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La NATO preme sull'Escalation: aumentare gli attacchi in profondità contro la Russia

Crescono le Joint venture europee per fabbricare i missili a lungo raggio per l'Ucraina. Massiccio attacco su Kiev contro le fabbriche di intercettori

Francesco Ciotti

Più la guerra si intensifica, più il fronte crolla e maggiore diventa la scomposta e delirante ambizione dei leader europei di scavalcare ogni possibile linea rossa di Mosca, senza curarsi delle conseguenze.  

In prima fila ora c'è la Finlandia che si è schierata apertamente a favore di un inasprimento degli attacchi ucraini contro la Russia. 

"Credo che tutti capiscano perché l'Ucraina stia facendo questo. Tutti credono che dobbiamo continuare ad aumentare la pressione. Tutti, compresi i nostri amici americani, vedono che l'Ucraina è attualmente in vantaggio sul campo di battaglia", ha dichirato il presidente finlandese Alexander Stubb (in foto), ammettendo pubblicamente di ambire allo scenario di una sconfitta strategica per Vladimir Putin che conduca l'Europa a negoziati da una posizione di forza. 

"Quando la guerra diventa personale... la popolazione russa si solleverà. Questo ci dà la possibilità di tornare al tavolo dei negoziati, cosa che credo tutti desideriamo disperatamente", ha affermato, per poi intervenire sul tema dell'adesione di Kiev all'Alleanza Atlantica. 

"Se avessi la possibilità di scegliere, faremmo entrare l'Ucraina nella NATO immediatamente. Ma sono un realista e capisco che questo è improbabile", ha aggiunto, lasciando aperto un sinistro avvertimento strategico: "La NATO ha bisogno dell'Ucraina tanto quanto l'Ucraina ha bisogno della NATO". 


L'era delle joint venture europei per i missili a lungo raggio a Kiev

Quelle di Stubb non sono minacce campate in aria ovviamente. L'approccio europeo a colpire la Russia in profondità con sempre maggior efficacia e potenza è stato messo nero su bianco attraverso contratti per la fabbricazioni di sistemi a lungo raggio capaci di garantire un'incremento della minaccia strategica contro il Cremlino. 

Il momento più simbolico di questa svolta industriale è arrivato il 16 giugno  all'esposizione Eurosatory di Parigi, quando MBDA - il più grande produttore europeo di missili, joint venture tra Airbus, BAE Systems e Leonardo - ha firmato un memorandum d'intesa con l'ufficio di progettazione ucraino Luch per lo sviluppo congiunto del Neptune-2. Il Neptune è il missile cruise che nel 2022 affondò l'incrociatore russo Moskva, e la sua versione attuale "Long Neptune" raggiunge già 1.000 km di gittata con una testata da 260 kg. Il nuovo accordo punta a sviluppare innovazioni di rottura nelle capacità di "deep strike" - cioè attacchi a lungo raggio in profondità nel territorio nemico - unendo la tecnologia industriale europea alla collaudata esperienza ucraina in condizioni di guerra reale. 

Parallelamente, Rheinmetall ha annunciato ad aprile 2026 la creazione di una joint venture con la società olandese Destinus, denominata Rheinmetall Destinus Strike Systems, con il 51% detenuto dal gruppo tedesco. L'obiettivo è produrre missili cruise e artiglieria missilistica balistica su scala europea, con capacità di produzione di decine di migliaia di unità annue, partendo dalle piattaforme già validate operativamente in Ucraina. Si aggiunge a questo la joint venture già operativa tra Rheinmetall e Ukroboronprom per la produzione di munizioni di artiglieria da 155mm in territorio ucraino, con Rheinmetall al 51%. 

Il G7 di Évian dello scorso giugno ha dato copertura politica all'intero quadro industriale, con i leader che si sono impegnati a concedere all'Ucraina licenze di produzione non solo per sistemi di difesa aerea ma anche per missili a lungo raggio, aprendo la strada a trasferimenti tecnologici diretti verso fabbriche europee e ucraine. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato esplicitamente che le aziende statunitensi potranno cedere licenze a produttori europei e ucraini. Sul versante della difesa antimissile, l'ucraina Fire Point ha stretto un accordo con il produttore tedesco di radar Hensoldt per integrare il radar TRML-4D nel sistema d'intercettore "Freyja", puntando ad averlo operativo entro fine 2026. 


