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Gli scippatori di San Cristoforo e quelle parole che richiamano la cultura mafiosa

Sebastiano Ardita

Ho letto post e commenti agghiaccianti che riguardano i quattro scippatori bambini di San Cristoforo. Qualcuno si è spinto ad affermare che ha fatto bene Santapaola a fermarli da piccoli. Queste affermazioni sono un modo di manifestare, più o meno inconsapevolmente, la propria preferenza per la cultura mafiosa.

Occorre puntualizzare alcune cose:

1) Molti credono di poter giudicare coloro che hanno commesso reati come meritevoli di morte, a prescindere da tutto, anche della possibilità che possano essere recuperati a vita normale. E applicano questo canone spietato persino ai bambini. E’ esattamente quello che fa la mafia. Non perdona e non conosce umanità.

2) Non decidiamo dove nascere, né chi sono i nostri genitori. Molti bambini nascono da famiglie di criminali, da piccoli vengono istigati alla violenza, spesso picchiati. Non si devono giustificare i loro crimini, ma occorre che chi ha avuto la fortuna di crescere in condizioni di normalità faccia ogni sforzo per aiutare chi non ha avuto questa fortuna.

3) Non è chiaro a tanti che il fenomeno mafioso non è rappresentativo di coloro che vivono nella devianza. Ma li sfrutta, li inganna, li assoggetta e se ne serve per i suoi scopi.
I fenomeni mafiosi nascono spesso dalla necessità di utilizzare come soldati gli emarginati per servizi sporchi da rendere alla società borghese.

4) I cittadini che vivono in onestà, - specialmente quelli che hanno le stesse condizioni di disagio di altri che hanno fatto scelte criminali - meritano rispetto e considerazione. Come nella parabola del figliol prodigo sono i primi a meritare un riconoscimento e l’assistenza sociale. Ma uno Stato che si rispetti deve occuparsi anche di chi ha commesso i reati. Deve garantire pene effettive, non regalare la libertà a chi potrebbe offendere gli altri con altri crimini; ma al tempo stesso preoccuparsi del fatto che costoro possano cambiare. Deve inoltre stare vicino alle famiglie dei detenuti e lavorare per il benessere dei loro figli.
Tutto questo segna un punto di equilibrio tra rigore e umanità - tenendo conto delle condizioni di partenza di ciascuno di noi.
Chi considera il diritto uno strumento di vendetta sociale, di sovvertimento politico, di repressione o di violenza; non ha capito nulla di cosa sia la giustizia all’interno di una nazione civile.
Il nostro paese oscilla tra finti garantisti - che fanno il gioco dei capi delle grandi associazioni mafiose trattando allo stesso modo persone redimibili e professionisti del crimine; - e ottusi giustizialisti che credono di potersi vendicare su altri uomini, alimentando la cultura mafiosa che ritengono di poter combattere con la loro ottusa intransigenza.
La giustizia è umanità. Tutto il resto è mafia…

Tratto da: Facebook