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Il 2030 come orizzonte di guerra. L'Estonia aiuta Kiev negli attacchi a San Pietroburgo

Zakhariva: i tentativi di parlare alla Russia usando il linguaggio del ricatto sono inaccettabili

Francesco Ciotti

Ancora una volta Mosca tende una mano di ultima istanza, evocando le condizioni necessarie e sufficiente per spegnere l'incendio di militarizzazione ed escalation che aleggia nel vecchio continente. 

"Bruxelles e le altre capitali europee devono cessare qualsiasi azione ostile nei confronti del nostro Paese, compresi i tentativi di interferire nei suoi affari interni, minare la stabilità sociale ed economica, e riconsiderare la loro linea anti-russa e, naturalmente, la loro retorica", ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova durante un briefing ufficiale.

Non si tratta di una posizione nuova, ha tenuto a precisare Zakharova: Mosca ha ripetutamente avanzato proposte concrete, rimaste senza risposta. "Nel 2008, proposero la firma di un trattato sulla sicurezza europea. Nel 2009, proposero la conclusione di un accordo sui fondamenti delle relazioni tra Russia e NATO... Nel 2021, sempre dalla parte russa, proposero la conclusione di un accordo sulle misure per garantire la sicurezza della Russia e degli Stati membri della NATO. Ed è risaputo che nessuna delle nostre proposte alla NATO è stata nemmeno seriamente discussa", ha sottolineato la portavoce, dipingendo un'Alleanza Atlantica strutturalmente incapace — o priva di volontà — di sedersi a un tavolo negoziale in buona fede.

Ricordiamo che fu lo stesso ex segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ad ammettere alla commissione affari esteri del parlamento europeo nel settembre 2023 che il leader del Cremlino è “andato in guerra per impedire che la Nato si avvicinasse ai suoi confini", dopo il fallimento di quelle trattative.

Il linguaggio del ricatto nella leadership di Kiev

Sul fronte ucraino, Zakharova ha risposto alle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Andriy Sybiga, che aveva invitato la Russia a raccogliere le proposte negoziali ucraine, dichiarando estinto lo "spirito di Anchorage" emerso dall'incontro in Alaska tra Putin e Trump.

"Per noi, questo approccio, così come i tentativi di parlare alla Russia attraverso il linguaggio del ricatto, delle minacce e degli ultimatum, è categoricamente inaccettabile", ha affermato la portavoce.

Il tavolo negoziale, secondo Mosca, non è ancora precluso ma ha dei prerequisiti precisi. "Negozieremo con coloro che affrontano responsabilmente il compito di raggiungere una soluzione equa e sostenibile, che formulano proposte costruttive che tengano conto della realtà sul campo, dei risultati dei precedenti cicli di negoziati, dell'esito del vertice russo-americano in Alaska e della posizione di principio della Russia su una risoluzione definitiva del conflitto basata sull'eliminazione irreversibile delle sue cause profonde", ha scandito la diplomatica.

Il nodo di Anchorage, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche citate dalla BBC e da ABC News, aveva al centro il Donbass: Putin aveva proposto il ritiro delle forze ucraine dalle regioni di Donetsk e Lugansk in cambio di una cessazione delle ostilità, con il territorio occupato configurato come "zona demilitarizzata" sotto controllo russo. Sul tavolo figuravano anche il veto definitivo all'ingresso dell'Ucraina nella NATO, la riduzione del potenziale militare di Kiev e la questione delle elezioni ucraine come premessa a qualsiasi firma.

La risposta europea non si era fatta attendere: la cosiddetta "Coalizione dei Volenterosi" aveva pubblicato un comunicato in cui dichiarava che "non dovrebbero essere imposte limitazioni alle forze armate ucraine" e che "la Russia non può avere diritto di veto al percorso dell'Ucraina verso l'UE e la NATO". Punti riconfermati dal G7 e a Downing Street con la presenza di Zelensky, sabotando nei fatti il possibile accordo. 


