Palermo ricorda Nino Agostino e Ida Castelluccio: ''Vogliamo la verità storica e giudiziaria''
Questa mattina la commemorazione del duplice omicidio a Villagrazia di Carini, Don Ciotti: “La loro eredità è quella di darci ancora più coraggio”
Anno che passa, giustizia che non arriva. Sul lungomare di Villagrazia di Carini, nel luogo in cui il 5 agosto 1989 furono assassinati l'agente di polizia Nino Agostino e la moglie Ida Castelluccio, incinta di pochi mesi, familiari, istituzioni e cittadini si sono ritrovati ancora una volta per chiedere verità e giustizia. Alla commemorazione erano presenti, tra gli altri, il presidente di Libera don Luigi Ciotti, il questore di Palermo Vito Calvino e la sindaca di Carini Rossella Covello.
Sono trascorsi trentasette anni da quel duplice omicidio che continua a rappresentare una delle pagine più oscure della storia italiana. Un'attesa lunga quanto la barba di Vincenzo Agostino, scomparso due anni fa, che aveva promesso di non tagliarla fino a quando non fosse emersa tutta la verità sull'assassinio del figlio. Di quella ricerca instancabile aveva fatto la sua ragione di vita, indicando fino all'ultimo l'esistenza di "pupari", mandanti esterni a Cosa nostra, uomini appartenenti alle istituzioni che avrebbero ordinato o favorito l'agguato.
Nino e Ida erano appena rientrati dal viaggio di nozze. Lei aspettava un bambino. Quella sera due killer in motocicletta aprirono il fuoco contro il giovane poliziotto. Ida si gettò sul marito nel disperato tentativo di proteggerlo dalla pioggia di proiettili, venendo uccisa a sua volta. "Io so chi siete", aveva gridato ai sicari prima di essere raggiunta dai colpi.
Dopo la scomparsa di Vincenzo Agostino e della moglie Augusta Schiera, il testimone di quella battaglia è passato al nipote Nino Morana Agostino. Nino, che si chiama come lo zio ed è cresciuto tra le salde gambe del nonno, è nato proprio il 5 agosto, lo stesso giorno dell’agguato degli zii. Oggi è lui a rappresentare la famiglia nelle aule di giustizia e nelle commemorazioni.
"I miei nonni ci hanno lasciato in eredità un popolo - ha dichiarato ai microfoni di Attivamente e ANTIMAFIADuemila -. Una rete di persone unita da Nord a Sud soltanto per avere verità e giustizia per Nino e Ida. Un popolo che continua ad andare avanti a testa dritta perché non bisogna permettere che ci pieghino".
"La nostra lotta continua - ha aggiunto - perché vogliamo arrivare non solo alla verità giudiziaria ma anche a quella storica, che possa restituire un quadro completo della vicenda e di un pezzo di storia italiana che continua a essere mascariato e depistato".
Sul fronte giudiziario, dopo decenni di stallo, una svolta è arrivata nel 2017, quando la Procura Generale di Palermo avocò l'inchiesta rilanciando le indagini. Da quel lavoro sono scaturiti il processo nei confronti del boss dell'Acquasanta Gaetano Scotto, del capomafia di Resuttana Nino Madonia, che ha scelto il rito abbreviato, e di Francesco Paolo Rizzuto, accusato di favoreggiamento. Scotto è stato condannato all'ergastolo in primo grado, mentre Rizzuto è stato assolto. Il procedimento è ora davanti alla Corte d'assise d'appello di Palermo e riprenderà dopo la pausa estiva, insieme al nuovo giudizio d'appello nei confronti di Madonia, disposto dalla Cassazione dopo l'annullamento con rinvio della precedente sentenza.
Una decisione che ha profondamente amareggiato la famiglia Agostino, aumentando il timore che il tempo possa giocare a favore dei responsabili. "Alcuni di loro sono morti - osserva Morana -. Gli altri dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e parlare. Lo stesso dico a Gaetano Scotto e Nino Madonia: dopo una vita trascorsa in carcere per le vite che hanno tolto, sarebbe opportuno che iniziassero a collaborare".
A raccogliere l'eredità morale di Vincenzo Agostino è stato anche don Luigi Ciotti, che nel corso della commemorazione ha ricordato con commozione l'amico scomparso. "Ci manca tanto Vincenzo. Oggi siamo qui per ricordare suo figlio e quella ragazza così innamorata, con la gioia di attendere un bambino, che si è buttata addosso a lui per proteggere il suo amore e lì ha perso la vita", ha detto il fondatore di Libera.
Per don Ciotti, la testimonianza della famiglia Agostino rappresenta un patrimonio civile che va ben oltre la vicenda processuale. "La loro eredità è quella di darci ancora più coraggio, di impegnarci per i diritti, la dignità e la libertà. Vincenzo non ha lottato solo per questa verità, ma è stato capace di guardare a tutti gli altri familiari delle vittime. La lotta alla mafia deve coinvolgere tutta la società, i movimenti, non soltanto magistrati e forze di polizia. È su questo terreno che ci siamo incontrati e abbiamo camminato insieme".
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Foto © Karim El Sadi



























