Orsini: ''L'Italia non compra armi per difendersi, ma per aiutare gli USA nelle guerre''
Dall’Iraq ai Samp/T, fino alle basi americane: otto esempi con cui il sociologo critica la strategia militare italiana

L’Italia ha aumentato la spesa militare, acquistato nuovi sistemi d’arma e ora punta a rafforzare le proprie Forze armate. Ma quanto di questo potenziamento serve realmente alla difesa del territorio nazionale e quanto, invece, risponde agli impegni militari assunti al fianco degli Stati Uniti e degli alleati?
L’interrogativo se l’è posto Alessandro Orsini, che, attraverso il Fatto Quotidiano, ha pure dato una risposta: “l’Italia non compra le armi per difendersi dai pericoli, ma per aiutare gli Stati Uniti nelle guerre”. Una volta costruiti nuovi intercettori, acquistati F-35 o prodotti nuovi mezzi corazzati, “la nuova dotazione militare entra nella disponibilità della Casa Bianca”, nel senso che le scelte strategiche di Roma finirebbero per seguire quelle di Washington.
Ed è a sostegno di questa tesi che il noto sociologo ha indicato otto casi che descrivono pienamente il contesto.
Il primo riguarda il Libano, dove da anni sono presenti militari italiani nell’ambito della missione internazionale UNIFIL. L’Italia non ha interessi vitali in quell’area, almeno non tali da giustificare l’impiego delle proprie forze, con i soldati italiani che sarebbero utilizzati per contribuire alla stabilizzazione di “un’area destabilizzata da Israele e dagli Stati Uniti”.
Il secondo esempio porta invece all’Iraq e, in particolare, a Nassiriya. Dopo l’invasione anglo-americana del 2003, l’Italia partecipò alla missione Antica Babilonia. È in quel contesto che, il 12 novembre dello stesso anno, un attentato contro la base italiana provocò la morte di 19 italiani, tra militari e civili. “I soldati italiani - ha sottolineato Orsini - sono caduti a Nassiriya per aiutare i soldati americani a presidiare un territorio troppo vasto e ribelle per le loro sole forze, dopo averlo invaso”.
Un ragionamento simile viene applicato anche all’Afghanistan. In questo caso, i militari italiani sarebbero stati inviati soprattutto “in aiuto dei soldati americani”, impegnati in una guerra sempre più difficile contro i talebani. Una missione durata quasi vent’anni e costata la vita anche a decine di militari italiani.
Il quarto caso riguarda invece la guerra in Libia del 2011. L’Italia, in quel caso, partecipò alle operazioni militari della NATO contro Muammar Gheddafi, mettendo a disposizione basi e velivoli.
Mentre “il quinto esempio riguarda i Samp/T inviati fuori dall’Italia. Il 28 febbraio 2026, nel primo giorno dei bombardamenti di Trump contro l’Iran, l’Italia disponeva di cinque Samp/T, ognuno dei quali può difendere soltanto una grande città. Il primo Samp/T era in Ucraina: inizialmente, Crosetto aveva lasciato trapelare la sua contrarietà, ma poi la situazione fu sbloccata, il 7 gennaio 2023, da una telefonata di Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, a Francesco Talò, consigliere diplomatico di Meloni. Il secondo Samp/T si trovava in Estonia. Il terzo era in manutenzione. Il quarto è stato inviato da Crosetto in Arabia Saudita dietro richiesta di Trump per non sottrarre missili intercettori a Israele nell’ambito di una guerra scatenata dagli Stati Uniti. Il quinto Samp/T era a difesa di Roma”.
Ora, anche dal punto di vista politico, la questione per Alessandro Orsini appare piuttosto evidente: se sistemi tanto limitati nel numero vengono dispiegati all’estero, quanta capacità di difesa rimane effettivamente sul territorio italiano?
Il sesto caso riguarda invece la presenza di circa 400 militari italiani in Arabia Saudita. Secondo Orsini, la loro presenza servirebbe indirettamente a “ridurre i costi della guerra degli Stati Uniti contro l’Iran”. “Il meccanismo - ha sottolineato - è questo: gli Stati Uniti bombardano l’Iran; l’Iran replica bombardando le postazioni americane in Arabia Saudita; l’Italia usa le proprie armi e i propri soldati per proteggere gli interessi americani (spacciandoli per propri)”. E ancora: “Il settimo esempio riguarda gli Emirati Arabi Uniti, che bombardano l’Iran direttamente, a cui l’Italia ha dato un sistema di difesa antiaerea a corto raggio”.
L’ultimo caso riguarda un tema che accompagna la politica estera italiana da decenni: la presenza delle basi militari statunitensi sul territorio nazionale. “Quelle basi non vengono mai usate per difendere l’Italia da un attacco, ma per aiutare gli Stati Uniti ad attaccare. Il 15 settembre 2025, Crosetto ha dichiarato che la difesa italiana è talmente debole che non potrebbe difendersi dall’attacco di nessun Paese. Eppure - ha precisato Orsini - non fa altro che privare l’Italia delle proprie armi”. Insomma, mentre il governo riconosce la necessità di rafforzare la capacità di difesa dell’Italia, una parte delle risorse militari disponibili continua a essere impiegata fuori dai confini nazionali.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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