Karaganov e Mearsheimer avvertono l’Europa sull’escalation nucleare
Linee rosse oltrepassate, attacchi a lungo raggio, missili e droni per l’Ucraina fabbricati nell’UE: così l’Occidente sfida la deterrenza russa
L’Europa sembra sempre più incatenata in un precipizio senza fondo, dove uno spirito tanto bellicista quanto stupidamente autolesionista sta trascinando i popoli del continente in rotta di collisione con una catastrofe senza fine.
Per rendere l’idea della folle spavalderia che regna nelle menti dei comandanti militari a Bruxelles basta leggere gli ultimi preoccupanti resoconti.
“La NATO colpirà Kaliningrad, la penisola di Kola, San Pietroburgo e l'area del Mar Nero in caso di conflitto con la Russia”, ha dichiarato il comandante dell'aeronautica tedesca, Holger Neumann, in un'intervista a The Telegraph, affermando che la Germania sarebbe pronta a combattere contro la RF "già stanotte". In precedenza, l'ex comandante delle forze statunitensi Ben Hodges ha ipotizzato che Kaliningrad potrebbe diventare il primo obiettivo della NATO in caso di conflitto tra l'alleanza e la RF.
Pochi giorni prima, l’11 giugno, il tenente generale Christian Freuding, capo dell’esercito tedesco, a margine del salone aerospaziale ILA di Berlino, ha rilasciato dichiarazioni altrettanto preoccupanti.
“Dobbiamo essere preparati... Dobbiamo essere pronti a combattere”, ha dichiarato.
il generale, citato da POLITICO, precisando che esiste un ampio consenso alleato sul fatto che la Russia potrebbe attaccare il territorio della NATO entro la fine del decennio: ”Tutti i 32 partner della NATO concordano sul fatto che la Russia potrebbe avere la capacità di invadere un paese partner nel 2029”.
Berlino, ha aggiunto Freuding, non può permettersi di attendere i tempi lunghi dei programmi di sviluppo bellico.
“La velocità è essenziale adesso! Per questo, la Germania ha bisogno di soluzioni intermedie! per colmare il divario tra la capacità attuale e quella necessaria per una prontezza al combattimento reale. Dobbiamo migliorare le nostre capacità per il combattimento stasera; ogni giorno come esercito tedesco”, ha concluso, riassumendo in una sola frase lo spirito di una dottrina militare che ha definitivamente abbandonato l’orizzonte della pace.
L'Europa ha dimenticato la paura dell'inferno
In questo contesto, il professor Sergei Karaganov — il principale ideologo della dottrina nucleare russa, già consigliere di Gorbačëv, Eltsin e Putin — e il politologo John Mearsheimer, dell'Università di Chicago, in un’intervista con Glenn Diesen tracciano insieme un quadro che fa tremare le vene ai polsi.
Il punto di partenza di Karaganov è la rottura delle regole non scritte che hanno tenuto il mondo lontano dall'abisso nucleare per settant'anni.
“Per circa 60 o 70 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, abbiamo avuto l'avvento delle armi nucleari, che io credo ci siano state mandate dall'Onnipotente. E grazie a questo ci siamo trattenuti dal farci la guerra tra di noi”, ha dichiarato, evidenziando come quel freno, oramai, si stia spezzando.
Non solo a causa del conflitto ucraino — che l'ideologo russo data al 1994, non al 2022 — ma per una deriva sistemica dell'ordine mondiale che ha eroso ogni limite morale e strategico. L'Occidente, avverte, sta perdendo la sua posizione dominante dopo cinquecento anni di egemonia, e in questa fase di rivincita è disposto a correre rischi che sarebbero stati impensabili anche nei momenti più tesi della Guerra Fredda.
Mearsheimer, a questo proposito, ricorda come durante la Guerra Fredda, esistevano linee rosse chiare, condivise, rispettate. Nessuno avrebbe mai pensato di invadere il suolo sovietico. Nessuno avrebbe mai osato attaccare la Triade Nucleare Strategica.
“L'invasione ucraina della regione di Kursk nell'agosto del 2024 — pensare che un alleato degli Stati Uniti, sostenuto e appoggiato da Washington, potesse essere autorizzato a invadere la Russia — sarebbe stato impensabile durante la Guerra Fredda. E poi c'è l'altro esempio: nel 2025, gli ucraini hanno attaccato una delle componenti della Triade Nucleare Strategica russa. Anche questo, durante la Guerra Fredda, era impensabile”.
Ricordiamo, a questo proposito, l'operazione "Spider Web" (Pavutyna), avviata il 1° giugno 2025 e diretta contro la triade nucleare russa, attraverso l’utilizzo di 117 droni, trasferiti illegalmente all’interno del Paese, che hanno attaccato cinque basi aeree che ospitavano i bombardieri strategici.