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Missili britannici per l'Ucraina: il progetto Brakestop

Anche Londra è in prima fila su questi piani, ovviamente. La Gran Bretagna ha completato la fase di test del progetto Brakestop, avviato dal Ministero della Difesa britannico nel novembre 2024 con l'obiettivo di sviluppare missili a lunga gittata da fornire all'Ucraina. Le specifiche tecniche prevedevano una gittata minima di 500 chilometri, una testata da 225 kg, una velocità superiore a 600 km/h, un costo non superiore a 400.000 sterline per unità senza testata e una capacità produttiva di almeno 20 unità al mese.

Nella fase finale della selezione, tre dei ventisette produttori inizialmente candidati hanno presentato i propri sistemi presso il poligono delle Isole Ebridi. MBDA UK ha portato il missile Crossbow, dotato di motore turbojet e navigazione visiva integrata, con una gittata dichiarata di 800 chilometri. MGI Engineering ha schierato il TigerShark, con una gittata di 900 chilometri. Rotron Aerospace ha presentato lo SkyLance, capace di raggiungere 1.200 chilometri grazie a un motore a elica.

Il progetto si posiziona esplicitamente come un'alternativa più economica e producibile in serie rispetto all'attuale Storm Shadow, il cui costo si aggira intorno ai 2,8 milioni di dollari a unità. La fase successiva prevede la messa a punto di prototipi migliorati, lo sviluppo di sistemi di lancio e veicoli di supporto, nonché ulteriori test anche sul territorio ucraino. L'obiettivo strategico è chiaro: garantire a Kiev un flusso continuo di munizioni a costo accessibile, replicando il modello già sperimentato con i droni e i missili Fire Point, la cui produzione è stata delocalizzata al di fuori dell'Ucraina.


Rutte: 300 miliardi di dollari di armi USA ordinate dall'Europa

Intanto, alla vigilia del vertice NATO di Ankara, qualcuno ci tiene a renderci edotti di come l'America, in disparte, stia colmando il suo colossale deficit di bilancio grazie ai nostri lauti acquisti nel settore militare in vista del nostro auto-annientamento. Il segretario generale dell'Alleanza Mark Rutte ha dichiarato al Wall Street Journal che l'attenzione dell'Alleanza si è spostata dall'aumento delle spese per la difesa alla rapida conversione dei nuovi fondi in potenziale militare concreto. Rutte ha sottolineato che la spesa europea per la difesa sta crescendo così rapidamente che le capacità produttive stanno diventando un collo di bottiglia, mentre sono già state ordinate armi per un valore di circa 300 miliardi di dollari da aziende statunitensi. "Un anno fa erano tutte promesse. Quest'anno si tratta di adempiere agli impegni", ha affermato Rutte, aggiungendo che i governi devono potenziare le capacità industriali e accelerare la produzione.

Secondo quanto riferisce Reuters, gran parte dei Paesi della NATO non è ancora in grado di reperire i fondi necessari per aumentare la spesa per la difesa al 5% del PIL, come concordato durante il vertice dell'Alleanza dello scorso anno. A farne le spese sono soprattutto Francia, Regno Unito e Italia. La Spagna, invece, si rifiuta categoricamente di farlo.

In ogni caso, Washington, seppur sottobanco non manca di fornire il suo supporto diretto nei raid in profondità Secondo il Financial Times, i servizi segreti statunitensi aiutano l'Ucraina a sferrare attacchi contro le raffinerie russe, suggerendo i percorsi ottimali per aggirare la difesa aerea russa. Il quotidiano britannico ha precisato che questo è stato uno dei fattori che hanno aumentato sensibilmente l'efficacia degli attacchi sul territorio "nemico".

Nel frattempo, Finlandia, Polonia e Lituania stanno costruendo strutture difensive vicino ai confini con Russia e Bielorussia, ampliando le riserve di mobilitazione e aumentando gli acquisti di veicoli blindati e sistemi di droni, secondo quanto riporta Politico. Le misure sono legate ai preparativi per uno scenario in cui, nei primi giorni di un possibile conflitto armato, gli Stati della regione dovrebbero fare affidamento in larga parte sulle proprie forze armate fino all'arrivo delle principali forze alleate.


