Processo Baiardo, informativa Dia: dal ’94-2018 Dell'Utri era in rapporti con Giuseppe Graviano
Le carte degli investigatori depositate al dibattimento in corso a Firenze

"È ragionevole ritenere che Dell’Utri Marcello, nel periodo trascorso dal 1994 a oggi (2018, ndr) abbia continuato a mantenere, seppur in maniera estremamente riservata e mediata da terzi, i propri rapporti con Graviano Giuseppe, cercando, tra le ultime sue iniziative, di pilotare il grande appalto del 2007-2008 finalizzato alla realizzazione della filiale Ikea a Palermo, attraverso un proprio uomo di fiducia, divenuto general contractor per quel progetto, identificato in Meregalli Cesare, il quale aveva già individuato la sede dove costruire proprio nel quartiere di Brancaccio ove la famiglia Graviano è egemone, dapprima sui terreni di Fondo Brasca intestati a loro prestanome e successivamente in quelli antistanti di Fondo Bagnasco, sui quali, oltre all’Ikea, Meregalli aveva intenzione di realizzare 1200 alloggi in edilizia convenzionata e sovvenzionata".
È questo il contento di un’informativa della Dia del 20 aprile 2018 - riportata dal Fatto Quotidiano - depositata agli atti del processo che vede imputato l’ex gelataio di Omegna e favoreggiatore dei fratelli Graviano Salvatore Baiardo a Firenze con l’accusa di favoreggiamento personale con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e per calunnia aggravata nei confronti del giornalista Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cerasa, Giancarlo Ricca.
Nella stessa nota del 2018, confluita nel processo e citata più volte dal luogotenente Dario Carbone, la Dia formula un’ipotesi sulla relazione tra Graviano e Dell’Utri: "I rapporti sono poi proseguiti, evidentemente in chiave di contropartita economica verso i Graviano per la loro perdurante omertà, almeno sino al 2007-2008, come testimonia l’attività tecnica a carico di Graviano Nunzia (sorella di Filippo e Giuseppe ndr) e i successivi accertamenti sulla vicenda Ikea, che vedono sullo sfondo l’intervento dell’ex senatore mediato attraverso personaggi a loro disposizione inseriti appositamente negli ambienti siciliani".
L’informativa è stata depositata nel processo a Baiardo ma trae origine da indagini su Dell’Utri e Berlusconi per le stragi del 1993, in passato archiviate e poi riaperte. Nessuna delle persone citate – Dell’Utri, Meregalli, gli altri imprenditori – risulta indagata o condannata in relazione a questi fatti specifici.
Si tratta come ha riportato Marco Lillo su ‘il Fatto Quotidiano’, di una intricata vicenda immobiliare che coinvolge personaggi di estremo interesse: al tempo dei fatti, siamo nel 2005, al governo c’era Berlusconi. Il presidente siciliano era Totò Cuffaro. Dell’Utri era un senatore potente con la rete dei suoi “Circoli”. Inaugurò quello di Palermo a maggio 2005 con il sindaco Cammarata, il ministro La Loggia e il sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, tutti di Forza Italia.
Come faceva Meregalli a muoversi in autonomia su un terreno dei Graviano?
La Dia descrive i tentativi di realizzare l’Ikea su suoli controllati dal clan. "Meregalli, tramite una delle sue società (…) la Iko Srl, stipulò il 7 giugno 2005 il preliminare con Ikea (non coinvolta nell’inchiesta) per la realizzazione della sede a Palermo". L’imprenditore, con sede ad Arcore e collegamenti con Dell’Utri, scelse inizialmente la zona di Brancaccio, dominio storico dei Graviano.
Lillo riporta le parole del capo progetti di Ikea, Ton Reijmers, olandese ma residente in Lombardia: "Proposi uno spostamento che però non fu condiviso dai presenti; fui avvicinato da una persona che senza presentarsi, mi disse con fare intimidatorio, che la struttura andava posizionata in un posto da loro indicato e non in quello da me scelto".
La Dia parla di “verosimile funzione di emissari del ‘mandamento’, consapevoli che l’Ikea stava per essere costruita sui terreni in mano ai Graviano”. Nel 2007, Meregalli – prosegue la Dia – inizia “a trattare l’acquisto di terreni dalla parte opposta di viale Regione Siciliana, in un’area conosciuta come Fondo Bagnasco, anch’essa sotto la probabile influenza mafiosa della famiglia Graviano”. Proprio lì c’è “la contestuale presenza di un terreno di proprietà di Graviano Nunzia e di altri appartenenti agli eredi di un loro gregario (Di Caccamo Gioacchino)”. Inoltre Meregalli chiese a Ton Reijmers 11 milioni di euro senza giustificazione e affermò che doveva trattare con lui per asseriti rapporti con Dell’Utri e i fratelli Berlusconi; e "fece intendere che tali ragioni me le avrebbe comunicate sussurrandomi in un orecchio". Reijmers aggiunge: "Meregalli mi rappresentò di avere contatti basati su affermata conoscenza, con Silvio e Paolo Berlusconi e Marcello Dell’Utri, ciò a voler significare che per ultimare il progetto siciliano lui era la persona giusta". Effettivamente la Dia annota che nel computer di un imprenditore romano, Piergiorgio Bassi, non indagato, furono trovati nel 2012 “mail e vari file da cui si desumevano i suoi rapporti (leciti, ndr) con Dell’Utri e con Meregalli”. Bassi non si interessò alle questioni siciliane e aveva un incarico per trovare investitori esteri nella realizzazione del centro. C’era “uno stretto rapporto di amicizia e affari tra Bassi e Dell’Utri”. Marco Lillo infine riporta le valutazioni contenute nell’informativa Dia in base a quanto dichiarato da Piergiorgio Bassi: "Ritengo che Meregalli operasse in Sicilia proprio in virtù dei rapporti con Dell’Utri". L’informativa segnala inoltre i rapporti leciti tra Meregalli e Pier Paolo Pizzimbone, "segnalato dalla stampa nazionale come ‘legato’ economicamente e politicamente a Dell’Utri", e con Mariano Cono Incarbone, "oggetto d’indagini antimafia da parte della Dda etnea, perché ritenuto in concorso con la nota cosca mafiosa Ercolano-Santapaola". Meregalli aveva contatti anche con "il noto Papalia Aldo" in ottimi rapporti con Dell’Utri già nel 1993-94. Nessuno di questi soggetti è coinvolto nelle indagini. L’informativa collega questa operazione al contesto più ampio dei rapporti presunti tra Dell’Utri e i Graviano, citando l’incontro romano del gennaio 1994 al bar Doney descritto dal pentito Gaspare Spatuzza. La Dia parla di "rapporti poi proseguiti, evidentemente in chiave di contropartita economica verso i Graviano per la loro perdurante omertà, almeno sino al 2007-2008".
Marco Lillo sottolinea che Ikea, alla fine, accantonò il progetto Palermo e realizzò solo il centro di Catania.
Fonte: il Fatto Quotidiano
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