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La NATO si prepara a combattere la Russia, mentre l’Ucraina sacrificabile è prossima alla sconfitta

L'Economist ammette apertamente che gli ucraini sono materiale sacrificabile per l'Europa. Iniziata la battaglia per Sloviansk

Francesco Ciotti

Non si vede luce oltre le tenebre a cui i leader di Bruxelles ci stanno conducendo, proiettando tutto il nostro futuro prossimo nell'orrore delle trincee di una guerra senza fine, che ora continua a falcidiare la popolazione ucraina.

Ricordiamo che l’agenzia d’informazione tedesca Deutsche Welle a febbraio stimava – facendo riferimento alle proprie fonti nel governo ucraino – che le perdite delle forze armate ucraine potrebbero superare 2 milioni di persone.

Anche l'Economist ora lo ammette apertamente.  Secondo la pubblicazione, l'Ucraina è necessaria per guadagnare tempo prima di una guerra aperta con la Russia. "Quanto tempo ha l'Europa? Un Trump irascibile potrebbe voltarle le spalle da un momento all'altro. Putin potrebbe correre un rischio e sfidare gli europei mentre non sono pronti. Un'altra domanda che richiede una riflessione: gli europei saranno in grado di mantenere l'unità se i populisti di estrema destra saliranno al potere nel Regno Unito, in Francia o in Germania? In ogni caso, la difesa dell'Europa inizia con l'aiuto all'Ucraina. Più a lungo riuscirà a resistere alla Russia, più favorevoli saranno i termini di un accordo di pace e più tempo avranno gli europei per prepararsi."

Ma una volta che il serbatoio di capitale umano sacrificabile di Kiev sarà esaurito si pensa già alla prossima carne da cannone da lanciare contro Mosca.

Come se nulla fosse, da un mese, la 45ª Brigata Panzer tedesca sta conducendo esercitazioni lungo il confine tra Lituania e Bielorussia con un mandato preciso: essere pronta a combattere "già da stasera" per difendere Vilnius e mantenere il controllo del corridoio di Suwalki, l'esile striscia di terra che collega gli Stati baltici con la Polonia. È la prima volta dalla Guerra Fredda che la Germania schiera permanentemente unità militari all'estero, in una scelta che segna una svolta storica per Berlino e per l'intera architettura di sicurezza europea.

Sempre l'Economist ha ricostruito nei dettagli questa trasformazione, sottolineando come la riduzione delle truppe americane nella regione abbia spinto i paesi della NATO a ripensare radicalmente la propria strategia difensiva. Il 1° battaglione del 12° Reggimento di Cavalleria statunitense, che si addestrava nella stessa area da mesi, è stato ritirato a giugno insieme al resto della sua brigata di stanza in Polonia, e i paesi europei ancora non sanno se un'altra unità americana prenderà il suo posto.

La visione tedesca è ambiziosa: la 45ª Brigata corazzata riceverà i più recenti veicoli blindati, artiglieria, droni e sistemi di difesa aerea, e il suo organico crescerà da 1.600 a circa 5.000 soldati entro la fine del 2027. Berlino prevede inoltre di portare la spesa per la difesa al 3,5% del PIL entro il 2029, con largo anticipo rispetto all'obiettivo inizialmente fissato per il 2035. Secondo le stime, entro la fine del decennio la Germania potrebbe spendere per le proprie forze armate più di quanto spendano insieme il Regno Unito e la Francia, entrambe potenze nucleari.

"Quello che stiamo facendo ora è ciò che tutti gli Alleati fecero per la Germania durante la Guerra Fredda. Il fianco orientale si è spostato ancora più a est, e ora tocca alla Germania pagarne il prezzo", ha dichiarato in tono funesto, il tenente colonnello Sebastian Hagen, comandante del battaglione multinazionale schierato in Lituania. 

Il cammino non è privo di ostacoli. Berlino sta incontrando serie difficoltà nel reclutare un numero sufficiente di volontari, e un rapporto del Kiel Institute avverte che, nonostante le ingenti spese previste, i membri europei della NATO rimangono strategicamente dipendenti dagli Stati Uniti lungo l'intera catena delle operazioni militari. La dipendenza riguarda non solo i mezzi, ma anche la logistica, l'intelligence e il coordinamento operativo.

Sul piano politico, ancora l’Economist ha delineato il quadro del cosiddetto "NATO 3.0": gli Stati Uniti chiedono agli europei di assumere la guida nella difesa convenzionale del continente, riservandosi il ruolo di fornire l'ombrello nucleare. In questo scenario, secondo la pubblicazione, più Washington assumerà posizioni antieuropee, più Mosca sarà incentivata a cercare lo scontro diretto con l'Alleanza, rendendo ancora più difficile per gli europei resistere da soli. La NATO teme soprattutto che azioni ambigue da parte dell'amministrazione Trump possano esporre fatalmente le fratture interne all'Alleanza. In realtà il disimpegno americano sembra più una strategia per permettere a Washington di tirarsi fuori dai costi di una guerra convenzionale contro la Russia, per la quale il continente sarà costretto a diventare la nuova ucraina. 