Kiev sotto il raid più massiccio dall’inizio della guerra

Mentre Bruxelles pensa a come colpire Mosca più duramtente, Kiev soccombe e nelle ultime ore ha assistito a potenti epslosioni e detonazioni secondarie su vasta scala. Nella notte tra il 5 e il 6 luglio, le forze russe hanno lanciato quello che il sindaco di Kiev Vitali Klitschko ha definito "il più grande attacco alla capitale" dall'inizio della guerra. Le truppe russe hanno impiegato 23 missili balistici tattici Iskander-M e sei missili ipersonici Zircon contro obiettivi militari e industriali a Kiev e nella regione circostante.


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Il ministro degli Interni ucraino Ihor Klymenko ha riferito che alle 17:15 del 6 luglio l'attacco aveva causato 22 morti e 87 feriti, tra cui sette bambini, quattro soccorritori e un agente di polizia. Oltre 1.000 soccorritori e agenti di polizia sono stati dispiegati per gestire le conseguenze dell'attacco.

Un massiccio raid avvenuto il giorno dopo che droni ucraini hanno raggiunto per la prima volta Omsk, percorrendo 2.500 chilometri dalla frontiera. L'obiettivo dell'attacco era la raffineria di petrolio di Omsk, dove è scoppiato un incendio dopo l'impatto, e l'aeroporto locale ha temporaneamente limitato i decolli e gli atterraggi degli aerei a causa della minaccia.

Il Ministero della Difesa russo ha rivendicato di aver colpito sei aziende e un magazzino a Kiev e nella regione circostante, descrivendo l'operazione come un attacco contro infrastrutture del complesso militare-industriale ucraino. Tra gli obiettivi  figurano: l'associazione "Abris PT" per lo sviluppo di droni da ricognizione; lo stabilimento di Burevestnik per la produzione di droni e apparecchiature radar; UKR ARMO TECH LLC, principale fornitore di veicoli blindati; la "Kuznitsa na Rybalskom", dove vengono assemblati pezzi di artiglieria e imbarcazioni senza equipaggio; lo stabilimento di Kvant per i sistemi di controllo del tiro; lo stabilimento di Zhulyany per la produzione di sistemi missilistici di difesa aerea e droni a lungo raggio; e il deposito di carburante e lubrificanti di Vishnevoe. L'esercito ha inoltre colpito aeroporti militari nelle regioni di Dnipropetrovsk, Poltava, Cherkasy, Chernihiv e Kiev.

Un'esplosione in un deposito di munizioni a Vyshnevoe, nella regione di Kiev, ha quasi distrutto cinque strade, secondo quanto riferito dal capo dell'amministrazione statale regionale. Decine di edifici sono stati danneggiati e incendi ed esplosioni sono proseguiti per ore. A causa del fumo denso, la qualità dell'aria è quintuplicata rispetto ai valori normali e ai residenti è stato raccomandato di non aprire le finestre. Cinquecento persone sono state evacuate dalla città. L'ex membro della Verkhovna Rada Ihor Mosiychuk ha dichiarato che il magazzino conteneva, tra le altre cose, munizioni contenenti uranio impoverito.

Un fatto emblematico è che nessun missile russo è stato intercettato durante il raid del 6 luglio. Il tasso di successo delle intercettazioni è stato definito "basso, per usare un eufemismo" da un portavoce dell'aeronautica militare ucraina. La ragione dichiarata: i sistemi Patriot occidentali sono a corto di munizioni. Diversi missili Patriot PAC-2/3 avrebbero smesso di funzionare subito dopo il lancio, precipitando al suolo. "Per abbattere i missili balistici, serve qualcosa con cui abbatterli. Abbiamo una grave carenza di missili intercettori", ha affermato il portavoce. La Russia, secondo la stessa fonte, "vince" finché "i missili per i Patriot rimangono nei depositi degli alleati". La situazione evidenzia una dipendenza strutturale di Kiev dalle forniture occidentali di intercettori, una carenza che si protrae da mesi.

