L'intervento di Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, sull’escalation tra Europa e Russia pone una domanda che non possiamo più eludere: quanto siamo disposti a rischiare prima di capire che una guerra tra potenze nucleari non avrebbe vincitori? È una domanda che va oltre gli schieramenti, oltre Putin, oltre l’Ucraina, oltre la NATO e oltre le rispettive responsabilità. Riguarda la vita. Da psicologo e psicoterapeuta, e da studioso della guerra psicologica e delle operazioni PsyOps, vedo anche un altro problema: quando una società viene sottoposta per mesi o anni a una comunicazione fondata sulla paura, sull’emergenza permanente e sull’idea che lo scontro sia inevitabile, il cittadino rischia di abituarsi all’inaccettabile. E proprio qui bisogna fermarsi. Non sostengo che dietro l’attuale crisi esista un unico disegno, ma è evidente che attorno alla guerra si stanno muovendo interessi economici, industriali e finanziari enormi. Il rischio è che la logica della produzione bellica finisca per diventare più forte della ricerca della pace. Per questo l’Italia dovrebbe uscire dalla semplice posizione di spettatrice e avanzare una proposta diplomatica concreta: convocare a Roma un tavolo permanente sulla sicurezza europea con Russia, Ucraina, Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e Turchia, sotto osservazione ONU e OSCE; chiedere una tregua iniziale di trenta giorni, verificabile sul terreno; riaprire immediatamente un canale militare diretto NATO-Russia operativo ventiquattr’ore su ventiquattro; sospendere durante il negoziato le iniziative capaci di provocare uno scontro diretto tra l’Alleanza e Mosca; aprire quindi una trattativa sulla sicurezza europea, dai missili alle basi militari, dalle esercitazioni alle garanzie per l’Ucraina, fino alle questioni territoriali. Ogni accordo dovrà avere controlli, verificatori, date e procedure precise. Non basta dire pace: bisogna costruire le condizioni perché la pace possa reggere. Questo non significa stare con la Russia e neppure contro la Russia. Significa stare dalla parte dei nostri figli, delle nostre famiglie, della gente comune che non ha deciso questa guerra e che sarebbe la prima a pagarne il prezzo. La vera forza dell’Europa non può essere soltanto quella di armarsi. Deve essere anche la capacità di impedire che le armi vengano utilizzate. Ringrazio quindi Bongiovanni per aver avuto il coraggio di porre il problema. Oggi il coraggio più grande potrebbe essere proprio questo: fermarsi, parlare e negoziare prima che una crisi politica diventi una tragedia irreversibile.
*Psicologo e psicoterapeuta, esperto in guerra psicologica e operazioni PsyOps
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