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Processo Baiardo, Paolo Berlusconi: lo incontrai a Milano e intuì un tentativo di estorsione

Il fratello dell’ex premier in aula: non mi sono scordato dell’episodio ma dell’uomo

Luca Grossi

Nel processo a carico di Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna già condannato per favoreggiamento ai boss stragisti Filippo e Giuseppe Graviano, in corso davanti al Tribunale di Firenze, Paolo Berlusconi ha deposto in video collegamento dopo che il collegio presieduto dalla giudice Anna Favi ha rigettato la sua richiesta di astensione. Il fratello dell’ex premier aveva invocato la facoltà di non testimoniare in quanto prossimo congiunto di Silvio Berlusconi, indagato nel procedimento principale sui mandanti esterni delle stragi del 1993 ma poi stralciato e archiviato. Il pm Lorenzo Gestri si era opposto, rilevando che Silvio Berlusconi non era imputato nel procedimento specifico contro Baiardo in corso di svolgimento. Fulcro dell’udienza, come riportato dal ‘Fatto Quotidiano’, è stato l’incontro avvenuto il 14 febbraio 2011 nella sede de ‘Il Giornale’ a Milano tra Paolo Berlusconi e lo stesso Baiardo: “All’uscita di un ristorante, sono stato avvisato dai ragazzi della mia scorta che c’era una persona la quale voleva riferirmi cose su mio fratello. Io non lo conoscevo e quindi l’ho fatto salire nel mio ufficio al Giornale”. Baiardo, secondo il racconto, gli riferì di aver cercato inutilmente di contattare Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi e di dovergli comunicare "cose spiacevoli" sul fratello.  "Il signor Baiardo mi dice che aveva cercato di parlare con mio fratello (aveva chiamato Palazzo Chigi) senza riuscirci e che mi doveva dire cose spiacevoli su mio fratello. D’istinto non mi aveva fatto una buona impressione”; "e poi avendomi detto lui che c'erano delle cose che potevano screditare mio fratello, a questo punto ho immediatamente posto fine all'incontro. Gli ho detto che l'incontro era finito, ho invitato ad uscire, ho chiamato la persona di scorta e l'ho fatto accompagnare fuori dal mio ufficio, perché evidentemente avevo subito, era stata una mia intuizione, che potesse avere delle finalità di richieste di soldi estorsive in qualche modo. Siccome non era mia abitudine sottostare a possibili ricatti, ho posto fine all'incontro". L’incontro, secondo la sua versione, durò due o tre minuti e non portò alla consegna di documenti o foto. Paolo Berlusconi ha aggiunto di non averne mai parlato con il fratello Silvio e di non aver svolto accertamenti sul visitatore, nonostante questi avesse lasciato le sue generalità. "Non mi sono scordato l’episodio” ha poi aggiunto, ma “mi sono scordato del signor Baiardo"; ha poi motivato la dimenticanza con il fatto che l’episodio avvenne di domenica (San Valentino) e che lui non va mai in ufficio quel giorno, oltre a frequentare abitualmente un altro ristorante.
"E lei non fece comunque una denuncia per questo atteggiamento? Lei ha parlato di estorsione per questa richiesta?", ha chiesto il pubblico ministero. "Assolutamente no. Ma non mi è sembrato assolutamente il caso", ha riposto Paolo Berlusconi.