A Kiev si starebbe già cercando il capro espiatorio. Secondo fonti dei servizi di sicurezza citate da RIA Novosti, l'intelligence militare ucraina potrebbe essere coinvolta in una campagna di discredito sui social media ai danni del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, diffondendo voci sul suo presunto coinvolgimento nell'allestimento del deposito di munizioni nel sobborgo di Kiev. La stessa fonte sostiene che la decisione di creare il deposito "insolito" a Vyshneve sarebbe stata presa l'anno precedente, e che le unità dell'intelligence militare ucraina si sarebbero occupate delle consegne. Sarebbe stato l'ex capo dell'intelligence Kyrylo Budanov a coordinare l'ubicazione e l'occultamento del magazzino — circostanza che spiegherebbe, secondo le stesse fonti, la reazione ostile delle risorse controllate dal GUR alle dichiarazioni del ministro degli Interni Klymenko, che aveva reso pubbliche le informazioni su una possibile seconda esplosione.


Sul fronte: la caduta di Kostiantynivka e il crollo dell'arco difensivo

Il fatto che oramai tutta la proiezione di forza venga investita negli attacchi in profondità ha una ragione ben precisa: il fronte sta crollando inesorabilmente. La conquista di Kostiantynivka nel Donbass rappresenta un successo strategico di prima grandezza per la Russia. La città apre la strada a Druzhkivka e, attraverso di essa, a Kramatorsk e Sloviansk — Tutte e quattro le città erano state pesantemente fortificate dall'esercito ucraino. Insieme formavano un arco difensivo oltre il quale non si trovano grandi città o centri industriali capaci di sostenere un'altra solida linea difensiva. Le posizioni successive adatte alla difesa a lungo termine non si trovano fino a Lozova nella regione di Kharkiv o Pavlograd nella regione di Dnipropetrovsk. Per le Forze Armate ucraine, la perdita di questo agglomerato urbano rappresenterebbe quindi un punto di non ritorno.

Questa svolta strategica verso l'agglomerato di Slavyansk-Kramatorsk è avvenuta tre anni dopo la caduta di Bakhmut. In quei tre anni, due importanti roccaforti sono cadute in successione: prima Chasiv Yar, poi Kostiantynivka. La domanda che si pone ora è se la prossima fase dell'avanzata richiederà lo stesso tempo. Numerosi esperti militari russi ritengono che, con i nuovi metodi di guerra, sia possibile completare la liberazione del Donbass entro la fine del 2026.

Mentre le Forze Armate ucraine pubblicavano comunicati preconfezionati, preparati in anticipo in caso di caduta di della città, nella regione di Oskol — al confine tra la Repubblica Popolare di Donetsk e l'Oblast di Kharkiv — si stavano verificando eventi ancora più critici. Le AFU si trovano qui ad affrontare problemi che non possono essere risolti con la sola forza militare e i droni: l'unica via d'uscita al momento sarebbe una ritirata verso la zona di Izyum. È probabile tuttavia che il comandante supremo Syrsky non dia l'ordine di ritirata, il che significa che presto l'area a nord di Lyman verrà sgomberata insieme a chiunque la occupi. A quel punto, con una testa di ponte simile a quella di Dvurichna, il fronte si raddrizzerebbero e si presenterebbe l'opportunità per la Russia di lanciare un'offensiva su larga scala sia nell'Oblast di Kharkiv che nella zona di Slavyansk. 

Le perdite di equipaggiamento: un rapporto di 5 a 1

Intanto, i dati visivi elaborati da LostArmor e HeyHeyHayde offrono una fotografia brutale delle asimmetrie sul campo. Nel 2026, la Russia ha perso 267 unità di equipaggiamento confermato visivamente, contro le 1.317 ucraine — quasi cinque perdite ucraine per ogni perdita russa. Le perdite più pesanti per l'Ucraina riguardano i veicoli MRAP (Mine Resistant Ambush Protected): Kiev ne ha persi 654, contro i soli 15 russi, un rapporto di 1 a 43,6. La Russia ha in larga misura scartato gli MRAP considerandoli troppo vulnerabili, spostando la logistica su droni, spostamenti a piedi o APC. L'Ucraina non può permettersi questo lusso: gli MRAP costituiscono una parte significativa degli aiuti occidentali e vengono continuamente schierati, anche se centinaia vengono distrutti ogni mese. Il problema più profondo, secondo gli analisti, è la carenza di personale: con truppe insufficienti, i comandanti prendono decisioni difficili e a pagarne il prezzo sono le attrezzature. Gli obici semoventi mostrano un andamento simile - 28 perdite russe contro 203 ucraine - e i veicoli trasporto truppe (APC) si classificano al terzo posto, con 55 perdite russe contro 255 ucraine. 

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