È questa la rottura che entrambi considerano gravissima: non la guerra in sé, ma la normalizzazione dell'impossibile. Ogni gradino dell'escalation — i carri armati, poi gli HIMARS, poi gli F-16, poi i missili a lunga gittata, poi gli attacchi dal territorio NATO, poi i droni sulle raffinerie russe, ora i raid su San Pietroburgo e Sebastopoli — è stato presentato come una soglia eccezionale, poi superato senza conseguenze, poi dimenticato.
Uno schema puntualmente riproposto sempre a condizioni peggiori, con le cancellerie europee che, tra l’altro, producono iniziative di pace per celare i piani di guerra. Il vertice di Downing Street del 7 giugno, con Macron, Merz, Starmer e Zelensky, ha proposto “cinque condizioni per una pace giusta”: cessazione delle ostilità con l'attuale linea del fronte come punto di partenza negoziale; garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti per l'Ucraina, incluso il dispiegamento di forze multinazionali sul territorio ucraino; mantenimento degli attivi russi congelati fino alla fine del conflitto e al pagamento dei risarcimenti; tutela degli interessi della sicurezza europea in qualsiasi futuro accordo.
Punti sapientemente studiati per mantenere attive le cause profonde della guerra con al contempo la conferma, inserita nella dichiarazione congiunta, della futura produzione congiunta di armi a lungo raggio per Kiev.
La scala dell'escalation: a che punto siamo
La questione è semplice quanto brutale. Cosa farà la Russia o cosa sarà costretta a fare se l’Occidente concentrato nel vecchio continente dovesse perseverare nell’attuare attacchi contro il territorio russo?
“Prima ci sarebbero attacchi contro obiettivi militari o simbolici in Europa. E poi, se ci fosse una risposta, quella risposta sarebbe un attacco nucleare limitato. A quel punto la Russia vincerebbe. Nessuno oserebbe mai attaccare il suolo russo”, ha ribadito Karaganov che segue una logica di tipo coercitiva, al di là della guerra totale: usare, dunque un numero limitato di armi nucleari non per ottenere una vittoria militare, ma per imprimere nelle menti degli europei — che a suo giudizio “hanno perso la paura dell'inferno” — la consapevolezza reale di ciò che significa sfidare una potenza nucleare.
Mearsheimer legge la stessa logica in termini di teoria strategica:
“Quello che farebbero i russi sarebbe usare poche armi nucleari in Occidente, o contro obiettivi occidentali, con l'unico scopo di far capire quanto la Russia sia seria nel voler ristabilire la deterrenza. Il mero uso di armi nucleari da parte dei russi spaventerà a morte chiunque in Europa e li costringerà a riflettere seriamente su cosa sta succedendo.”
Secondo il professore dell’università di Chicago, la domanda chiave non è se gli Stati Uniti risponderebbero con armi nucleari a un attacco limitato russo in Europa — e su questo punto entrambi i professori concordano che Washington non lo farebbe — ma se l'Occidente ha la lucidità politica necessaria per capire il segnale prima che venga inviato.
I bersagli: Germania e Gran Bretagna nel mirino di Mosca
Entrando nel dettaglio dell’eventuale rappresaglia di Mosca, l'ideologo russo ha indicato ancora una volta con precisione chirurgica i paesi che, in caso di escalation nucleare, finirebbero nel mirino di Mosca: Gran Bretagna e Germania. Nell'intervista, Karaganov sviluppa ulteriormente questo punto, con accenti che mescolano analisi geopolitica e memoria storica.
“La Germania è la minaccia, la peggiore minaccia nella storia del mondo e dell'umanità, insieme al Giappone. Non dovrebbe mai essere autorizzata a usare armi nucleari. Se anche solo ci provassero, dovrebbero essere completamente spazzati via dalla faccia della terra”, ha dichiarato Karaganov, evocando il fatto che, a marzo di quest’anno, Macron ha aggiornato la dottrina nucleare francese introducendo il concetto di deterrenza avanzata, che prevede la possibilità di dispiegare temporaneamente velivoli nucleari francesi presso alleati, compresa Berlino.
In ogni caso, il Cancelliere Merz, tradendo i principi del trattato per la riunificazione della Germania, ha promesso di costruire "il più forte esercito convenzionale d'Europa", dopo che il Bundestag aveva approvato a marzo 2025 — con i due terzi dei voti — una riforma costituzionale che esenta la difesa dal freno al debito, aprendo a un fondo straordinario da 500 miliardi di euro.
E ancora, rispondendo alla domanda di Mearsheimer su cosa succederebbe se Berlino decidesse di dotarsi di un arsenale nucleare proprio:
“La Russia sarebbe costretta a usare prima missili convenzionali, e poi a passare a una guerra con missili nucleari. Il bersaglio principale non sarebbe solo in Romania o in Polonia, Dio ce ne scampi. Sarebbe in Germania, e la Germania sarebbe la prima a soffrire. E dovrebbero capirlo, perché hanno scatenato due guerre mondiali in una sola generazione".
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