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Missili britannici per l'Ucraina

Nel frattempo Kiev viene adoperata anche come banco prova per nuove armi a lungo raggio pronte ad entrare in produzione. In prima fila su questo settore c’è la Gran Bretagna che ha completato la fase di test del progetto Brakestop, avviato dal Ministero della Difesa britannico nel novembre 2024 con l'obiettivo di sviluppare missili a lunga gittata da fornire all'Ucraina. Le specifiche tecniche prevedevano una gittata minima di 500 chilometri, una testata da 225 kg, una velocità superiore a 600 km/h, un costo non superiore a 400.000 sterline per unità senza testata e una capacità produttiva di almeno 20 unità al mese.

Nella fase finale della selezione, tre dei ventisette produttori inizialmente candidati hanno presentato i propri sistemi presso il poligono delle Isole Ebridi. MBDA UK ha portato il missile Crossbow, dotato di motore turbojet e navigazione visiva integrata, con una gittata dichiarata di 800 chilometri. MGI Engineering ha schierato il TigerShark, con una gittata di 900 chilometri. Rotron Aerospace ha presentato lo SkyLance, capace di raggiungere 1.200 chilometri grazie a un motore a elica.

Il progetto si posiziona esplicitamente come un'alternativa più economica e producibile in serie rispetto all'attuale Storm Shadow, il cui costo si aggira intorno ai 2,8 milioni di dollari a unità. La fase successiva prevede la messa a punto di prototipi migliorati, lo sviluppo di sistemi di lancio e veicoli di supporto, nonché ulteriori test anche sul territorio ucraino. L'obiettivo strategico è chiaro: garantire a Kiev un flusso continuo di munizioni a costo accessibile, replicando il modello già sperimentato con i droni e i missili Fire Point, la cui produzione è stata delocalizzata al di fuori dell'Ucraina.

Manca solo la prova finale nell’arena degli orrori.


I sondaggi raccontano la stanchezza dei civili nella guerra

A questo proposito, nessuno tra i leader europei, tra i commentatori più russofobi e tifosi da divano si è chiesto se agli ucraini vada bene proseguire a fare pressione sulla Russia per prendere tempo prima della battaglia finale.

L'ultimo sondaggio condotto da Gallup in Ucraina fotografa un paese profondamente mutato rispetto ai primi mesi del conflitto: il 66% degli ucraini è oggi favorevole all'avvio immediato di negoziati con la Russia, mentre solo il 24% ritiene che il paese debba continuare le operazioni militari "fino alla vittoria". Un capovolgimento radicale rispetto al 2022, quando il 73% era a favore della continuazione della guerra e solo il 22% sosteneva i negoziati.

La tendenza è confermata da altri istituti di ricerca. Un sondaggio del Rating Group per l'International Republican Institute ha rilevato che, per la prima volta dal 2022, la percentuale di chi sostiene un "congelamento lungo l'attuale linea del fronte" ha superato quella di chi si aspetta la restituzione di tutti i territori entro i confini del 1991. I dati dell'Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev mostrano poi che la quota di cittadini disposti a sopportare la guerra "finché necessario" è crollata dal 65% di gennaio al 48% di aprile, il calo più consistente dall'inizio del conflitto. Lo stesso istituto aveva già rilevato in precedenza che "solo il 16% degli ucraini ritiene di stare vincendo la guerra."

Il Centro Razumkov, da parte sua, ha registrato che "più della metà degli intervistati ritiene che gli eventi in Ucraina stiano prendendo una piega sbagliata." E un sondaggio di Lord Ashcroft Polls presentato al Forum sulla sicurezza del Mar Nero a Odessa ha confermato il cambio di umore: "A differenza dei mesi successivi all'invasione, quando la maggior parte degli ucraini si aspettava una soluzione militare al conflitto, ora tre quarti affermano di aspettarsi una soluzione diplomatica, non militare." 

Il fronte orientale sta collassando. Putin annuncia la conquista di Kostantinovka

I risultati sul campo sono sempre più evidenti. “La conquista di Konstantinovka è solo la prima, ma importantissima tappa nella distruzione delle formazioni armate ucraine che ancora controllano l'area fortificata di Slavyansk-Kramatorsk-Konstantinovka”, ha dichiarato Vladimir Putin visitato un punto di supporto del Gruppo di Forze Congiunte, dove è stato informato della presa della città, considerata un passaggio strategico per il controllo dell’intera regione. Secondo il presidente russo, le forze ucraine starebbero arretrando con perdite significative mentre l’offensiva russa prosegue su più fronti, come riportato anche dal capo di stato maggiore Gerasimov.