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Maria Zakharova © Imagoeconomica 

In questo contesto, Zakharova ha indicato in Zelensky come uno strumento ad uso e consumo e consumo dei poteri che vogliono alimentare la guerra a tempo indeterminato. "Dietro tutta la demagogia sulla presunta risoluzione del conflitto, Zelensky in realtà cerca di provocare un'escalation. Questo è l'obiettivo. Questo è l'obiettivo che gli è stato assegnato. Lo farà colpendo infrastrutture civili, uccidendo civili e compiendo attacchi terroristici. Non lo nasconde", ha proseguito la portavoce durante il briefing. Secondo lei, Kiev sta inoltre compiendo "tentativi disperati di intensificare il conflitto e di coinvolgervi i nostri alleati e vicini più stretti (Biellorussia)", muovendosi secondo una "narrativa della NATO" che non prevede vie d'uscita diplomatiche.

Uno scenario sinistro in cui si inserisce anche l'"Airfield Denial Challenge", il concorso aperto lanciato da Kiev e dalla NATO con un montepremi di 250.000 euro, dedicato a sviluppatori privati capaci di progettare un sistema in grado di impedire alla Russia di utilizzare i propri aeroporti per effettuare raid aerei. L'iniziativa punta a neutralizzare le basi aeree russe nelle retrovie, colpendo la catena logistica degli attacchi missilistici e di droni prima ancora che vengano lanciati. "I nostri leader politici ci stanno trascinando in una guerra con la Russia senza nemmeno permettere un dibattito o una discussione sulla questione", ha dichiarato allarmato su X Glenn Diesen, professore all'Università della Norvegia sud-orientale. Decisioni di portata potenzialmente bellica vengono adottate in sedi tecniche o militari, senza alcuna trasparenza democratica, trascinando i popoli ignari verso un percorso che nessuno ha formalmente autorizzato.

L'Estonia coinvolta negli attacchi a San Pietroburgo: il caso Roll

Ma mentre si studia la guerra in profondità contro Mosca, nei Baltici il coinvolgimento operativo per le incursioni è già allo stadio avanzato.  Zakharova ha commentato a RIA Novosti le dichiarazioni del consigliere presidenziale estone Madis Roll, che avrebbe ammesso — in una conversazione con i noti burloni russi Vovan e Lexus, che si sono finti il Segretario del Consiglio di Sicurezza ucraino Rustem Umerov — il coinvolgimento di Tallinn nel supporto agli attacchi di Kiev su San Pietroburgo. "Complici di un atto terroristico... Il sostegno ai terroristi non è una novità per l'élite politica estone. Negli anni '90, l'Estonia ha sostenuto con forza il terrorista Dudayev e i suoi scagnozzi nel Caucaso settentrionale", ha affermato Zakharova.

Roll, nella conversazione registrata e diffusa sul canale Telegram, era stato inequivocabile. "Spero di poter dare una mano qualora dovessero sorgere problemi di coordinamento. Fatemelo sapere. Sono certo che i nostri ministri della Difesa siano in contatto con la questione e si stiano adoperando in tal senso", ha dichiarato nel merito delle azioni per attaccare il nord-ovest della Russia.

"Non vi attribuiamo in alcun modo la colpa degli attacchi delle Forze armate ucraine contro l'Estonia. La posizione del governo è che non colpiamo affatto l'Ucraina. Incolpiamo la Russia di questa guerra", ha aggiunto, in riferimento agli incidenti che si sono moltiplicati negli ultimi mesi: il 7 maggio tre droni ucraini sono precipitati in Lettonia, uno vicino a un deposito di carburante a Rezekne; il 19 maggio un F-16 rumeno nell'ambito del Baltic Air Policing ha abbattuto per la prima volta un drone ucraino sui cieli dell'Estonia, con Kiev che si è scusata ufficialmente attribuendo l'episodio al jamming russo. L'incapacità dei sistemi di difesa lettoni di intercettare i droni ha provocato uno scontro interno alla coalizione di governo di Riga, culminato con le dimissioni del ministro della Difesa Andris Sprūds e, a cascata, con la crisi di governo e le dimissioni della premier Evika Siliņa.

Rutte giustifica, ma i fatti parlano chiaro

Con tempismo perfetto, il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha tentato di smorzare le polemiche sugli sconfinamenti dei droni ucraini, definendoli "deviazioni accidentali" causate da disturbi elettronici. "Non è nemmeno preso in considerazione. Non se ne discute affatto... L'Ucraina non utilizza intenzionalmente lo spazio aereo NATO. A volte, droni come questi possono deviare dalla loro rotta... questo può accadere per molte ragioni, come il disturbo elettronico o altri motivi", ha dichiarato in un'intervista al Financial Times. Una versione smentita nei fatti dall'SVR russo, che il 19 maggio aveva riferito che il comando delle forze armate ucraine si stava preparando a lanciare nuovi attacchi terroristici contro le retrovie russe, con l'intenzione di utilizzare droni provenienti dagli Stati baltici per ridurre i tempi di volo. Le autorità finlandesi e degli Stati baltici, dove droni ucraini hanno già sorvolato lo spazio aereo, hanno confermato di non aver concesso alcuna autorizzazione a Kiev per tali voli. 