baiardo salvatore report

Anche Domenico Giancane, ex caposcorta di Paolo Berlusconi, aveva dato una sua versione di quanto accaduto all’udienza di metà marzo scorso: secondo il testimone, dopo il colloquio il fratello dell’ex premier definì Baiardo come una persona venuta "a screditare" Silvio Berlusconi. "Mimmo, tu sei testimone, questo signore è venuto qua a screditare, a dire cose su mio fratello”, avrebbe detto. Domenico Giancane mentre accompagnava il fratello dell’ex premier dal suo studio in via Negri a un ristorante in via Santa Maria Segreta, notò "sull’altro lato del marciapiede" una coppia "un po’ appariscente": un uomo con cappello e sigaro e una donna. "Mentre andavamo al ristorante, la coppia veniva dietro di noi", ha raccontato Giancane. "Paolo Berlusconi entra nel ristorante e noi restiamo fuori. Un signore mi chiede di avvicinarmi perché mi doveva dire qualcosa". L’uomo – identificato poi come Baiardo – chiese di parlare con Paolo Berlusconi: "Potrei parlare col dottor Paolo Berlusconi? Ho delle cose importanti riguardanti il fratello". Giancane riferì la richiesta a Paolo Berlusconi, che fissò un appuntamento per le 15:30 in ufficio. “Guardi, io sono uno che ha un po’ di precedenti penali anche pesanti”, avrebbe detto Baiardo parlando al capocorda prima dell’incontro. La presidente Anna Favi aveva espresso perplessità sulle procedure di sicurezza: "Mi stupisce il fatto che una persona che si autoqualifica come un criminale di calibro, con precedenti pesanti, venga passato senza nessun controllo ulteriore nella stanza da solo con il soggetto tutelato". Giancane rispose che la prassi era quella di non filtrare gli appuntamenti di Paolo Berlusconi, anche se si trattava di una persona che dichiarava "precedenti penali pesanti”. L’avvocato difensore di Baiardo, Roberto Venrella, ha chiesto chiarimenti sulle dichiarazioni rese da Giancane nel 2020, sottolineando che in quell’occasione il testimone aveva parlato di un commento più generico di Paolo Berlusconi ("è venuto a dire qualcosa di mio fratello") e non di termini negativi come "screditare". Giancane, però, ha confermato di ricordare l’espressione più forte. Tornando all’udienza del 16 giugno la pubblica accusa ha inoltre chiesto conto del messaggio inviato a Urbano Cairo il 7 febbraio 2023, dopo una puntata di Non è l’arena condotta da Massimo Giletti in cui era ospite Baiardo.  "Vidi una puntata e si tirava in ballo questa storia assurda di un coinvolgimento di mio fratello in situazioni infamanti come le stragi. Inviai un messaggio a Urbano Cairo con su scritto ‘vergogna’". “Dopodiché lui mi ha telefonato: 'Paolo, mi dici così?' E gli ho spiegato che mi sembrava assolutamente vergognoso lui, che conosceva, era amico, ma soprattutto conosceva l'origine del lavoro, delle fortune e la qualità morale di mio fratello, che consentisse una trasmissione del genere. Quindi questo è stato il mio, il mio sfogo. Lui si è giustificato dicendo che non era responsabile dei contenuti della trasmissione. Questo lo capisco, è corretto".
Una frase che cozza con quanto detto da Cairo la volta scorsa: "Mi ha chiamato per telefono" Paolo Berlusconi "ma non ho risposto e mi ha scritto 'vergognati' (questo il 7 febbraio 2023) lamentandosi, secondo l'interpretazione di Cairo, della trasmissione di Giletti con Baiardo. Interpellato dai pm Cairo disse di non aver saputo da lui il motivo del messaggio ma di averlo semplicemente intuito: "Non lo so" il motivo per cui mi ha scritto 'vergognati', ma era "evidentemente per la puntata”. Poi gli disse, dopo averlo richiamato: “Tu Paolo non ti devi permettere perché io non intervengo su chi fa le trasmissioni". E la discussione si sarebbe chiusa. Paolo Berlusconi, invece, ha riferito di aver spiegato a Cairo le ragioni della sua indignazione: l’amicizia con Silvio e la consapevolezza della sua "qualità morale". Ha concluso affermando che, se tornasse indietro, scriverebbe lo stesso messaggio.
Il dubbio che traspare è uno: la natura e il senso di quel 'vergognati' rivolto a Cairo.
Gli venne scritto perché prorpio lui, così vicino alla famiglia Berlusconi avrebbe permesso a una trasmissione di quel tipo di andare in onda sollevando, si potrebbe pensare, non pochi imbarazzi?
O c'era altro?

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