Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Topnews

Piani di attentato contro i magistrati dell’inchiesta Hydra: carte arrivano all’Antimafia

AMDuemila

Due collaboratori di giustizia hanno rivelato l’esistenza di un progetto di attentato esplosivo nei confronti dei pubblici ministeri impegnati nel processo Hydra, l’indagine che ha smantellato il “Sistema mafioso lombardo”, l’alleanza operativa tra clan di Cosa nostra, cosche di ‘Ndrangheta ed esponenti della camorra romana per spartirsi gli appalti e gli affari illeciti in Lombardia.
La pm Alessandra Cerreti, insieme al nucleo investigativo dei Carabinieri di via Moscova, ha coordinato una delle operazioni più complesse degli ultimi anni contro la criminalità organizzata nel Nord Italia. L’inchiesta ha già prodotto 62 condanne con rito abbreviato lo scorso 12 gennaio e vede a processo, con rito ordinario nell’aula bunker di San Vittore, altri 45 imputati. Negli ultimi mesi Cerreti è riuscita a ottenere la collaborazione di alcuni vertici del consorzio, tra cui Gioacchino Amico, figura legata al clan Senese di Roma. Amico, già ai vertici dell’organizzazione quando nel 2020 si era scattato un selfie con Giorgia Meloni a una manifestazione di Fratelli d’Italia, ha fornito dichiarazioni rilevanti sui rapporti tra i clan e la politica.

Secondo quanto emerso, i vertici mafiosi avrebbero ipotizzato in due momenti distinti un’azione violenta contro i magistrati. Un primo collaboratore ha collocato i discorsi nella fase delicata dell’ottobre 2024, quando il Tribunale del Riesame ribaltò alcune decisioni del gip e dispose misure cautelari, scatenando la reazione dei boss. Un secondo pentito ha riferito piani più recenti, alla vigilia delle udienze del maxi-processo. Una delle frasi riportate è: “Quella dobbiamo farla saltare in aria”, pronunciata in dialetto e riferita proprio alla pm Cerreti.
Le rivelazioni, emerse circa tre mesi fa, hanno determinato l’immediato innalzamento delle misure di sicurezza: scorta rafforzata per Cerreti, con bonifica preventiva dell’abitazione e divieto di parcheggio sotto casa, e tutela specifica per il pm Rosario Ferracane. Anche il procuratore capo di Milano Marcello Viola (in foto) era stato in passato destinatario di minacce di morte, con fascicolo aperto all’epoca presso la Procura di Brescia.

La Commissione parlamentare antimafia ha ora acquisito gli atti relativi alle minacce, inserendo il caso nel monitoraggio sugli sviluppi dell’inchiesta Hydra e sulle condizioni di lavoro di magistrati e investigatori. Nelle scorse settimane è tornato in carcere anche il boss dei Senese Giancarlo Vestiti, dopo che sono stati ritenuti falsi i certificati medici presentati per giustificare gli arresti domiciliari. L’indagine Hydra continua a rappresentare uno dei fronti più delicati nella lotta alla criminalità organizzata nel Settentrione, evidenziando sia la capacità espansiva dei clan sia i rischi concreti che corrono i magistrati in prima linea.

Tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila esprime piena solidarietà ai magistrati della Dda di Milano Viola, Cerretti e Ferracane

ARTICOLI CORRELATI

Due pentiti rivelano il progetto di attentato dinamitardo contro la pm antimafia di Milano

'Alleanza tra le mafie' al nord: spunta un altro pentito nel maxi processo a Milano

Inchiesta Hydra, requisitoria in abbreviato: ''Milano è un contesto mafioso come la Calabria''

   

Foto © Imagoeconomica