Orsini: ''La guerra con l’Iran ha mostrato tutti i punti deboli degli Stati Uniti''
Nucleare, missili e Stretto di Hormuz: tutti gli obiettivi su cui Trump ha fatto cilecca.
La guerra contro l’Iran avrebbe prodotto per Donald Trump un risultato opposto rispetto alla promessa che ha accompagnato la sua ascesa politica: rendere gli Stati Uniti nuovamente grandi e forti sulla scena internazionale. A spiegarlo, precisando come oggi, in realtà, l’America appaia molto più piccola rispetto a ieri, è il sociologo ed esperto di terrorismo internazionale Alessandro Orsini. Altro che “America great again”, come ha più volte recitato Donald Trump durante la sua campagna elettorale. Trump, oggi, “è diventato il protagonista di una delle più grandi sconfitte della storia americana”.
Come dar torto a Orsini. Dalla distruzione del programma nucleare iraniano alla fine dei rapporti di Teheran con Hezbollah, Hamas e gli Houthi, fino alla neutralizzazione del programma missilistico iraniano e, infine, a un cambio di regime, dei vari obiettivi prefissati Trump - ha sottolineato Orsini - non ne ha raggiunto nemmeno uno. Difatti, “Trump non sta nemmeno più lottando per riaprire lo Stretto di Hormuz. Sta lottando per far credere di lottare per riaprirlo”, ha precisato Orsini con una punta di ironia.
Pare, infatti, che i bombardamenti americani abbiano assunto una funzione più politica e comunicativa che militare in senso stretto. In altre parole, il problema degli Stati Uniti non sarebbe la capacità di colpire militarmente l’Iran, che rimane enorme, ma la difficoltà nel trasformare questi attacchi in un risultato strategico. “Trump ha capito che le petroliere torneranno a circolare regolarmente nello Stretto soltanto dopo un accordo umiliante. La cosa più tragica - ha proseguito Orsini - è che qualunque riapertura di Hormuz sarà lenta, penosa, faticosa, estenuante, umiliante, esasperante, con passi avanti e indietro, perché l’Iran sa benissimo che, fino a quando lo Stretto sarà chiuso o semi-aperto, il mondo sarà concentrato su quel problema e non sugli altri. Lungi dal fare l’America grande di nuovo, la guerra con l’Iran ha mostrato i punti deboli degli Stati Uniti”.
C’è poi la questione nucleare. Anche in questo caso, pensare che Trump riesca a ottenere “la rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare sembra un sogno”. Le circostanze non cambiano nemmeno quando si parla del programma missilistico iraniano. Anzi, purtroppo per gli Stati Uniti, “l’Iran è sempre più accurato nel colpire i suoi bersagli”.
Gli effetti della guerra contro l’Iran sono ricaduti anche sull’immagine generale di tutto l’Occidente, che da sempre si è voluto mostrare come un attore internazionale sostanzialmente rispettoso del diritto internazionale e contrario alle guerre di aggressione. Una narrazione falsata e sempre più difficile da sostenere e portare avanti. Lo si vede anche in Italia. “Dopo la guerra in Ucraina, la grande stampa aveva sposato la strategia della sconfitta della Russia sul campo di battaglia ricorrendo a un argomento morale, secondo cui l’Occidente, a differenza della Russia, non aggredisce mai nessuno, rispetta i diritti umani e il diritto internazionale. Questa incredibile teoria - ha spiegato Orsini - era smentita da una documentazione storica smisurata, ma i grandi media l’hanno ugualmente presentata come vera, confermando che una società può essere libera e vivere nella menzogna giacché chi è libero di parlare è libero anche di mentire”. E ancora: “La guerra con l’Iran non ha danneggiato soltanto le basi americane in Medio Oriente; ha danneggiato anche quella gigantesca macchina della propaganda che è il sistema dell’informazione in Italia sulla politica internazionale, mostrando tutti i suoi limiti. Guido Crosetto e Giorgia Meloni hanno inviato 400 soldati italiani e un Samp/T in Arabia Saudita per proteggere gli interessi della Casa Bianca in quel Paese”.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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