Non solo Putin: perché Mosca si è sempre opposta all'espansione della Nato verso est
Dai colloqui del 1990 con Gorbaciov fino alle lettere di Eltsin, la resistenza russa all'allargamento occidentale è storica.

L’opposizione russa verso la Nato, la volontà precisa di non volerla vicino ai propri confini, non nasce di certo con Putin. Lo ha spiegato anche Alessandro Orsini all’interno di uno dei suoi recenti articoli pubblicati sul Fatto Quotidiano: “Tutti i presidenti russi si sono opposti tenacemente all’espansione della Nato dopo la caduta del Muro di Berlino. Su questo tema - ha precisato - non esistono differenze tra Gorbaciov, Eltsin, Putin e Medvedev”.
Si tratta di un’obiezione che è stata documentata a partire dal 1990, nel pieno delle trattative sulla riunificazione della Germania. Gorbaciov subordinò l'apertura del dialogo a precise garanzie sul futuro della Nato. Così, il 9 febbraio, durante un incontro a Mosca, il segretario di Stato americano James Baker assicurò che “la Nato non si muoverà di un centimetro a Est rispetto alla sua posizione attuale”. Una promessa che per il Cremlino rappresentava una condizione fondamentale per affrontare il delicato dossier tedesco.
Un’altra conferma dell’opposizione tra Russia e Nato arriva infatti solo pochi mesi dopo. Nel maggio del 1990 Gorbaciov tentò una mossa destinata a mettere in difficoltà l’Occidente: chiese l'ingresso dell'Unione Sovietica nella Nato. Proposta che venne però liquidata da Baker come una semplice “fantasticheria”. Da quel preciso istante - ha spiegato Orsini - il leader sovietico iniziò a sospettare che Washington stesse approfittando della debolezza dell'Urss per rafforzare la propria posizione strategica in Europa.
“In un’intervista al Times del 22 maggio 1990, Gorbaciov descrisse la Nato come una fonte di sciagure per l’umanità che incoraggia la logica della guerra e della corsa agli armamenti. Gorbaciov disse che per i sovietici ‘La Nato è associata alla Guerra fredda, […] come un’organizzazione concepita dall’inizio per essere ostile all’Unione Sovietica, come una forza che eccita la corsa agli armamenti e il pericolo della guerra’”. Infatti, nonostante le rassicurazioni da parte occidentale sulla trasformazione dell'Alleanza, Gorbaciov continuava a considerarla “un simbolo del passato, un passato pericoloso e di scontro”.
Un’opposizione, quella del leader sovietico, che va ben oltre l'aspetto militare. Gorbaciov respinge in maniera ferma l'idea che la Nato potesse assumere un ruolo centrale nella costruzione del nuovo ordine europeo nato dopo il crollo dei blocchi. “Noi non accetteremo mai di dare alla Nato un ruolo di guida nella costruzione di una nuova Europa”, sottolinea Gorbaciov aggiungendo di voler essere “compreso chiaramente su questo”. Pochi giorni più tardi ribadì la stessa posizione durante un colloquio con il presidente francese François Mitterrand, sostenendo che la Nato “non deve entrare nella parte orientale della futura Germania unita”.
La stessa linea viene portata avanti anche da Boris Eltsin. “Eltsin - ha proseguito Orsini - si oppose all’espansione della Nato verso la Russia con la stessa tenacia di Gorbaciov. Nelle lettere ai leader occidentali e negli incontri in persona, Eltsin descrisse sempre l’espansione della Nato a Est come un pericolo per la pace in Europa e per la sicurezza della Russia. Il 15 settembre 1993, Eltsin scrisse una lettera a Clinton, al presidente francese François Mitterrand, al cancelliere tedesco Helmut Kohl e al primo ministro britannico John Major, per opporsi all’inclusione della Polonia e della Repubblica Ceca nella Nato”. E aggiunge: “La lettera di Eltsin divenne pubblica il 2 ottobre 1993, grazie a un articolo del New York Times, firmato da Roger Cohen, intitolato: ‘Eltsin si oppone all’espansione della Nato nell’Europa orientale’. È soltanto una piccola parte della documentazione che - conclude Orsini - ho raccolto nel mio libro: NATO. L’espansione verso la Russia, che uscirà per Piemme il 9 settembre 2026”.
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