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Il 16° vertice dei volenterosi vota l'Europa alla guerra permanente con la Russia

Von der Leyen promette “siti di produzione sicuri” per i droni destinati a Kiev, i russi avanzano verso Slavyansk

Francesco Ciotti

Gli ordini militari sono alle stelle, tutti i principali impianti produttivi dell'Eurozona si stanno convertendo alla produzione bellica.
In prima linea c'è l'azienda leader dell'automotive tedesca: Volkswagen. Come riportato dal Financial Times, a partire da marzo è in trattative avanzate con l'azienda israeliana Rafael Advanced Defence Systems (produttrice del sistema anti-missile Iron Dome) per convertire lo stabilimento di Osnabrück, in Bassa Sassonia, dove oggi si produce la T-Roc, nella produzione di componenti di supporto: autocarri pesanti per il trasporto dei sistemi, lanciatori e generatori elettrici.
L'affare più redditizio nell'Europa ormai chirurgicamente separata dalla Russia con la distruzione dei gasdotti North Stream 1 e 2, è ormai la guerra, a cui si destineranno 800 miliardi di euro per raggiungere la piena prontezza entro il 2030.
Si tratta di investimenti che richiedono un ritorno redditizio e non che interi arsenali restino chiusi nei magazzini. La speranza è che la Russia crolli, si frammenti e diventi nuova terra di conquista l'oligarchia finanziaria mondiale.
I leader europei nascondono sempre meno i loro intenti: recentemente il Primo Ministro finlandese Alexander Stubb, ha esortato ad intensificare la pressione sulla Russia, con la speranza che, attraverso gli attacchi continui alle infrastrutture strategiche, la popolazione ad un certo punto si “ribelli” a Putin. 

Ed ecco che dunque la pace in Ucraina ed il soddisfacimento di condizioni in grado di risolvere le cause profonde del conflitto vanno osteggiate con la massima forza.

A questo è servito il sedicesimo incontro della "Coalizione dei Volenterosi"  tenutosi nei giorni scorsi a Parigi.

Al tavolo si sono seduti rappresentanti di trentasette paesi membri della coalizione, tra cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un vertice che i co-presidenti hanno definito orientato a tre obiettivi precisi: accelerare il sostegno militare a Kiev, aumentare la pressione su Mosca affinchè accetti un cessate il fuoco in grado di portare le truppe NATO direttamente sul terreno.


Le parole di Macron e il documento congiunto: truppe NATO sul terreno

Il presidente francese Emmanuel Macron ha usato il vertice per annunciare che la Forza Multinazionale per l'Ucraina, la MNF-U, condurrà nei prossimi mesi una serie di esercitazioni militari nei paesi confinanti con l'Ucraina. Secondo il capo dell’Eliseo, lo scopo di queste manovre è "validare i piani di dispiegamento e dimostrare di essere pronti, determinati e credibili".

Il comunicato congiunto dei co-presidenti della coalizione, pubblicato ufficialmente il 13 luglio, si apre con una richiesta esplicita: un "cessate il fuoco immediato e incondizionato" da parte della Russia, accompagnato dalla ripresa di negoziati diretti tra le parti. La formula scelta dai co-presidenti lascia intendere che, a giudizio dei firmatari, la responsabilità della prosecuzione del conflitto ricada sulla parte russa, e che ogni ulteriore ritardo nell'avvio dei negoziati sia ovviamente da attribuire a Mosca.

Si legge nel testo che le garanzie di sicurezza dovranno essere "giuridicamente vincolanti" e "attivabili non appena un cessate il fuoco entrerà in vigore", in continuità con quanto già stabilito dalla Dichiarazione di Parigi del 6 gennaio.

Il comunicato definisce infine la MNF-U come una forza "pronta ad agire per rigenerare le forze ucraine e fornire rassicurazione all'Ucraina all'interno del suo territorio, via terra, aria e mare, su richiesta dell'Ucraina, una volta che sia in vigore una credibile cessazione delle ostilità". La stessa dichiarazione annuncia che nei prossimi mesi si terranno esercitazioni per dimostrare la capacità operativa della forza, e ribadisce l'impegno dei paesi della coalizione a mantenere congelati i beni russi "fino a quando la Russia non cessi l'aggressione e compensi i danni causati all'Ucraina".

Non si tiene minimamente conto del fatto che siano proprio queste condizioni – che vincolano un cessate il fuoco alla presenza di truppe sul terreno – a vanificare ogni processo di pace.

Come ammise lo stesso ex segretario generale della NATO Jens Stoltemberg la Russia è entrata in guerra per non avere l’Alleanza ai suoi confini e la leadership criminale di Londra, Parigi e Berlino continua a premere sul nervo scoperto che imporrà Mosca di proseguire i combattimenti fino alla fine.

