Processo Baiardo, i pentiti: Cosa nostra votò Forza Italia e diede 20 mld di lire a Berlusconi
La testimonianza in aula dei collaboratori Emanuele Celona e Ciro Vara
Nel 1994 tutta Cosa nostra votò per Forza Italia. Marcello Dell’Utri era il referente. Inoltre c’era molta soddisfazione perché “si sapeva in Cosa nostra che anche Berlusconi aveva avuto rapporti con noi, diciamo, con Cosa Nostra. Perciò c’era un’aspettativa perché si potevano aggiustare le cose. Questa era l’aspettativa di tutti noi”. Così il collaboratore di giustizia Ciro Vara, ex rappresentante della famiglia di Vallelunga (Caltanissetta), ha ricostruito le indicazioni di voto di Cosa nostra alle elezioni politiche del 1994 e i rapporti dell’organizzazione con esponenti politici. Lo ha fatto in collegamento da remoto con il Tribunale di Firenze (presidente Anna Fani), nell’ambito del processo a carico di Salvatore Baiardo, imputato per favoreggiamento personale aggravato dall'agevolazione mafiosa e per calunnia aggravata nei confronti di Massimo Giletti e dell'ex sindaco di Cerasa Giancarlo Ricca. Il collaboratore Vara, molto vicino alla famiglia Madonia quando era ancora in Cosa nostra, è stato “dall’82 fino al 2001 ho ricoperto la carica di rappresentante, capo della famiglia di Vallelunga. E poi sia negli anni ’80, dall’83 all’88, ho ricoperto la carica di capo mandamento di quella zona del Nisseno. E poi tra l’89 e il ’90 ho ricoperto la carica di vice rappresentante provinciale”.
Anche lui, come Emanuele Celona, sentito lo stesso giorno, ha iniziato a collaborare nel 2002.
Piddu Madonia aveva parlato a Vara di un incontro tra Berlusconi e Stefano Bontate avvenuto a Milano, a metà degli anni ’70: "Berlusconi aveva il timore perché in quegli anni c’erano stati dei sequestri di persona lì a Milano. Era preoccupato e ha fatto questo incontro con Stefano Bontate". La “garanzia” della sicurezza fu assicurata da Vittorio Mangano, lo ‘stalliere’ di Arcore.
Ciro Vara ha detto davanti alla Corte che Gaetano Grado - uomo d'onore di Santa Maria di Gesù e fedelissimo di Stefano Bontate - in struttura protetta nel 2003 gli confermò l’incontro e che, così disse, (Berlusconi, ndr) “si era preso 20 miliardi di lire. Cioè, Cosa nostra gli ha dato 20 miliardi di lire nella metà degli anni ’70 a Berlusconi".
Oltre a questo, Cosa nostra ha fornito anche appoggio politico: “Tutte le famiglie”, ha detto, “i mandamenti e le provincie” hanno votato “Forza Italia. In poche parole, Forza Italia ha sostituito la Democrazia Cristiana in tutto”; ha confermato inoltre di aver personalmente mobilitato il proprio territorio: "Io da parte mia ho fatto votare al mio paese Forza Italia, è stato votato, è stato il primo partito. Cioè da parte mia significa tutti gli uomini d’onore di Vallelunga, tutti gli avvicinati e tutti quelli che ci stavano vicini, imprenditori e quant’altro".
Vara ha ricordato un tentativo di aprire un club di Forza Italia a Vallelunga, poi realizzato da un conoscente, l’ex calciatore Lorenzo Ognibene. Dopo le elezioni ci fu "una riunione a Serra di Falco", in cui "si è parlato pure di politica, si era tutti, da parte di tutti c’era la soddisfazione per questa vittoria di Forza Italia". Interrogato sui motivi di tale soddisfazione dal pubblico ministero Leopoldo De Gregorio, ha risposto: "Perché c’era, si sapeva in Cosa nostra che anche Berlusconi aveva avuto rapporti con noi, diciamo, con Cosa nostra. Perciò c’era un’aspettativa perché si potevano aggiustare le cose. Questa era l’aspettativa di tutti noi". Nel corso della stessa udienza, avvenuta ieri, ha parlato anche il collaboratore di giustizia Emanuele Celona, ex reggente del clan di Gela, che ha confermato di aver appreso in carcere che Cosa nostra sostenne Forza Italia alle elezioni del 1994 per ottenere un alleggerimento delle misure antimafia, in particolare del 41-bis. Appartenente a Cosa nostra della provincia di Caltanissetta, rappresentata da Piddu Madonia, ha iniziato a collaborare dal 2002, presentandosi spontaneamente alle forze dell’ordine della Squadra Mobile nissena. Celona ha indicato in Marcello Dell’Utri - condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, pena scontata - il referente politico dell’organizzazione e ha ricostruito le discussioni interne alla mafia sulle stragi continentali del 1993.
"Lorenzo Vaccaro", fratello del vice rappresentante di Piddu Madonia, "ci ha spiegato questa cosa" e riferì che "bisognava votare Forza Italia" e che "il nostro referente era Marcello Dell’Utri". Celona ha riferito di aver accolto personalmente l’indicazione: "Abbiamo votato tutti Forza Italia. Tant’è vero che mi hanno portato i miei familiari… la tessera elettorale" e di averlo fatto "dentro il carcere". Secondo il racconto, l’accordo prevedeva che il nuovo governo ridimensionasse "tutto quello che avevano fatto le leggi speciali", tra cui la legge Martelli-Scotti. Successivamente, nel carcere di Secondigliano, tra il 2000 e il 2001, Celona ha avuto modo di parlare con Pippo Scaduto, capo mandamento di Bagheria e persona di fiducia di Bernardo Provenzano e Madonia. "Abbiamo parlato del fatto delle elezioni che c’erano state… che tutta la Sicilia aveva votato a Forza Italia".
Tuttavia, le cose non andarono come previsto, tanto che Scaduto avrebbe espresso delusione: "Non si stava comportando come era previsto…c’hai i piccioli, ci deve dare i piccioli". Celona ha citato anche altri colloqui, tra cui con Francesco Virga (figlio del capofamiglia di Trapani) e con altri affiliati, confermando il filo conduttore politico. Interrogato sulla tempistica delle sue rivelazioni, ha spiegato di aver inviato una richiesta di audizione alla Procura di Firenze nel 2023 perché "non ero mai stato sentito" su questi fatti, nonostante le collaborazioni con numerose procure. "Era una forma di giustizia che volevo fare anche con me stesso… in queste stragi sono morti anche dei bambini", ha concluso Celona.
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