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Lavrov-Rubio, resa dei conti a Manila: lo spirito di Anchorage è finito

Lavrov attribuisce il naufragio al flusso di armi occidentali verso Kiev e al progetto NATO di comandare direttamente le forze ucraine sul terreno

Francesco Ciotti
Antimafiaduemila

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Come loop infinito da ormai un anno si vanno a ripetere sterili incontri diplomatici in grado solo di riconfermare uno status quo conflittuale nel vecchio continente, da cui Washington prende abilmente le distanze, salvo approfittarne aumentando gli utili del suo complesso militare industriale.

Ricordiamo i progressi del programma PURL (Prioritized/Prioritised Ukraine Requirements List) - lanciato dalla NATO nel luglio 2025, con cui gli alleati non statunitensi finanziano l'acquisto di armi americane dalle scorte del Pentagono da consegnare all'Ucraina - che ha raccolto contributi complessivi per circa 6,7 miliardi di dollari, con proiezioni che indicano il raggiungimento di quasi 7 miliardi nell'immediato futuro.

Nell'ultimo vertice di Ankara, la Russia è stata ufficialmente declinata come "minaccia a lungo termine" per la sicurezza e la stabilità dell'area euro-atlantica e nella dichiarazione finale — la più breve degli ultimi venticinque anni ha cristallizzato alcune posizioni chiave dell'alleanza - I paesi membri si sono impegnati a stanziare 70 miliardi di euro a favore dell'Ucraina nel 2026, destinati a equipaggiamenti militari, assistenza e programmi di addestramento, con l'impegno a garantire "un sostegno almeno equivalente nel 2027". 

Le vecchie promesse si sono diradate con il ghiaccio nel Sarah. In questo scenario sinistro, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il segretario di Stato americano Marco Rubio si sono incontrati per trentacinque minuti a margine degli eventi ASEAN a Manila.  Un colloquio avviato dalla parte americana dove non ci sono state dichiarazioni congiunte, ma per Mosca il segnale più importante è arrivato proprio dal capo della diplomazia statunitense: i colloqui di Anchorage sono di fatto falliti e servono nuove improbabili idee per un dialogo costruttivo.

Al tavolo la Russia era rappresentata anche dal viceministro degli Esteri Andrei Rudenko, dal direttore del Dipartimento di pianificazione della politica estera Alexei Drobinin e dal rappresentante permanente del Presidente presso l'ASEAN Yevgeny Zagaynov. Gli Stati Uniti schieravano il sottosegretario di Stato per gli affari politici Alison Hooker e l'inviato speciale del Presidente Sergio Gore.

Secondo quanto riferito dal sito del Ministero degli Esteri russo, "Lavrov ha fornito informazioni sulla reale situazione lungo la linea di contatto e ha sottolineato l'inammissibilità di rifornire di armi il regime di Kiev". Il ministro ha inoltre richiamato l'attenzione, sostiene il MID, sulle politiche "distruttive" dei paesi europei, accusati di continuare a tentare di infliggere una "sconfitta strategica" alla Russia. Al tempo stesso, Lavrov ha confermato la disponibilità di Mosca a una soluzione diplomatica del conflitto e il suo impegno nei confronti delle proposte americane formulate al vertice di Anchorage.