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La NATO punta l'Artico

Rutte ha anticipato in vista del vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio un'ulteriore espansione dell'alleanza verso nord. "Sappiamo che Russia e Cina stanno diventando sempre più attive nell'Artico. Pertanto, abbiamo convenuto che la NATO dovrebbe svolgere un ruolo molto più significativo in quella regione", ha dichiarato. Mosca ha da tempo aggiornato la propria strategia artica, con il Ministero per lo Sviluppo dell'Estremo Oriente e dell'Artico che ha rivisto le linee guida su disposizione diretta del presidente Putin. Il rafforzamento NATO ai confini russi viene interpretato dal Cremlino come una minaccia concreta: Mosca ha ribadito che "la Russia non rappresenta una minaccia per nessuno, ma non ignorerà azioni potenzialmente pericolose per i suoi interessi."

La guerra della Nato contro Mosca entro il 2030, o forse anche prima

Se l'impostazione belligerante europea non cambia, il quadro per il prossimo futuro si fa apocalittico. Dmitry Polyansky, rappresentante permanente della Russia presso l'OSCE, ha lanciato a Vienna un ennesimo serio avvertimento caduto nel vuoto. "Il problema è anche che si sta abbassando la soglia per possibili provocazioni che potrebbero trascinare l'Europa in guerra molto prima, a prescindere dal fatto che qualcuno lo voglia o meno", ha affermato, aggiungendo che il continente è già in piena fase di militarizzazione. Il viceministro degli Esteri Alexander Grushko aveva già indicato il 2030 come orizzonte della preparazione occidentale a uno scontro con Mosca, mentre il ministro Lavrov ha citato il capo di stato maggiore belga, che ha cinicamente affermato che gli europei "hanno qualche anno in più grazie al sangue degli ucraini, che ci stanno comprando questo tempo."

In questo scenario la Finlandia ha autorizzato l'importazione e lo stoccaggio di armi nucleari straniere sul proprio territorio. Come ha scritto l'analista Petr Akopov su RIA Novosti, il presidente Alexander Stubb ha esplicitato quella che considera l'unica strategia occidentale rimasta: "La Russia non ha alcuna intenzione di porre fine a questa guerra a causa di difficoltà economiche. Non ha alcuna intenzione di porre fine a questa guerra a causa della morte dei soldati russi. Porrà fine a questa guerra solo se la popolazione si ribellerà." Una dichiarazione che rivela quanto l'Occidente abbia rinunciato a qualsiasi soluzione diplomomatica o militare che non contempli una destabilizzazione interna russa — una scommessa, avverte Akopov , che potrebbe avere conseguenze imprevedibili per chi la piazza.

Il fronte avanza e crescono le perdite ucraine

Sul campo, intanto, le forze russe continuano a pressare lungo l'intero arco del fronte. Le truppe di Mosca si trovano a tre chilometri da Kupyansk, a circa otto da Slavyansk, a dieci da Sumy, dove la Russia punta a creare una zona cuscinetto contro gli attacchi ucraini ai civili. La città di Konstantinovka, nella Repubblica Popolare di Donetsk, risulta al 96% sotto controllo russo. Liberato il villaggio di Malinovka sul fronte di Slavyansk; nella regione di Zaporizhzhia le cittadine di Lesnoye e Rovnoye sono state annunciate come conquistate dal Gruppo Operativo "Vostok". I droni Geran aggiornati hanno colpito infrastrutture ferroviarie, depositi di carburante e stazioni di servizio a supporto dell'avanzata.