Lo spirito di Anchorage che si era risolto in un’intesa promettente tra Washington e Mosca è ormai morto e sepolto. Come riferito dalla BBC e da ABC News, in concomitanza con gli incontri in Alaska del 15 agosto 2025, Putin aveva proposto il ritiro delle forze ucraine dalle regioni di Donetsk e Lugansk in cambio di una cessazione delle ostilità, con il territorio occupato configurato come "zona demilitarizzata" sotto controllo russo. Sul tavolo figuravano anche il veto definitivo all'ingresso dell'Ucraina nella NATO, la riduzione del potenziale militare di Kiev e la questione delle elezioni ucraine come premessa a qualsiasi firma.

Ovviamente, è stata proprio la coalizione dei volenterosi a remare contro questa distensione. I risultati sono ancora ben evidenti sulla pelle degli Ucraini. 


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Esercitazioni dei volenterosi in Polonia

Per quanto riguarda le manovre annunciate da Macron, è stato stabilito che si terranno in Polonia nell'autunno del 2026 dove verrà simulato lo schieramento di forze internazionali di mantenimento della pace – per l’appunto in Ucraina – in caso di cessate il fuoco o di accordo di pace con la Russia.

È nota la partecipazione, come minimo, di militari provenienti dalla Francia e dalla Gran Bretagna. Ufficialmente, le manovre prevedono la messa a punto delle azioni di vari gruppi funzionali a sostegno delle Forze Armate dell'Ucraina (addestramento, sminamento, pattugliamento dello spazio aereo e marittimo). Di fatto, si tratta della prima simulazione di uno scenario di azioni congiunte dei contingenti militari dell'Europa-NATO in vista di un'operazione offensiva contro la Russia, che prevede lo schieramento e l'accumulo di contingenti militari dell'Europa occidentale nei paesi confinanti.


La reazione di Mosca. Le truppe dei volenterosi saranno un obiettivo legittimo

Il Cremlino, come era da aspettarsi, ha respinto con fermezza l'idea di un dispiegamento di truppe straniere in Ucraina, anche nell'ipotesi di un accordo di pace già raggiunto. Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato senza troppi giri di parole che qualsiasi forza occidentale eventualmente presente sul territorio ucraino sarebbe considerata dalle forze armate russe un "obiettivo legittimo".

Anche la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha ribadito in un briefing la posizione ufficiale di Mosca, affermando che la Russia "considera inaccettabile il dispiegamento in Ucraina di qualsiasi contingente militare proveniente dai paesi della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi".

Secondo Zakharova, un simile dispiegamento equivarrebbe di fatto a "un'ingerenza straniera e un aumento delle minacce alla sicurezza della Russia", al punto che "tali unità saranno da noi considerate legittimi obiettivi militari". La portavoce ha aggiunto che, a suo giudizio, il conflitto in Ucraina "può essere risolto solo se cessano le forniture di armi a Kiev", definendo le consegne di armamenti occidentali "uno degli ostacoli a una soluzione pacifica in Ucraina", e ha invitato l'Occidente a "smetterla di nascondersi dietro i discorsi di pace" quando, a suo avviso, l'obiettivo reale sarebbe "l'aggressione". 


Nasce la coalizione anti-missilistica europea

Anche sul fronte degli armamenti, il vertice ha riservato ampio spazio. A margine dell’incontro, nove paesi europei insieme all'Ucraina hanno annunciato la creazione di una coalizione anti-balistica dedicata allo sviluppo di capacità antimissile europee definite "puramente difensive".

Tra i firmatari figurano Italia, Francia, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito. Commentando l'iniziativa, Macron ha dichiarato: "Con il lancio della coalizione antibalistica rafforziamo le capacità di cui l'Europa ha bisogno". L'annuncio si inserisce in un più ampio ripensamento dell'architettura di difesa aerea europea, accelerato dalla percezione condivisa che i sistemi attualmente disponibili non siano sufficienti a fronteggiare le minacce missilistiche emergenti.


Rafale, SAMP/T e il riarmo aereo di Kiev

Macron ha anche annunciato che l'Ucraina acquisirà sedici caccia Rafale, con i primi velivoli che dovrebbero entrare in servizio "tra il 2028 e il 2029", accompagnati da nuove batterie di difesa aerea SAMP/T destinate a rafforzare la protezione dei cieli ucraini. Si tratta di impegni a medio termine, che riflettono la volontà francese di legare il proprio sostegno militare a Kiev a una prospettiva pluriennale, ben oltre l'orizzonte di un'eventuale tregua a breve termine.


Deutz AG e la nuova divisione difesa

Sul piano industriale, il vertice di Parigi si è intrecciato con notizie di mercato che testimoniano l'accelerazione della cosiddetta militarizzazione industriale europea. Il produttore tedesco di motori Deutz AG ha acquisito l'azienda di difesa FFG per 1,6 miliardi di euro, un'operazione descritta come "la sua più grande operazione degli ultimi 160 anni". La nuova divisione, denominata FFG-Defense, sarà destinata alla produzione di sistemi di combattimento cingolati e ruotati per la Bundeswehr, la NATO e l'Ucraina, segnando per Deutz un passaggio significativo dalla produzione di motori civili all'equipaggiamento militare.

