamo pronti a rispondere tempestivamente e in modo adeguato a qualsiasi minaccia, sia esterna che interna" ha sottolineato il presidente, usando una formula che nella retorica del Cremlino vale come impegno esplicito, soprattutto se lanciato davanti agli ufficiali che dovranno eventualmente eseguire quegli ordini.

Negli ultimi mesi i droni ucraini avevano ripetutamente preso di mira l'area di San Pietroburgo, colpendo il terminal petrolifero cittadino, le installazioni navali e militari di Kronstadt (compresa una nave da guerra e l'Istituto di ricerca per la flotta sottomarina) e snodi ferroviari strategici nella Russia nord-occidentale. 


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L'attacco più simbolico è avvenuto il 3 giugno, proprio all'apertura del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo: le colonne di fumo erano visibili dalle delegazioni ospiti, trasformando l'evento in una pubblica dimostrazione delle vulnerabilità russe.

Ebbene, i droni percorrendo i circa 1.000–1.100 km dalla frontiera ucraina hanno attraversato, in molti casi, lo spazio aereo di Estonia, Lettonia, Lituania e Finlandia. Kiev sostiene che le deviazioni siano causate dalla guerra elettronica russa (jamming), che reindirizzerebbe deliberatamente i velivoli verso i territori NATO alleati per generare frizioni diplomatiche, ma si è trattata di una lettura che ha retto poco all’evidenza dei fatti.

Il 19 maggio 2026 un caccia F-16 rumeno impegnato nella missione Baltic Air Policing ha abbattuto per la prima volta un drone ucraino sui cieli dell'Estonia; Kiev si è scusata ufficialmente con Tallinn e i Paesi baltici, attribuendo l'episodio al jamming russo. Pochi giorni prima, il 7 maggio, tre droni ucraini hanno violato lo spazio aereo lettone precipitando nel Paese, uno dei quali vicino a un deposito di carburante a Rezekne. L'incapacità dei sistemi antidrone di intercettarli ha innescato uno scontro tra la premier Evika Siliņa e il ministro della Difesa Andris Sprūds, che è stato costretto alle dimissioni; il suo partito ha ritirato il sostegno alla coalizione, costringendo Siliņa alle dimissioni e provocando una crisi di governo senza precedenti in un Paese NATO. 

Il leader russo: L’Occidente non nasconde i piani di guerra. Kaliningrad nel mirino

Per il capo del Cremlino l'atteggiamento della NATO è inequivocabilmente passato dal sostegno a Kiev con armi e finanziamenti a veri e propri preparativi per la guerra.

Ora dichiarano apertamente che si stanno preparando alla guerra contro di noi, aumentando i bilanci destinati alle operazioni militari offensive”, ha detto Putin. 

Basti pensare alle innumerevoli minacce rivolte contro l’enclave russa di Kaliningrad, diventata epicentro della retorica dichiaratamente aggressiva sul fianco orientale dell’Alleanza. In una recente intervista al quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung, il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys ha auspicato apertamente di “mostrare ai russi che possiamo penetrare nella piccola fortezza che hanno costruito... La NATO dispone dei mezzi necessari per distruggere le basi russe”.

Budrys ha ammesso che Vilnius, priva di aviazione da combattimento, dipende integralmente dagli alleati per l’ombrello aereo, ma ha espresso “piena fiducia” nell’articolo 5 del Trattato Atlantico e nella capacità di deterrenza della Germania. 

Ma le sue parole non sono un’uscita isolata: il generale Christopher Donahue, comandante delle forze terrestri USA in Europa e Africa e delle forze terrestri NATO, ha spiegato a Defense News che “non c’è alcun motivo per cui non possiamo neutralizzare la zona A2/AD di Kaliningrad da terra”, sostenendo che i piani per la “soppressione” delle difese russe dell’enclave esistono già e possono essere attuati “più rapidamente di quanto si pensi”.

In questo quadro, il riferimento di Putin alla modernizzazione dell’arsenale non convenzionale— missili balistici intercontinentali, bombardieri strategici e sottomarini nucleari — non è stato casuale. "Dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale, si è assistito a uno sviluppo qualitativo di molti tipi di armi, ed è in corso la modernizzazione della triade nucleare", ha ricordato, aggiungendo che nel corso del 2025 sono stati testati in condizioni di combattimento oltre mille campioni di armi e attrezzature. Un inventario della potenza militare russa presentato come promemoria rivolto a chiunque stesse valutando di alzare ulteriormente la posta in gioco. 


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Lavrov, sui piani di estendere il conflitto alla Bielorussia e il nuovo nazismo

Parallelamente ai moniti di Putin, è intervenuto a gamba tesa il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a una tavola rotonda con gli ambasciatori.

Al centro c’è la minaccia di Volodymyr Zelensky di attaccare la Bielorussia se questa non ritira le attrezzature "che aiutano a lanciare attacchi contro l'Ucraina" dai suoi confini. Aleksandr Lukashenko aveva precedentemente dichiarato che in caso di attacco alla Bielorussia e di minaccia alla sua sovranità, questa avrebbe usato armi nucleari. Lo stesso era stato confermato dal Capo di Stato Maggiore dell'esercito bielorusso, Pavel Muraveyko, nel 2024.

Il massimo diplomatico russo ha ricordato le garanzie di sicurezza per il loro Stato dell'Unione — un accordo che, secondo il ministro, consente l'utilizzo di "tutte le misure disponibili" qualora la sicurezza dei due Paesi fosse minacciata. 

Lavrov ha poi fatto un paragone tra le attuali élite europee e il pensiero di Adolf Hitler. "Hitler voleva distruggere completamente la civiltà russa e, in sostanza, impadronirsi dei territori. Queste persone la pensano allo stesso modo" ha affermato il ministro, aggiungendo che "ci sono state numerose fughe di notizie su piani per la spartizione della Russia". 

