Medvedev all’Ue: ''Il sonno tranquillo è finito”. Kiev colpisce la centrale nucleare di Zaporizhzhia
Dalla Danimarca all'Italia: la filiera produttiva europea che arma l'Ucraina ora nel mirino del Cremlino

A Bruxelles, nel giardino verde europeo, la realtà è capovolta alla maniera più congeniale all’orwelliana memoria.
Tutti gli occhi sono puntati sul drone che ha colpito il tetto di un condominio di 10 piani nella città di Galati in Romania.
"Non ci si può né spaventare né dividere. Daremo una risposta congiunta a queste azioni della Russia. Tutta la nostra solidarietà è con il nostro alleato NATO e partner UE, la Romania", ha dichiarato in tono perentorio il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadefuhl, dimenticando i recenti sconfinamenti e conseguenti incidenti legati ai droni ucraini nelle regioni baltiche ma, soprattutto, alle recenti incursioni nel Lugansk e Zaporizhzhia che rappresentano un vero e proprio superamento della linea rossa per Mosca.
Poche ore fa, non a caso, la portavoce del ministero degli Esteri russo, María Zakharova, ha accusato l’Occidente di usare il caso del drone precipitato in Romania per distogliere l’attenzione da quello che Mosca definisce un crimine del regime di Kiev. Il riferimento è all’attacco contro una residenza studentesca nella città russa di Starobelsk, nella Repubblica Popolare di Lugansk, dove il 22 maggio scorso hanno perso la vita 21 giovani.
Nessuna condanna da parte dell’élite europea, salvo un ghigno di compiacimento, dopo che la Russia si è appellata all’Onu. “Se fossi al loro posto (degli ucraini - ndr), cercherei di usare tutti i mezzi disponibili”, aveva commentato il presidente del Comitato militare della NATO, l’ammiraglio Cavo Dragone, dando il suo beneplacito ad ogni crimine capace di inasprire l’escalation.
Danni alla sala turbine della centrale di Zaporizhzhia: allarme AIEA
E la lista di obiettivi ucraini si fa sempre più pericolosa. Poche ore fa, a seguito di un attacco ucraino alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha confermato la presenza di danni alla sala turbine. Secondo quanto riportato dagli ispettori presenti sul sito, i danni riguardano in particolare la facciata esterna dell’edificio e alcune strutture situate a diversi piani di altezza.
Nel corso delle ispezioni, il team dell’AIEA ha inoltre individuato detriti compatibili con un attacco aereo, tra cui frammenti metallici e resti carbonizzati di un cavo in fibra ottica, elemento che suggerirebbe l’impiego di droni guidati via cavo. L’agenzia ha sottolineato che i danni osservati sono coerenti con l’impatto di un UAV, pur senza attribuire responsabilità operative in modo indipendente. 
Il direttore generale Rafael Grossi ha definito l’episodio “un grave incidente”, ribadendo che qualsiasi attacco contro infrastrutture nucleari rappresenta una violazione dei principi fondamentali di sicurezza stabiliti dall’AIEA. In particolare, l’evento metterebbe a rischio i cosiddetti “sette pilastri” della sicurezza nucleare e i cinque principi specifici introdotti per la protezione del sito di Zaporizhzhia durante il conflitto.
Secondo fonti russe, il drone avrebbe colpito la sala turbine dell’unità 6, esplodendo a circa dieci metri dal compartimento del reattore. Le autorità locali hanno riferito che non si sono verificati feriti né anomalie nei livelli di radiazione, che restano entro i limiti normali. Tuttavia, l’episodio evidenzia ancora una volta la vulnerabilità dell’impianto, il più grande d’Europa, situato in prossimità della linea del fronte.
L’AIEA ha rinnovato l’appello alla cessazione immediata di qualsiasi attività militare nei pressi della centrale, avvertendo che anche danni non critici possono aumentare il rischio di un incidente nucleare in un contesto operativo già fortemente degradato.
D’altra parte, l’esercito ucraino ha accusato la Russia di utilizzare la centrale nucleare come strumento di ricatto nucleare e di provocazione informativa. Secondo quanto dichiarato, l’impianto si trova a circa 50 chilometri dalla linea del fronte, mentre Nikopol — la città più vicina sotto controllo ucraino — è situata sull’altro lato dell’ex bacino idrico di Kakhovka, ad almeno 10 chilometri dalla centrale.
“Non disponiamo di droni a guida in fibra ottica con una gittata tale da raggiungere l’obiettivo, né di sistemi dotati di una testata a carica cava da 5-6 kg, necessaria per provocare il tipo di danno descritto dalla parte russa”, ha affermato l’esercito. Tuttavia, a luglio 2025 l'Ucraina aveva già testato droni a fibre ottiche con portata superiore a 40 km, e ad aprile 2026 la società Ptashka Drones ha annunciato operatività a 50 km con il modello Ptashka, già adottato ufficialmente dalle forze armate ucraine a marzo 2026.
Come se ciò non bastasse, poche ore, secondo quanto riportato dall’agenzia di Stampa russa TASS, l'esercito ucraino ha effettuato un altro attacco con droni contro alcuni edifici residenziali nella città di Genichesk, nella regione di Kherson, uccidendo un bambino e ferendo altri 11 civili.
È evidente che il leader ucraino cerca l’escalation per trascinare l’intero continente in guerra con Kiev, mentre la situazione al fronte è in netto peggioramento.