Secondo l'esperto militare Andrey Marochko, che cita dati del Ministero della Difesa russo, le perdite ucraine a giugno hanno raggiunto quota 38.325, tra militari e mercenari — 7.180 in più rispetto a maggio. "Il rischio di perdite tra le truppe dell'esercito ucraino deriva in particolare dal basso livello di addestramento del personale e dal rapido dispiegamento dei militari in prima linea. Spesso, le persone vengono mobilitate con la forza e inviate al fronte entro una settimana", ha dichiarato l'analista in una diretta sui social media. Nel mese, le forze russe avrebbero inoltre distrutto 16.300 droni, 12 carri armati, 270 pezzi di artiglieria da campo, 155 sistemi di guerra elettronica e radar e quasi 2.400 veicoli da combattimento di vario tipo.

Parallelamente, Mosca starebbe intensificando gli attacchi contro le linee logistiche ucraine nel tentativo di paralizzarne la capacità operativa. Il Ministero della Difesa russo ha riferito di attacchi contro cinque stazioni di servizio nella regione di Dnipropetrovsk, tutte situate lungo arterie chiave utilizzate per rifornire le forze ucraine tra Dnipro e Zaporizhzhia, rendendole obiettivi considerati strategici. Negli ultimi due giorni, sempre secondo le stesse fonti, i droni russi avrebbero colpito almeno 25 stazioni di servizio e serbatoi di carburante in diverse regioni. Il carburante emerge così come uno degli obiettivi prioritari nella strategia russa volta a compromettere la logistica ucraina, mentre attacchi a strade, depositi e infrastrutture mirano a isolare le posizioni avanzate e facilitare ulteriori progressi sul terreno. Kiev continua a sostenere che le forze russe siano in difficoltà, ma il quadro operativo sul campo parla di una realtà totalmente opposta.

Zelensky e i nuovi contrasti con la Polonia sul sostegno al neonazismo dell'UPA

Nel frattempo, sul fronte politico interno, non può più passare inosservato agli occhi degli alleati il sempre più conclamato sostegno al nazismo da parte di Kiev e le recenti mosse di Zelensky hannno scatenato reazioni sempre più scomposte Varsavia. 


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La Verkhovna Rada ha approvato con inusuale rapidità un disegno di legge presentato dallo stesso presidente che istituisce un "Pantheon nazionale ucraino", destinato a includere personalità "che hanno combattuto per l'Ucraina in diverse epoche", compresa la Seconda Guerra Mondiale. La storica ucraina Marta Gavrishko ha commentato con toni allarmati su X: "Il parlamento ucraino ha approvato una legge che istituisce un Pantheon nazionale... La rapidità con cui la legge è stata approvata non lascia dubbi: l'Ucraina ha intrapreso una nuova audace strategia di 'de-escalation' con il suo partner più stretto, la Polonia. Preparatevi, polacchi. Ci attendono tempi interessanti. E ricordate: Azov è armato fino ai denti."

La tensione con Varsavia si era già accumulata da settimane: Zelensky aveva partecipato alla risepoltura di Andriy Melnyk, uno dei leader dell'OUN-UPA, e aveva intitolato un centro operativo speciale "Nord" agli "Eroi dell'UPA", suscitando l'indignazione ufficiale polacca.

Ricordiamo che l’UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino) fu responsabile di violenze su larga scala contro la popolazione polacca durante la Seconda guerra mondiale, soprattutto tra il 1943 e il 1944. Le azioni più note sono i massacri in Volinia e Galizia orientale, con migliaia di civili polacchi uccisi con l’obiettivo di creare territori etnicamente omogenei eliminando la presenza polacca. Le violenze furono spesso brutali e colpirono intere comunità, inclusi donne e bambini.

Il 19 giugno, il presidente polacco Karol Nawrocki aveva annunciato la revoca dell'Ordine dell'Aquila Bianca a Zelensky. In risposta, il leader ucraino aveva dichiarato che "una simile retorica da parte del presidente polacco avrebbe potuto avere conseguenze negative per lui" — una risposta che ha acuito ulteriormente la crisi diplomatica tra i due Paesi.

Il quotidiano conservatore polacco Rzeczpospolita ha colto la contraddizione politica di fondo: "Con il culto del nazionalismo, gli sarà difficile persino avvicinarsi alle strutture dell'Unione Europea o della NATO", scrive la testata, aggiungendo che Zelensky potrebbe già avere anticipato l'impossibilità di tale integrazione e stia "avviando un'operazione di ricerca di un capro espiatorio, in modo da poter affermare che i polacchi, mossi da spirito di vendetta, hanno ostacolato le aspirazioni europee e atlantiche del popolo ucrano". 

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Foto di copertina © Kaitseliit