Secondo Lavrov, i funzionari dell'UE non solo non nascondono i loro preparativi militari contro Mosca ma hanno addirittura fissato delle scadenze: "Hanno parlato di una data non successiva al 2030". 

Nel merito, è stato proprio il Telegraph, nel gennaio di quest’anno, a riferire che “la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha adottato misure per allentare le norme UE sul debito al fine di finanziare 650 miliardi di euro di spese aggiuntive per la difesa, nella speranza di preparare i membri dell'UE a una presunta possibile guerra con la Russia entro il 2030”. Tutto in linea con il piano di difesa denominato inizialmente "ReArm Europe" e successivamente ribattezzato "Readiness 2030", seguito dalla denominazione più recente "Preserving Peace – Readiness 2030".

In questa lettura, il leader ucraino è stato ovviamente investito di un ruolo molto attivo. "Zelensky è stato scelto per interpretare il ruolo di 'führer', un personaggio che sembra calzargli a pennello" ha detto Lavrov, senza peli sulla lingua, smentendo qualsiasi valutazione ottimistica sull'andamento dei negoziati con l’Europa. 

"Quando l'Europa impone le proprie valutazioni sui negoziati, insiste sui propri approcci e si aggrappa ai primi sprazzi di buon senso che l'amministrazione statunitense ha dimostrato dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, non ci facciamo illusioni sui veri piani degli europei", ha precisato, sottolineando che il vero obiettivo dell'Occidente è salvare il “regime di Zelensky” e "preservare l'Ucraina come testa di ponte per la continua lotta contro la Russia", usando le richieste di colloqui come copertura.

Basti pensare al recente vertice G7, tenutosi dal 15 al 17 giugno, sulle rive del Lago di Ginevra, dove i delegati europei hanno ribadito le “cinque condizioni per una pace giusta” stabilite a Downing Street con Zelensky presente: cessazione delle ostilità con l'attuale linea del fronte come punto di partenza negoziale; garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti per l'Ucraina, incluso il dispiegamento di forze multinazionali sul territorio ucraino; mantenimento degli attivi russi congelati fino alla fine del conflitto e al pagamento dei risarcimenti; tutela degli interessi della sicurezza europea in qualsiasi futuro accordo.  


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Punti che ripropongono le cause profonde del conflitto inscrivibili della crescente militarizzazione del Paese e pongono Kiev su una posizione di forza che Mosca non potrà mai accettare.

Il fronte che crolla e la narrativa che regge: la distanza tra realtà e propaganda

Sul terreno, la situazione al fronte racconta una storia diversa da quella diffusa dalle istituzioni europee e nei media nostrani.

Una campagna informativa ucraina starebbe cercando di minimizzare la crisi a Konstantinovka, snodo strategico per il fronte di Donetsk nel Donbass. La sua eventuale caduta aprirebbe alle forze russe la direttrice verso Kramatorsk, mettendo sotto pressione anche Slavyansk. Con riserve limitate, l’esercito ucraino fatica a sostenere simultaneamente entrambi i settori. Kramatorsk e Slavyansk costituiscono un sistema operativo integrato: l’interruzione delle linee di rifornimento e l’avanzata russa verso Druzhkovka ostacolano rotazioni e flusso di munizioni, interrompendo il principale nodo logistico del Donbass. Il comandante in capo Oleksandr Syrsky si troverebbe quindi di fronte a una scelta critica: difendere Kramatorsk o Slavyansk, con il rischio di esporre uno dei due fianchi. Non si esclude che Kiev possa tentare di ampliare il quadro del conflitto, anche coinvolgendo la Bielorussia, per spostare l’attenzione da questa fase sfavorevole.

Addirittura, secondo Denis Pushilin, capo della Repubblica Popolare di Donetsk, le forze russe avrebbero stabilito il controllo del fuoco su una parte significativa dell'agglomerato urbano di Slavyansk-Kramatorsk.

Eppure, nella stessa settimana in cui le forze russe penetravano ulteriormente a Krasny Liman e si avvicinavano a Kramatorsk, la von der Leyen dichiarava che "la situazione sta cambiando per l'Ucraina" e che Kiev "sta tenendo duro e sta persino recuperando terreno, almeno in parte." Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è invece concentrato sul coordinamento europeo, proponendo il formato E3 — Germania, Francia e Regno Unito — come asse portante della politica di sostegno a Kiev, una scelta che ha attirato le critiche della Polonia. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha ricordato che "tra il Mar Nero, il Mar Baltico e l'Adriatico vivono 120 milioni di persone nell'UE che sono minacciate dall'aggressione russa in modo molto più diretto rispetto alla Germania."

La distanza tra le narrazioni istituzionali e i dati sul campo emerge in modo particolarmente netto nell'analisi della campagna di droni ucraina. Il Financial Times ha descritto i "prodigiosi progressi tecnologici" di Kiev nel settore, mentre i russi colpiscono sistematicamente con una combinazione di droni Shahed, missili da crociera Kh-101, missili ipersonici Kinzhal e balistici manovrabili praticamente ininterrotta. Ma secondo il New York Times, la Russia ha aumentato di dodici volte il numero di attacchi con missili balistici contro l'Ucraina rispetto al 2023: dai sei lanci mensili dell'anno in questione ai 74 medi registrati nei mesi più recenti. Nel solo corso della scorsa settimana, le forze russe hanno lanciato sull'Ucraina circa 2.200 droni d'attacco, più di 1.800 bombe aeree guidate e 87 missili da crociera e balistici. 

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