Le forze armate russe stanno avanzando verso il centro di Konstantinovka da tre diverse direttrici.
Secondo Denis Pushilin, capo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, nella città sono già in corso combattimenti urbani. “Vediamo che gli scontri continuano direttamente a Konstantinovka. Le nostre unità stanno avanzando verso il centro da tre direzioni”, ha affermato in un’intervista. I combattimenti risultano particolarmente intensi nelle aree periferiche, in particolare nei pressi di Molocharka e Novodmitrovka. Parallelamente, le forze russe starebbero registrando progressi anche nell’area di Rai-Aleksandrovka, dove, secondo quanto riferito, continuano a colpire le riserve ucraine concentrate nei dintorni.
Konstantinovka, situata nella parte settentrionale della regione di Donetsk a circa 55 chilometri dall’omonima città, rappresenta un nodo ferroviario di rilievo e un punto strategico per il rifornimento delle forze ucraine nell’area urbana di Kramatorsk-Sloviansk.
Medvedev allerta i Paesi europei: il sonno tranquillo è finito
La pazienza russa è esaurita. Qualche giorno fa il Ministero degli Esteri russo ha annunciato che, in risposta agli attacchi delle forze armate ucraine contro i civili, l’esercito prenderà di mira sistematicamente i centri decisionali in Ucraina, invitando i diplomatici e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali a lasciare immediatamente la città e i residenti locali a tenersi lontani dalle infrastrutture militari e amministrative.
Significa che ora la Russia non avrà più remore a superare le linee rosse che in precedenza si era prefissata e ora anche lo stesso Volodymyr Zelensky potrebbe essere l’obiettivo di un nuovo raid russo. Ma le rappresaglie, presto, non si limiteranno più alla sola Ucraina.
“I paesi dell'Unione Europea sono direttamente coinvolti nella guerra contro la Russia: l'Ucraina è solo un'imbonitrice”, ha scritto con veemenza il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev sul quotidiano nazionale russo Max, evidenziando che “I droni europei, i loro componenti e altre armi – per non parlare dell'intelligence – sono parte integrante degli attacchi quotidiani al nostro Paese. Le loro azioni causano danni alle abitazioni e vittime civili", ha sottolineato Medvedev.

"La responsabilità di tutto questo, compreso l'attentato terroristico di Starobelsk, ricade su individui spregevoli come Ursula [von der Leyen], Merz, Macron, Starmer e altri bastardi", ha aggiunto, ricordando che molti dei componenti che hanno ucciso dei giovani ragazzi nel Lugansk sono di produzione strettamente europea.
“Siate vigili, il sonno tranquillo è finito”, ha poi scritto su X.
Effettivamente, a produrre componenti per i droni Fire Point FP-1/2 utilizzati per la strage al primo posto c’è la Fire Point Rocket Technologies (FPRT ApS), una società danese con sede a Vojens (Danimarca), specializzata nella progettazione e produzione di componenti per motori a razzo a propellente solido. È solo la punta dell’iceberg, esiste tutta una filiera produttiva che oramai è in grado di sfornare interi arsenali in grado di colpire il territorio russo.
Ricordiamo la Quantum Frontline Industries (QFI), nata dall'unione della tedesca Quantum Systems con la ucraina Frontline Robotics nell'ambito del programma "Build with Ukraine" che ha consegnato il primo lotto di droni Linza 3.0 alle forze armate ucraine ad aprile 2026, con un piano produttivo di 10.000 unità l'anno. In parallelo, la joint venture Auterion–Airlogix produce in Germania i droni ad ala fissa Gor X / Delta-Wing, capaci di volare fino a 260 km, con la Bundeswehr che ha già ordinato "migliaia" di unità.
Nel Regno Unito, UkrSpecSystems ha aperto uno stabilimento produttivo vicino alla base aerea di Mildenhall capace di sfornare fino a mille droni al mese, tra cui i ricognitori Shark e gli intercettori Octopus. Sempre in UK, la joint venture Skyeton Prevail Solutions produce il drone multiruolo Raybird, già validato in esercitazioni dell'esercito britannico.
L’Italia non fa eccezione in questo quadro. Abbiamo la CMD Avio (Gruppo CMD, Costruzioni Motori Diesel, con sede operativa in Basilicata e Campania) che produce i propulsori GN35Evo e GN70Evo, da 35 e 60 CV rispettivamente, progettati esplicitamente per droni professionali e tattici, oltre al CMD22 certificato EASA per piattaforme "tactical UAV". C’è poi la MWFly di Garbagnate Milanese produce motori aeronautici a pistoni con applicazioni esplicite nel settore droni, elicotteri e giroplanori, distribuiti a livello internazionale. EPA Power di Cressa (Novara) offre propulsori tra 100 e 300 CV: il modello SA-E977Ti da 160 CV è certificato per droni a lungo raggio con autonomia operativa fino a 16.000 piedi e 1.200 ore di vita utile dichiarata. Gilardoni di Mandello del Lario (Lecco), storica azienda del settore difesa e sicurezza, compare nella lista russa come fornitrice di cilindri in alluminio per motori a pistoni da 60–170 CV, componenti con ampio impiego civile ma compatibili con i propulsori dei droni tattici ucraini.
Tutte realtà che il Ministero della Difesa russo ha inserito in una lista pubblicata ad aprile 2026 definendole "possibili obiettivi militari".
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