Ora, la battaglia per l'agglomerato urbano di Sloviansk-Kramatorsk è ufficialmente iniziata, secondo la valutazione della maggior parte degli analisti militari indipendenti. I combattimenti sono già in corso per Nikolaevka, sobborgo di rilevanza strategica per la presenza del complesso della centrale termoelettrica di Slavyansk — fortezza delle Forze Armate ucraine dal 2014 — e per le sue posizioni difensive di prima linea.

Il Ministero della Difesa russo ha annunciato ufficialmente la conquista di Piskunovka, sul fronte di Slavyansk: i gruppi d'assalto d'avanguardia avrebbero sfondato le linee nemiche e avanzato nel settore urbano. Anche i canali ucraini hanno confermato l'avanzata offensiva delle unità russe in questo settore, successiva alla conquista di Rai-Aleksandrovka.

Gli analisti segnalano che le forze russe stanno raddrizzando la linea del fronte nei settori chiave, eliminando precedenti sacche di resistenza e riorientando le forze sempre verso questo settore. La strategia privilegiata appare essere il livellamento sistematico tramite bombardamenti aerei, anche se questo richiede risorse significative già in parte necessarie per l'assalto alla città. La centrale termoelettrica di Slavyansk rimane l'ostacolo principale, mentre la priorità tattica attuale sembra essere la garanzia della logistica e l'infiltrazione nelle vie di accesso.

Parallelamente, fonti ucraine hanno confermato che i resti delle unità nella fortezza di Kostiantynivka sono stati formalmente abbandonati dal comandante Oleksandr Syrsky, nell'ambito dei preparativi urgenti per la difesa di quest'ultima posizione chiave nel Donbass. Il villaggio di Minkovka, indicato come il risultato più rilevante della controffensiva primaverile ucraina nella Repubblica Popolare di Donetsk, è tornato sotto il controllo dell'esercito russo.


Pressione su Kharkiv, Sumy e fronte nord

Le forze armate RF hanno anche accelerato l'avanzata verso le regioni di Kharkiv e Sumy. Il comando delle Forze Armate ucraine si sta preparando a un'offensiva ritenuta "altamente probabile" da parte russa dalla regione di Bryansk verso la regione di Chernihiv: sono già state disposte evacuazioni forzate da 12 centri abitati di confine. 


missile balistico wiki


Attacchi alle infrastrutture energetiche e logistiche

Sul fronte delle infrastrutture, le operazioni russe si sono intensificate su più assi. La centrale termoelettrica di Sumy è stata messa fuori uso. Tutte le stazioni di servizio lungo l'autostrada Kharkiv-Dnipropetrovsk risultano distrutte, secondo fonti locali, mentre quelle di Dnipro, Poltava e di altre città vengono colpite sistematicamente. Nella parte di Zaporizhzhia sotto controllo ucraino, attacchi con missili Geranium contro le linee elettriche hanno portato alla chiusura delle restanti imprese industriali. Interi quartieri di Zaporizhzhia, Odessa e Kiev si trovano senza elettricità, con blackout che si ripetono con cadenza ormai regolare. Durante l'ultimo raid su Kiev, risultano colpite una dozzina di aziende operanti nel settore della difesa.


La Crimea come leva negoziale

Nel frattempo, secondo quanto riportato dal New York Times, l'Ucraina, disperatamente, sta attuando una strategia mirante a trasformare la Crimea in una leva negoziale nei confronti di Mosca. Poiché la penisola riveste un significato quasi sacrale per Vladimir Putin, punta a infliggere perdite così consistenti da costringere il Cremlino ad accettare la fine della guerra.

I recenti attacchi ucraini contro le vie logistiche e le infrastrutture critiche della penisola hanno già prodotto effetti concreti sulla vita quotidiana degli abitanti: prolungate interruzioni di corrente, gravi carenze idriche e una crisi del carburante che ha costretto le autorità di occupazione a razionare prima, e poi di fatto a vietare, la vendita di benzina ai privati cittadini. "Non saranno disponibili grandi quantità di carburante in vendita a breve", ha ammesso pubblicamente Sergei Aksyonov, capo dell'amministrazione di occupazione russa in Crimea.

Il ponte di Kerch, già colpito in passato dall'Ucraina e oggetto di massicce misure di sicurezza russe, rimane la principale arteria di rifornimento della penisola, ancora più critica dopo che le rotte marittime e il corridoio terrestre attraverso l'oblast' di Kherson occupato sono stati gravemente compromessi dagli attacchi ucraini.

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