Prato, no alla delegittimazione della Procura: sostegno a Tescaroli contro mafia e sfruttamento
Fondazione Caponnetto, FSP e Jonathan Targetti difendono l'operato dei magistrati

A due giorni dallo sgombero del presidio davanti alla ditta di logistica Acca di Seano, a Prato resta alta la tensione. L’intervento delle forze dell’ordine, eseguito venerdì 3 luglio in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dalla Procura di Prato guidata dal procuratore della Repubblica Luca Tescaroli, ha permesso la restituzione della merce bloccata nel magazzino di via Copernico. L’azienda ha annunciato la chiusura e 95 licenziamenti mentre la magistratura ha aperto un fascicolo per violenza privata a carico di diversi sindacalisti dei Sudd Cobas.
I manifestanti, sostenuti dal sindacato, hanno incontrato la stampa e proclamato per domenica 5 luglio una manifestazione in piazza del Comune a partire dalle 17, con lo slogan "Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù". I titolari dei pronto moda, che avevano la merce bloccata, attaccano attraverso il loro legale il sindacato.
In questo clima acceso emergono prese di posizione nette a difesa dell’operato della Procura di Prato. La Fondazione Caponnetto, impegnata sul territorio da 24 anni e reduce dalla presentazione di un piano sulle “terre di nessuno”, plaude al sequestro della merce: "per capire come stanno le cose e che tipo di merce fosse presente, c'è solo lo strumento del sequestro della stessa". Il comunicato sottolinea: "Abbiamo sentito frasi che non ci sono piaciute, tipo "ha vinto la mafia"". Nonostante episodi sgradevoli come i caroselli di auto di alcuni cinesi, la Fondazione esprime pieno sostegno al procuratore Luca Tescaroli assicurando che grazie proprio a quest’ultimo “la criminalità cinese, la mafia cinese verranno perseguite ad oltranza".
La Fondazione avverte inoltre: "Oggi assistiamo in modo subdolo all'arrivo del venticello della delegittimazione della Procura perché quando si lavora bene si dà fastidio a qualche potere criminale e deviato. L'abbiamo già visto in Sicilia, a Milano e non vogliamo vederlo a Prato". Chiarisce infine che "lo sgombero non è una decisione della Procura. Il sequestro lo è". Sulla stessa linea il capogruppo della lista L’Alternativa c’è in Consiglio comunale, Jonathan Targetti: "Da quando la Procura ha intensificato la propria azione sul territorio, da ultimo con il sequestro della merce all'Acca di Seano, in molti abbiamo notato uno strano tentativo di delegittimazione". Targetti richiama le parole della Fondazione Caponnetto ("quando si lavora bene, si dà fastidio a qualche potere criminale e deviato") e chiede chiarezza: "Lo sgombero non è una decisione della Procura mentre il sequestro sì. Chi mescola i due piani contribuisce a scaricare sulla magistratura tensioni che hanno altre origini e altre responsabilità".
Targetti rifiuta ogni contrapposizione tra magistratura e mondo del lavoro: "Questa non è, e non deve diventare, una contrapposizione tra la Procura e chi lotta al fianco dei lavoratori". Ricorda le parole del presidente della Fondazione Caponnetto Calleri secondo cui "c'è una sola parte da cui stare ed è quella della difesa della legalità e della lotta allo sfruttamento", e sottolinea che la stessa Fondazione ha riconosciuto che i Sudd Cobas stanno facendo "un lavoro eccezionale" a tutela dei lavoratori sfruttati. "Obiettivo comune di Sudd Cobas e Procura è quello di combattere l'illegalità e il sistema criminale che sfrutta le persone e inquina l'economia del distretto". Metterli l’uno contro l’altro, conclude, "conviene soltanto a chi quella battaglia la teme e lavora per sabotarla".
Il procuratore Tescaroli aveva inquadrato la gravità del fenomeno affermando che la criminalità cinese "sfruttando il lavoro si arricchisce come i corleonesi con la droga". Targetti conclude: "La storia di questo Paese ci ha insegnato una lezione che non possiamo dimenticare: quando la magistratura lavora bene e tocca interessi criminali, parte puntualmente la macchina del discredito".
