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Orsini: “L’Ucraina punta a diventare una nuova Sparta per sopravvivere”

Gli effetti della guerra avrebbero spinto Kiev verso un modello economico fondato su industria bellica e aiuti occidentali.

AMDuemila

“La guerra, per Zelensky, è diventata fonte di vita, dopo che Putin, strappando all’Ucraina la parte migliore di sé stessa, l’ha ridotta a dipendere dalla beneficenza dei governi stranieri”. Lo ha spiegato Alessandro Orsini all’interno della sua ultima analisi, pubblicata sul Fatto Quotidiano, sull’andamento della guerra in Ucraina. Una situazione, quella di Kiev, drammatica sicuramente, ma senz’altro scontata, con un’economia che per certi aspetti sembra essere stata costretta a dover ripiegare quasi interamente sul comparto bellico. A tal punto che il noto sociologo, esperto di terrorismo internazionale, ha equiparato i possibili scenari futuri dell’Ucraina a qualcosa di simile a una “novella Sparta; uno Stato guerriero che vive di armi e soldati per creare posti di lavoro nell’industria bellica; che prospera nella guerra o nell’imminenza dello scontro”.

Ma com’è stato possibile tutto questo?

“Zelensky - ha spiegato Orsini - vede che l’Ucraina ha perso le regioni più ricche e strategiche, e lo sbocco al mare, quasi interamente. Dunque, Zelensky è consapevole che l’Ucraina non potrà più essere un Paese prospero attraverso i commerci”. Insomma, per il leader ucraino, la prospettiva di un Paese che “prospera nella guerra o nell’imminenza dello scontro” sembra essere diventata l'unica strada percorribile. Soprattutto se si considera che Putin ha ridotto l’Ucraina a dover “dipendere dalla beneficenza dei governi stranieri”.

Un progetto politico-economico che, oltre ad essere inquietante, si poggia su un prerequisito fondamentale: il controllo dello spazio aereo. Senza i missili intercettori, infatti, l'intera strategia è destinata a crollare. Ecco spiegata l'insistenza ossessiva con cui Zelensky reclama i sistemi Patriot e ha cercato, fino al netto rifiuto degli alleati, di spingere la Nato a “chiudere i cieli ucraini”, ovvero a sparare sugli aerei russi.

L'obiettivo di Kiev sarebbe quello di blindare lo spazio aereo della capitale, confinando il conflitto nel Donbass. Solo una “guerra d’attrito permanente”, infatti, consentirebbe all'Ucraina di mantenere un flusso costante di finanziamenti dall’Unione Europea e dalle agenzie internazionali, necessari a compensare quella ricchezza che il Paese non è più in grado di produrre. A questo si aggiungono i contratti industriali con Paesi come l'Italia e la Germania e la garanzia di conservare “un posto da comparsa ai tavoli della Nato e dell’Unione europea”.

Invece, sul piano geopolitico, questa strategia della sopravvivenza armata si sposa perfettamente con gli interessi di Bruxelles e dei leader europei: “quel gruppo di persone che Putin ha sfidato direttamente con la guerra”. Nelle stanze del potere occidentale e, “nelle dichiarazioni ufficiali dei vertici dell’Unione Europea, da Giorgia Meloni a Kaja Kallas, gli ucraini devono essere armati e finanziati affinché combattano al posto degli italiani e degli europei: ‘Gli ucraini combattono per noi’. Kallas ha spiegato che gli ucraini dovranno combattere il più a lungo possibile per consentire all’Europa di completare il piano di riarmo”.

Peccato che, nonostante la strategia appaia coerente sulla carta, lo scenario rischi comunque di saltare qualora il Cremlino decidesse di sfruttare la propria superiorità aerea per sferrare un attacco definitivo e “marciare su Kiev”. Diventerebbe - come ha concluso Alessandro Orsini - proibitivo per la capitale ucraina “reggere a un assedio dell’esercito russo, mentre viene continuamente bombardata dai missili più avanzati del mondo”. Il cinico equilibrio su cui si regge il futuro dell'Ucraina, in conclusione, può funzionare soltanto a un prezzo ben preciso: “se a morire sono soltanto i soldati ucraini in Donbass”.

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