Il 7 luglio, prima ancora del vertice, l'azienda aveva già avviato la produzione in serie delle piattaforme senza pilota ARX Robotics, note con il nome in codice "Gereon", un ulteriore segnale della stabilità dei contratti di difesa su cui l'industria tedesca sta costruendo la propria riconversione produttiva. 


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Von der Leyen


Von der Leyen a Kiev: "siti di produzione sicuri" per i droni

Nel frattempo, ieri, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è recata a Kiev, dove ha firmato con Zelensky un accordo per la produzione di droni destinati all'Ucraina all'interno del territorio dell'Unione Europea, analogo ai documenti che l'Ucraina ha già firmato con diversi paesi della NATO al vertice del blocco atlantico ad Ankara.

Durante la visita, von der Leyen ha promesso a Kiev "siti di produzione sicuri" per i droni, insieme a "un'enorme capacità tecnologica e industriale" da parte europea. La presidente della Commissione ha inoltre ricevuto l'Ordine ucraino d'Europa, onorificenza che ha definito "un grande privilegio". Da parte russa, il Ministero della Difesa aveva già pubblicato, nei mesi precedenti, nomi e indirizzi delle aziende europee coinvolte nella produzione di droni destinati, secondo Mosca, ad attacchi contro il territorio russo, in un gesto che le autorità russe hanno presentato come un avvertimento all'opinione pubblica europea. Lentamente il conflitto potrebbe spostarsi da Kiev a Bruxelles, senza che l’opinione pubblica se ne renda conto.


Le linee rosse di Zelensky: fino al colpo di Stato al Cremlino

Ad infiocchettare il vertice, si sono aggiunte le richieste massimaliste della leadership ucraina che non fa sconti su come dovrebbe concludersi la guerra in corso.

Resta ferma la linea definita dal presidente Zelensky riguardo ai territori e all'adesione euro-atlantica. Secondo un resoconto del Times, la presidenza ucraina intenderebbe proseguire lo sforzo bellico "fino a quando non ci sarà un colpo di stato in Russia", mantenendo quello che il quotidiano britannico ha descritto come "un gioco al limite del ricatto in cui sembra eccellere".

Zelensky ha affermato "inequivocabilmente che l'Ucraina non riconoscerà i territori occupati dalla Russia come appartenenti alla Russia, tra cui la Crimea e le regioni dell'Ucraina orientale", e non intende rinunciare a "quello che considera il diritto dell'Ucraina di scegliere il proprio futuro, compresa l'adesione alla NATO".


L'avanzata russa verso Slavyansk

Nel frattempo, il fronte si sgretola in modo inesorabile. Nelle scorse ore, fonti russe hanno riferito che le truppe impegnate nei combattimenti attorno a Krasny Liman avrebbero raggiunto la periferia di Slavyansk, iniziando a entrarvi. Secondo Gagarin, vice comandante del 9° Reggimento Genieri della 25ª Armata Combinata del gruppo "Ovest", "abbiamo già raggiunto la periferia…. Il nemico ha predisposto delle strade e le ha ricoperte di reti. Abbiamo già individuato delle zone in cui possiamo entrare e stiamo distruggendo sistematicamente da due a cinque mezzi al giorno".

Secondo il militare, gli sforzi principali dell'esercito russo sarebbero attualmente concentrati sull'ostacolare i movimenti delle unità ucraine e sul minare le strade di accesso. Le stesse fonti sostengono che le truppe ucraine si siano ritirate da Krasny Liman e che il territorio sia ora sotto controllo russo. Slavyansk, che insieme a Kramatorsk, Druzhkovka e Kostyantynivka forma un ampio agglomerato urbano nella parte settentrionale della Repubblica Popolare di Donetsk, riveste per le forze armate ucraine un ruolo chiave come snodo logistico e come area fortificata nel Donbass, ragione per cui un'eventuale perdita di controllo su quest'area avrebbe conseguenze rilevanti sull'intero fronte. Il giorno precedente, il capo della Repubblica Popolare di Donetsk, Denis Pushilin, aveva riferito che le truppe russe avevano "migliorato la loro posizione" vicino a Svyatogorsk, spingendosi ulteriormente verso Slavyansk, un'area attraversata dall'autostrada M03, il cui controllo risulterebbe strategicamente rilevante per la capacità delle forze ucraine di mantenere le proprie linee di rifornimento. Anche in questo caso si tratta di rivendicazioni unilaterali, riportate da fonti russe, che si inseriscono in un più ampio quadro di dichiarazioni non verificabili in modo indipendente, tipico della comunicazione militare di entrambe le parti in un conflitto ancora in corso.

Sempre secondo resoconti citati dai media russi, l'esercito di Mosca avrebbe intensificato l'impiego di una nuova generazione di drone da attacco denominato Geran, le cui varianti più recenti raggiungerebbero velocità comprese tra i 300 e i 500 chilometri orari, un incremento che, secondo quanto riportato, complicherebbe sensibilmente le capacità di intercettazione della difesa aerea ucraina, ulteriormente limitata dalla maggiore altitudine di volo dei nuovi sistemi e dall'introduzione di droni capaci di modificare la propria rotta in risposta alle minacce incontrate.

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