Anche il sindacato di polizia FSP interviene per tutelare gli operatori: "gli operatori delle forze dell'ordine non decidono le vertenze, non convocano né interrompono tavoli di confronto e non sono parte della contrapposizione sociale o politica". Ribadisce che "non è però corretto trasformare il personale in divisa nel bersaglio del dibattito pubblico o nel simbolo di tensioni sociali che hanno origini ben più profonde" e ricorda i cinque poliziotti feriti nei disordini del 23 giugno a Seano.
Il lavoro della procura guidata da Tescaroli: contrasto allo sfruttamento, tutela della legalità economica e sicurezza alimentare
La Procura di Prato sta infatti compiendo un lavoro capillare e non passa settimana senza che una nuova operazione per contrastare la mafia cinese o lo sfruttamento dei lavoratori non venga eseguita. Con buona pace di chi afferma il contrario. Il 27 giugno il Gip del Tribunale di Prato ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nei confronti di un imprenditore cinese, ritenuto gestore di fatto di un’azienda di confezionamento abbigliamento. L’uomo è accusato di intermediazione illecita, sfruttamento aggravato del lavoro e impiego di manodopera priva di regolare permesso di soggiorno. Secondo l’accusa, l’imprenditore controllava di fatto un’impresa intestata a un prestanome, impiegando sedici lavoratori, in gran parte irregolari e senza contratto, di cui dodici privi di permesso di soggiorno. I dipendenti erano costretti a turni di 15-16 ore al giorno per sei o sette giorni a settimana, retribuiti a cottimo con importi tra 0,40 e 2 euro per capo confezionato. Sul piano formale risultavano assunzioni regolari per una decina di persone, che però non venivano effettivamente impiegate. All’interno dell’azienda era stato ricavato un dormitorio con otto camere separate da pannelli in cartongesso, occupato da quattordici lavoratori in condizioni igienico-sanitarie di estremo degrado e con un solo servizio igienico.
L’inchiesta è scaturita dalla denuncia di una lavoratrice aggredita dal datore di fatto durante una lite per rivendicazioni salariali: la donna ha riportato lesioni guaribili in 25 giorni. Durante le indagini i lavoratori irregolari hanno collaborato con l’autorità giudiziaria e sono stati presi in carico dai servizi competenti, con l’attivazione di percorsi di protezione e il rilascio di permessi di soggiorno per motivi di giustizia. In sede di convalida l’indagato ha ammesso di essere consapevole della presenza di personale senza regolare permesso. Pochi giorni dopo, il 30 giugno, un blitz interforze coordinato dalla Procura ha portato al sequestro di tre aziende agricole (orti) a conduzione cinese nella zona di Tavola, presso l’ex discarica del Coderino, per una superficie complessiva di circa 145.000 metri quadrati (14,5 ettari). Le aree presentavano una presenza diffusa di rifiuti speciali non pericolosi (plastica, legno, ferro), mentre un casolare diroccato era adibito a dormitorio e abitazione aziendale in totale violazione dei requisiti igienico-sanitari: impianto elettrico fatiscente, assenza di riscaldamento e aerazione, pavimenti in calcestruzzo per i letti, cucine con pareti incrostate di unto e sporco. Alcuni lavoratori risultavano assunti in nero e uno degli orti operava in violazione di un provvedimento di sospensione del 2023. Nel corso dei controlli sono state sequestrate anche 2.400 shopper irregolari, prive dei requisiti di biodegradabilità e biocompostabilità. Le indagini hanno riguardato condizioni di lavoro, gestione dei rifiuti, serre abusive, salubrità dei prodotti destinati ai mercati rionali e alla ristorazione, sementi clandestine, fitosanitari e fonti idriche. Il procuratore capo Luca Tescaroli ha spiegato che si procede, a vario titolo, per intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo, impiego di lavoratori privi di permesso di soggiorno, frode in commercio e abbandono di rifiuti.
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